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(1 Dicembre 2011) Enzo Apicella

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Piaggio: un accordo da non sottoscrivere

(21 Marzo 2011)

anteprima dell'articolo originale pubblicato in www.cobas.it

E’ sempre più chiaro che Fim/Cisl, Uilm/Uil e Ugl sono parte integrante della strategia anti-operaia di Colaninno e agiscono per dividere i lavoratori, imponendo loro un diktat deciso dall’azienda e spacciato per accordo.

I risultati di quest’ “accordo” sono: una pesante perdita di posti di lavoro (400, con indennità di mobilità) “in cambio” di 262 stabilizzazioni, contrabbandate per “nuove” ma in realtà già previste dall’accordo del 2009; l’intensificazione dei ritmi lavorativi; l’aumento dei carichi di lavoro; i danni conseguenti alla salute fisica e mentale; il futuro sempre più incerto a causa delle manovre di speculazione finanziaria e dei trasferimenti produttivi all’estero, che sono lo sport preferito del “patron” di Pontedera. D’altronde, niente di positivo, nemmeno in Piaggio, c’era da aspettarsi da Cisl, Uil e Ugl, le quali, mentre stragiuravano che non avrebbero ripetuto altrove l’accordo-capestro di Pomigliano, lo stavano già diffondendo dappertutto, anche nel pubblico impiego, con la benedizione di Marchionne, Marcegaglia e Brunetta.

I dirigenti della Fiom/Cgil provinciale, regionale e nazionale (col suo segretario generale Landini in prima persona sul “Tirreno” del 20 marzo) vogliono far credere che ciò che sta avvenendo in Piaggio non segua il medesimo copione di Pomigliano e Mirafiori, rispetto a cui lo stesso Landini tanto aveva fatto per apparire intenzionato a non transigere, quando, invece, è chiaro che il progetto Colaninno (significative le sue sparate contro il contratto a tempo indeterminato) è figlio di quello di Marchionne e che cambiano solo i tempi e i passaggi per realizzarlo.

Altra coincidenza, a Torino come a Pontedera, Comuni ambedue amministrati dal centro-sinistra, è il comportamento del PD, il quale non se l’è fatto dire due volte di schierarsi dalla parte del padrone, esortando gli operai a essere “responsabili”, cioè a subire un peggioramento senza precedenti delle loro condizioni di lavoro, di vita, di salute, a rinunciare ai loro diritti. Tanto, Chiamparino a Torino e Millozzi a Pontedera per fare il sindaco mica devono recarsi in fabbrica a lavorare in linea!

I dirigenti Fiom, pure messi alle strette dalla combattività operaia con scioperi e assemblee e dalla maggioranza dei delegati Fiom in RSU (di cui due dimissionari per protesta), hanno deciso di firmare l’accordo nell’eventualità che dalle assemblee o dal referendum, grazie al voto impiegatizio, esca vincente il SÌ, andando così a unirsi ai sindacati complici. E, intanto, attaccano frontalmente a mezzo stampa i loro delegati, come ha fatto il 17 marzo il segretario regionale (tal Faticanti).

Strano: a Pomigliano e a Mirafiori, dove al referendum sull’accordo anti-operaio aveva vinto il SÌ, estorto (come potrebbe succedere in Piaggio) col ricatto di un futuro aziendale e occupazionale compromesso, la Fiom non aveva firmato!

Mobilitare le intelligenze degli operai e delle operaie e di tutti gli altri lavoratori, orientandoli a guardare oltre l’eventuale loro piccolo interesse personale o la loro eventuale poco nobile tentazione di compiacere a qualche esponente della gerarchia aziendale, è oggi un compito decisivo dei militanti sindacali che in Piaggio si sono resi protagonisti della lotta contro quest’accordo-truffa.

Questo comunicato Cobas vuole essere un contributo al loro impegno in una vicenda che, insieme alla questione sindacale e lavorativa, ha come posta in gioco la difesa intransigente della dignità di chi lavora.

CONFEDERAZIONE COBAS PISA

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