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No alla guerra Nato

No alla guerra Nato

(9 Aprile 2011) Enzo Apicella
Pressioni USA sull'Italia per un intervento attivo nella guerra in Libia

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Per favore, non siate mai umanitari con me!

(21 Marzo 2011)

anteprima dell'articolo originale pubblicato in ciptagarelli.jimdo.com

"bombe umanitarie"

foto: ciptagarelli.jimdo.com

Per attaccare l’Iraq mentirono sull’esistenza di armi chimiche, lanciarono le loro bombe implacabili e questo oggi è un paese distrutto, con centinaia di migliaia di morti e una miseria atroce.
In Libia mentono di nuovo quando non ascoltano le richieste di cessate il fuoco. Il governo libico ha offerto un dialogo e ha chiesto che intervenissero osservatori imparziali a Bengasi, per constatare quello che succede.

Ma niente, assolutamente niente, è servito, una volta che i signori della guerra hanno deciso che l’invasione è più redditizia della pace. Perché avevano già deciso prima di armare quelli che subito i media hanno battezzato “ribelli”, quando invece chiamano sempre terroristi quelli che protestano.

Ma perché, si domanda una cittadina attonita, non “aiutano” mai i ribelli del Bahrein, dello Yemen, della Palestina, della Colombia, di tanti paesi su cui si abbattono vere dittature? E’ strano e mi riempie di dubbi.

Sono le loro guerre, non le nostre. Di questo non ho il minimo dubbio.

Nessun cittadino decente accetterebbe la quota di morte che ci stanno imponendo.

Governi come i nostri, che mentono e sono corrotti dal basso all’alto, non meritano la fiducia di nessuno. E meno ancora la fiducia che chiedono in nome di “democrazie” che non rappresentano alcun modello di democrazia per alcun popolo con due dita di cervello. Democrazie degli oligarchi, dei cortigiani, di piagnucolose parlamentari sedute in poltrona che balbettano risposte a crisi inventate per i guadagni delle banche di cui abbiamo pagato i debiti. Mai le banche hanno guadagnato tanti soldi come in questi anni di super-sfruttamento dei lavoratori. Ipoteche che sono un furto a mano armata. Svuotamento degli investimenti sociali accaparrati dalle mafie autonome. Leggi sul lavoro ingiuste e privatizzazione costanti della salute, dell’educazione e di tutti i diritti sociali per cui tanti hanno lottato prima di noi. O sono forse capaci di governare – uno qualsiasi dei due partiti che si alternano in questo sinistro ping pong – senza la corruzione continua come appoggio, senza il disastro economico prodotto dalla concentrazione della ricchezza ogni volta in meno mani?!

Questo è il sistema democratico in cui viviamo. Al momento di investire, non lo fanno nel creare lavoro e condizioni sociali degne ma in guerre che arricchiranno solo i padroni delle grandi imprese petrolifere, a cui continueremo a pagare ogni giorno più cari la benzina, la luce e il gas per le nostre case. O non è stato ed è ancora così?

Io non voglio essere umanitaria e non voglio che nessuno lo sia con me, né con la gente della mia città e del mio quartiere.

Che non ci ingannino coi loro discorsi morali. Agiscono con la più assoluta immoralità e si deve guardare in faccia i problemi di questa crisi di accumulazione capitalista, che ci pesa addosso con la perdita del diritto fondamentale al lavoro e nelle bollette di tutti i mesi.

La guerra, le spese belliche, l’enorme spreco umano di vite, non solo approfondiranno la crisi ma daranno loro ancora più armi per continuare a saccheggiare quelle risorse naturali che non sono capaci di produrre nei loro paesi. I governi non sono altro che amministratori delle grandi imprese. E le imprese hanno bisogno di mano d’opera a basso costo e prezzi alti per i prodotti essenziali. O non è stato ed è ancora così?

E’ il momento di riflettere sulla nostra stessa forma di vita. Il Giappone lo sta dimostrando con la massima chiarezza. Disastri nucleari annunciati, disastri che sono il risultato di un sistema basato solo sul massimo profitto per pochi.

Ma hanno bisogno di noi come gregge, questo gregge confuso da un’informazione perversa che impedisce di pensare. Gregge confuso, gregge obbediente. Abituato a obbedire per non perdere le briciole che cadono dalla tavola del padrone, quando vuole il padrone e non per diritto. Questa è la nostra democrazia? E’ questo che pretendiamo di insegnare ai popoli che soffrono il doppio sfruttamento del saccheggio e della guerra? Questi signori “libereranno” i popoli da dittatori con cui hanno fatto buoni e succulenti affari fino a ieri?

