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TPL: un Contratto insufficiente, ora la parola ai lavoratori

il 29-30-31 Gennaio, Referendum FILT/CGIL

(28 Gennaio 2004)

L’Area programmatica LAVORO SOCIETA’ della FILT/CGIL, riconferma il giudizio negativo sull’ipotesi di accordo per il rinnovo del 2° biennio contrattuale degli autoferrotranviari, del 20 dicembre.

Infatti, l’aumento salariale di 81 euro e di 970 euro di una tantum, non solo non salvaguarda il potere di acquisto dei salari ma non recupera neanche l’inflazione programmata. L’intesa non rispetta neppure l’accordo del Luglio del ’93 e il ruolo del contratto nazionale, ne esce comunque ridimensionato.

Questa vertenza ha reso visibile ed evidente la questione salariale nel nostro paese, la drammaticità della perdita del potere d’acquisto dei salari e delle pensioni. E’ evidente l’anomalia della vertenza dei tranvieri, chiusa, infatti, dopo due anni dalla scadenza contrattuale e dopo 9 scioperi nazionali, con una riforma sostanzialmente fallita e con molte aziende in dissesto.

La responsabilità del Governo e anche delle Regioni, dei comuni, delle aziende è evidente: è stato smantellato qualsiasi strumento di programmazione dei trasporti e il Governo colpevolmente, non incrementa da anni il fondo nazionale dei trasporti.

La vertenza del TPL, ha assunto una visibilità nazionale in particolare dopo i blocchi dei trasporti e le iniziative di sciopero senza il rispetto delle regole, frutto dell’irresponsabilità’ delle controparti colpevoli dell’esasperazione di un’intera categoria dopo due anni di attesa, ma è apparso evidente il preciso tentativo del Governo, delle controparti, di alcune importanti regioni, e di parte delle organizzazioni sindacali in particolare la CISL – come a Milano per l’ATM - di utilizzare la giusta esasperazione dei lavoratori per far saltare il contratto nazionale e per sostituirlo con accordi territoriali o regionali fondati su differenze salariali tra territorio e territorio. Un ritorno alle gabbie salariali, in questo senso, fermo restando l’insufficienza del recupero salariale, si mantiene la centralità del contratto nazionale contro la trappola e la scorciatoia di accordi territoriali o regionali che puntavano a disarticolare la categoria.

Vanno respinte tutte le provocatorie iniziative volte a comprimere ulteriormente il diritto di sciopero attraverso un’inasprimento della legge che regola lo sciopero stesso e in questo senso non sono accettabili ritorsioni penali o disciplinari nei confronti dei lavoratori che hanno partecipato agli scioperi.

Per quanto riguarda le prospettive future avanziamo quattro ordini di questioni:

- riteniamo che l’aumento salariale previsto, sia insufficiente, e vada considerato un acconto sul pregresso, che andrà recuperato contrattualmente nella piattaforma per il rinnovo del CCNL scaduto il 31.12, per evitare il consolidamento nel tempo della perdita salariale;

- la piattaforma contrattuale dovrà assumere come punto decisivo e centrale il problema delle differenze retributive dei lavoratori giovani assunti, e recuperare situazioni contrattuali caratterizzate da doppi regimi tra giovani e anziani, perché a parità di lavoro deve corrispondere parità di salario e va rivendicata la riduzione di orario di lavoro in particolare per le aziende private;

- aprire vertenze aziendali, anche nelle aziende private, che senza scambi peggiorativi della normativa contrattuale, rivendichino salario aggiuntivo (e non il recupero dell’inflazione che deve essere fatto per tutti a livello nazionale) e intervengano con un’inversione di tendenza rispetto alle differenze normative e salariali per i nuovi assunti, dove esistono accordi locali discriminatori;

- va posto il problema del rilancio del settore del trasporto pubblico locale, mettendo a disposizione le necessarie risorse. Si tratta di una questione su cui impegnare immediatamente il Governo, Regioni, Comuni e le aziende, trovando le risorse non solo per coprire i costi contrattuali, ma per veri investimenti nel settore per contrastare le tendenze alla privatizzazione e allo smembramento delle aziende.

Abbiamo sempre sostenuto la necessità di sottoporre a referendum la validazione dell’ipotesi d’accordo da parte di tutti i lavoratori, proprio perché in questo caso la “forma è sostanza”, e non si è giunti colpevolmente ad una scelta unitaria, a causa dell’opposizione da parte della CISL; questa scelta è particolarmente grave perché nel settore dei trasporti, questo strumento si è già utilizzato unitariamente, in ultimo per il contratto dei ferrovieri. Per il futuro ogni piattaforma e accordo dovranno essere sottoposti al voto vincolante di tutti i lavoratori.

Valutiamo importante la posizione della FILT/CGIL, di confermare la scelta del Referendum nei giorni 20-30-31 gennaio, tra i propri iscritti in base allo statuto e il cui esito sarà ovviamente considerato vincolante. La scheda del referendum, conterrà tre quesiti in un’unica domanda, Lavoro Società, ha criticato questa scelta, perché era necessario separare una valutazione sulle conclusioni dell’ipotesi d’accordo, rispetto alle prospettive indicate nel quesito dalla FILT e condivisibili, rispetto all’apertura di un confronto con il Governo sulle risorse strutturali per il TPL e sulla necessità di recuperare contrattualmente le gravi insufficienze economiche. Ora la parola deve passare a tutti i lavoratori, che sollecitiamo a partecipare alla consultazione referendaria.

Alla luce di queste considerazioni l’Area di Lavoro Società, ha confermato il giudizio di insufficienza dell’ipotesi d’accordo sottoscritta e da un’indicazione di voto negativo nel referendum sul 2` biennio contrattuale.

26 gennaio 2004

LAVORO SOCIETA’ Area programmatica in FILT/CGIL Nazionale

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