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Bombardamenti in Libia

Bombardamenti in Libia

(24 Giugno 2011) Enzo Apicella
Il ministro Maroni: ”Stop a soldi per bombardamenti in Libia, più risorse per il Viminale”

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(Imperialismo e guerra)

Nessuna complicità con l’intervento militare contro la libia

Fermare i bombardamenti della N.A.T.O.

(20 Marzo 2011)

Lunedi 21 marzo 2011 ore 17.30 presidio in piazza XX settembre (di fronte al Comune di Pisa)

La risoluzione ONU n. 1973 , evidenzia come per gli Stati Uniti e per le potenze europee la posta in gioco in Libia non sono i diritti del popolo libico quanto gli abbondanti giacimenti e rifornimenti di petrolio e gas. Un obiettivo strategico, di fronte all’acutizzazione della crisi economica internazionale e dalla inevitabile escalation dei prezzi energetici.

Di fronte agli aerei e alle navi militari che stanno bombardando la Libia per "proteggere i civili", non ci si può che indignare ricordando come niente di tutto questo fu messo in campo mentre le forze armate israeliane bombardavano senza pietà la popolazione palestinese rinchiusa nella gabbia di Gaza tra il 2008 e il 2009 (1.400 i morti, la metà civili inermi, quasi il quadruplo delle vittime di queste settimane in Libia). Due pesi e due misure? No, complicità con i crimini di guerra e interessi strategici su gas e petrolio che prevalgono sistematicamente su ogni diritto umano e dei popoli.

L’intervento militare delle potenze della NATO in Libia – le cui avvisaglie erano già state anticipate dall’utilizzo sul terreno di guerra di commandos e consiglieri militari occidentali - suona inoltre come monito e minaccia anche contro i movimenti popolari in Tunisia, Egitto, Algeria, i quali hanno avviato processi di cambiamento importanti, ma i cui esiti rappresentano ancora un’incognita per gli interessi delle multinazionali statunitensi ed europee e per gli interessi geopolitici delle varie potenze.

Il futuro della Libia potrà anche fare a meno della leadership di Gheddafi e del suo inconseguente “anticolonialismo”, ma è del tutto inaccettabile che questo futuro sia ipotecato dagli interessi materiali e strategici degli Stati Uniti e dell’Unione Europea sulle risorse energetiche del paese e non dalla decisione della popolazione e dalle aspirazioni democratiche.

Non intendiamo essere in alcun modo complici dell’aggressione militare degli USA, delle potenze europee o dell’ONU contro la Libia.

L’atteggiamento delle forze politiche italiane di fronte alle vicende libiche ha visto un ribaltamento di ruoli molto indicativo: mentre il governo Berlusconi tentennava di fronte al venir meno dell’alleato d’oltremare, il PD si stracciava le vesti a favore di una mobilitazione contro il regime di Gheddafi. Atteggiamento che si è trasformato in una nuova maggioranza di governo in politica estera, con la defezione della Lega Nord. Dell’ultim’ora l’allineamento del “narratore” Niki Vendola alla maggioranza favorevole alla “No Fly Zone”. L’Italietta bipartisan si adegua, concedendo territori e basi per i bombardamenti sulla Libia.

In Libia non occorrono bombardieri, ma un effettivo “cessate il fuoco” e l’avvio di una conciliazione tra le fazioni in conflitto. Ciò potrà avvenire solo attraverso l’autorevolezza di una proposta fatta da soggetti neutri e disinteressati alle vicende interne libiche, non certo dalle bombe della NATO.

Contro la nuova guerra nel Mediterraneo
Contro i complici dell’intervento militare “umanitario” in Libia
No all'uso delle basi militari in Italia per l'aggressione contro la Libia.

Rete dei Comunisti - Pisa / Associazione “Comunisti Uniti” Pisa

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