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Italia unita

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(17 Marzo 2011) Enzo Apicella
150° anniversario della costituzione del Regno d'Italia. Cosa c'è da festeggiare?

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Una coccarda rosso sangue!

(18 Marzo 2011)

150° della borghesia italiana.

Noi siamo contro l’Italia, come contro ogni nazione.
Noi siamo contro la patria, come contro ogni patria.
Noi siamo contro la nazione, come contro ogni nazione.
Perchè siamo internazionalisti, cioè contro i nostri padroni!
17 marzo : CONTRO L’ITALIA!

Il 150° dell’unità d’Italia cade in una fase storica in cui la nazione, qualunque nazione, cede peso politico e decisionale al blocco economico di riferimento.
E’ la nuova legge della planetizzazione capitalista, dove l’unità e la decisionalità nazionale viene filtrata, supervisionata e subordinata alle necessità della competizione pluripolare.

Tra coccarde, fanfare, liturgie, ideologismi
e strumentalizzazioni elettoralistiche
si ricompone il quadro di una commemorazione di classe.
UNA COCCARDA ROSSO SANGUE!

Il fattore storico della nazionalità diventa fondamentale all’apparire della forma sociale capitalistica.
Questo è sempre vero, dappertutto, nella fase del processo originario di accumulazione capitalista.
Mentre per noi il mercato nazionale e lo Stato capitalista nazionale centralizzato sono un ponte di passaggio inevitabile alla internazionalizzazione dei blocchi continentali ed alla futura, inevitabile, soppressione di stati e mercato, per i santoni che Marx beffa in Mazzini, Garibaldi, Kossut, Sobietsky, ecc., la sistemazione democratica in Stati nazionali è un punto di arrivo che porrà fine ad ogni lotta sociale.
E’ il sogno di sempre di ogni borghesia nazionale, ancora oggi perseguito, mai raggiunto.
In fondo, al di là del contingentiamo politico ad uso e consumo di polemiche elettoralistiche ( contro la lega secessionista ed antiunitaria o contro i papponi romani e del sud ), e’ il vero fine unitario di tutti gli schieramenti del potere di questa ricorrenza.
Noi che dal 1848 abbiamo la consapevolezza del programma della rivoluzione, diamo la massima importanza alle lotte a carattere nazionale, stabilendone però limiti, condizioni di tempo, di luogo ed eventuali mutazioni e variazioni di uso tattico in rapporto alle nuove condizioni di loro svolgimento.
Se è vero che negare alleanze interclassiste nelle rivoluzioni antifeudali e’ mancanza di capacità dialettica, e’ altrettanto vero che anche in queste rivoluzioni andrebbe mantenuta l’assoluta indipendenza programmatica ed organizzativa del proletariato.





Di certo, il nodo da sciogliere, sempre ed in ogni situazione, e’ la presenza, la preparazione, l’influenza e la determinazione dell’organizzazione autonoma di classe.
E’ con questo sintetico quadro di riferimento teorico che motiviamo la nostra opposizione al 150° dell’unita’d’Italia, una unita’ nazionale costruita sul sangue di tanti pogrom, contadini ed operai.
Un processo che, seppur nei tempi lunghi ed in forme e pesi ancora squilibrati, formera’, insieme alla borghesia nazionale e nel sangue delle popolazioni “briganti” del sud, un primo proletariato industriale, concentrato nelle future metropoli del nord.

Il carattere élitario del “movimento risorgimentale” nei suoi esiti ultimi ebbe come effetto un notevole ritardo nella “nazionalizzazione delle masse”, nonostante il bagno di sangue, nonostante i due strumenti della scuola e della leva obbligatoria.
Nemmeno il massacro imperialista della prima guerra mondiale, né il ventennio Mussoliniano portarono a compimento una vera unità nazionale, determinando, anche nella versione ideologica dell’opportunismo politico e sindacale, l’eterno ritorno della “questione meridionale”.
La formula dello Stato unitario accentrato che alla fine prevalse trovò una corrispondenza tra gli interessi espansionistici dei Savoia, di alcuni imprenditori e finanzieri, e l’ideologismo neogiacobino di garibaldini e mazziniani, ma risultò incongrua con la storia le strutture e le istituzioni preesistenti, dando origine da un lato alla colonizzazione sfruttatrice del sud, dall’altra alla meridionalizzazione di buona parte delle strutture pubbliche del giovane regno.
Colonizzazione, sfruttamento e meridionalizzazione tuttora vigenti.

150 anni di dominio dello stato borghese italiano che ha proseguito, insieme al “tranquillo” sfruttamento del lavoro salariato, con le stragi e con le bombe.
150 anni di potere della borghesia italiana che non hanno impedito la formazione di un proletariato autoctono, la sua concentrazione nelle metropoli cittadine, la sua odierna contaminazione migratoria.
150 anni in cui una rivoluzione borghese non ha ancora prodotto una rivoluzione proletaria, ma ha prodotto lotte, esperienze, tentativi di organizzazione anche rivoluzionaria, tante sconfitte, alcune vittorie.
Ha prodotto la sezione italiana dell’internazionale comunista: il partito comunista d’Italia, la resistenza armata antifascista, le grandi battaglie sindacali degli anni ’60, il decennio sovversivo dei ’70, e poi il lungo riflusso ad attraversare la ristrutturazione, la ripresa e la crisi capitalista.
Lotte e riflussi che hanno provato e deluso migliaia di militanti, scavalcato intere generazioni, ma che hanno anche formato ed indurito avanguardie operaie irriducibili ormai coscienti della lezione storica di questi 150 anni.

Alla loro rivoluzione non è automatico segua la nostra.
Solo l’organizzazione autonoma di classe darà seguito a questa speranza.
A questo stiamo lavorando.
E’ il nostro modo di “fare la festa” ai 150 anni d’Italia.


17 marzo 2011

C O M B A T
Associazione marxista Unita’ comunista

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