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La ‘No fly zone’ dei liberatori cannibali

(20 Marzo 2011)

miliziani anti gheddafi

Tutto può raccontare il democratico Obama tranne che l’intervento Nato di queste ore, seguito al via libera dell’Onu, sia rivolto a favore del popolo libico. La ‘No fly zone’ richiesta a gran voce dall’intero fronte dell’omologazione politica occidentale è lanciata contro Gheddafi e i suoi sostenitori, ma a medio termine potrà rivolgersi contro gli stessi oppositori del raìs. Nell’immediato essi ne trarranno un indubbio giovamento, potranno resistere alla controffensiva lealista ma - al di là di qualche Mirage simbolicamente abbattuto – non si sa se i ribelli saranno in grado per organizzazione e armamenti di proseguire una guerra civile pur di bassa intensità. Però quello che vale per i presunti trascorsi rivoluzionari del colonnello islamico è lo specchio della sedicente garanzia democratica incarnata da Tornado e F16. La storia dell’interventismo occidentale ripete il falso e retorico copione con cui sosteneva di difendere le popolazioni kosovare ovvero combattere Bin Laden in Afghanistan oppure stabilire la democrazia in Iraq. Falsità. Alle forze occidentali non è mai interessato nulla di quelle popolazioni, interessavano invece per ragioni strategico-militari, energetiche, commerciali i loro territori. Stati Uniti e una servile Unione Europea con l’intervento armato hanno colto l’occasione per liberarsi, o provare a farlo, di leader avversari, un tempo amici, diventati ingombranti e non più gestibili. Gheddafi è l’ultimo d’una serie infinita, anche se per lui vale una prassi contraria: per decenni nemico giurato di Washington, ma anche di Londra e Parigi, è ultimamente diventato un partner d’affari e di controllo sociale.

Differentemente dagli altri governanti-padroni del Maghreb Gheddafi ha dalla sua dei vantaggi: un Paese poco popolato e tuttora privo d’uno spirito nazionale per quel radicamento delle tribù cui lui stesso ha offerto sponda ricevendo la contropartita del ruolo di arbitro-sovrano, dopo che l’icona di guida rivoluzionaria era rimasta solo nelle intenzioni e sulle pagine del famoso Libro Verde. Nella resa dei conti interna di queste settimane, può farsi forte della fedeltà di quei reparti di polizia privata, costruita con la maniacale meticolosità del governante trasformatosi in capo clan, ai quali si sono aggiunte truppe prezzolate interne ed esterne. I fondi di cui dispone lo avvantaggiano rispetto agli insorti che possono anch’essi (le notizie da un fronte estremamente mobile sono generiche) utilizzare bande mercenarie, sicuramente però meno armate e strutturate paramilitarmente. Limitare con la ‘No fly zone’ la possibilità che i caccia di Gheddafi bombardino la Cirenaica è un’evidente realtà, ma lo scontro di terra potrebbe proseguire. Allora le Forze Nato - che Obama, Cameron e Sarkozy sostengono non interverranno in nessun caso sulla terra libica - rimarrebbero a guardare? Chi può crederci? Non i libici bensì i pozzi di quella terra interessano al mercato europeo che aveva sdoganato Gheddafi per far sorridere le proprie aziende (ciascuno le sue, l’Italia ha Fiat, Eni, Finmeccanica, Impregilo e molte altre), gli consentiva d’arricchirsi personalmente dietro il meschino paravento delle decine di Lybian: Investment, Development, Foreign Company e quant’altro. Oggi i partner cannibali vogliono disfarsi del raìs come hanno fatto con Saddam Hussein. Al popolo libico Gheddafi non serve, non servono neppure i protettori di un neocolonialismo che si ripresenta in armi.

18 marzo 2011

Enrico Campofreda

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