Nei loro paesi sono incapaci, incapaci di organizzare un’economia indipendente dalle risorse naturali che saccheggeranno in queste guerre. Si battono contro i nostri giovani quando questi occupano una casa, si battono contro i lavoratori che esigono il diritto al lavoro, ma sono assolutamente incapaci di creare fonti di lavoro, perché vogliono solo grandi dividendi, avventure di guerra che diano grandi dividendi per pochi, e che non abbasseranno i prezzi delle nostre bollette anche se guadagneranno di più grazie al crimine.

Oltretutto sono incapaci di dire la verità e di giocare con onestà la carta della pace, le uniche cose che interessano a noi, che non abbiamo niente da perdere.

Usano vecchi discorsi, terribili menzogne, e queste menzogne cadono come verità sulla cittadinanza che non vuole trovarsi implicata in questa nuova guerra, in questo nuovo massacro di popolazione civile in un altro paese. Uno di più.

La chiesa tace e acconsente. L’intellettualità dipendente – per non dire ingrassata all’ombra del – potere parla di “male minore”.

Ma noi, uomini della strada, precarizzati dal capitale, disorganizzati perché i sindacati si sono allineati alle organizzazioni dei padroni più e più volte, perché i partiti politici non sanno fare altro che discorsi parlamentari inamidati, noi cittadini di questo paese non vogliamo petrolio macchiato di sangue. Non vogliamo questa guerra e ad essa ci opponiamo, perché sappiamo che si tratta di un affare perverso degli stessi ci sfruttano e ci derubano giorno dopo giorno.

Ogni popolo è sovrano e deve trovare la sua strada. Nessuna invasione è giustificata. E neppure si può sostenerla, né moralmente né giuridicamente.

Cosa succederebbe se una provincia, una regione, un gruppo umano decidesse di separarsi dal governo centrale di Spagna? Se questo gruppo fosse stato armato per interessi coloniali, perché sotto la sua terra si trova molto petrolio, molto carbone o quel che è? Supponiamo, giochiamo a fare un’ipotesi. Obama, Sarkozy e gli altri, appoggiati da quel circo show chiamato ONU-NATO, avrebbero il diritto di bombardare tutto il territorio nazionale – comincerebbero con Madrid, con qualche tonnellata di quei bei missili notturni – per impadronirsi di quella provincia, regione o paese ricco di minerali e di risorse strategiche? Sto facendo ipotesi. Sto pensando all’uguaglianza di condizioni. Sto pensando a cosa è giusto e cosa non lo è secondo la legalità internazionale. Non si possono violare le leggi fuori e pretendere che non si faccia lo stesso con noi. Non si può spezzare così la legalità internazionale.

Cosa fa l’emulo dei cowboys, il nanetto dell’Eliseo, mostrando quel petto da vecchio pavone?

Che fa il sopracciglio che promise mai più guerre, dopo l’11 Marzo? (1)

Che fa il nero bianco che promise cambi, pace, salute e educazione? Che fa con Guantanamo e con New Orleans, e con i suoi 40 milioni di cittadini precari disoccupati? Ognuno dei suoi aerei e dei suoi missili potrebbero servire a dar da mangiare a molta gente, ad aprire cooperative di alimentari, a migliorare la salute, a seminare la terra, a cambiare l’energia nucleare con energie pulite. Ma chi comanda? I signori delle industrie della guerra.

Nessuno serve a niente. Quale sia il colore, sono tutti semplici impiegati dell’industria della guerra, che è l’industria della morte, un monopolio che ci distrugge, ci rende complici di un crimine, questo sì umano, più che umano e non umanitario, questa parola meschina, questo odioso eufemismo con cui chiamano i bombardamenti sopra i civili disarmati.

(*) Scrittrice e artista ispano/argentina.

(1) Si tratta delle dichiarazioni di Zapatero, appena vinte le elezioni dopo l’attentato terroristico di Atocha.

(traduzione di Daniela Trollio Centro di Iniziativa Proletaria “G.Tagarelli”)

Sara Rosemberg (*) – 21 marzo 2011; insurgente.org

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