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Il volto "umanitario" dei paesi occidentali. Bombe all'uranio impoverito sulla Libia

Uranio impoverito: strano modo di proteggere i civili libici

(28 Marzo 2011)

anteprima dell'articolo originale pubblicato in ciptagarelli.jimdo.com

Il volto "umanitario" dei paesi occidentali. Bombe all'uranio impoverito sulla Libia

foto: ciptagarelli.jimdo.com

“I missili che portano rivestimenti di uranio impoverito si adattano perfettamente alla definizione di arma sporca … Io direi che si tratta dell’arma perfetta per ammazzare montagne di persone”.

Marion Falk, esperta di fisica chimica (pensionata), Laboratorio Lawrence Livermore, California, USA.

Nelle prime 24 ore di attacco alla Libia, i B-2 degli USA hanno buttato 45 bombe di 2.000 libbre di peso ognuna (qualcosa meno di 1.000 chili). Queste enormi bombe, insieme ai missili Cruise lanciati da aerei e navi britanniche e francesi, avevano punte in uranio impoverito.

L’uranio impoverito è un prodotto di scarto del processo di arricchimento dell’uranio. Si utilizza nelle armi e nei reattori nucleari

Poiché è una sostanza molto pesante - 1,7 volte più densa del piombo - ha molto valore per l’esercito data la sua capacità di attraversare veicoli blindati e muri. Quando un’arma che ha una punta di uranio impoverito colpisce un oggetto solido, come una parte di un carro armato, penetra attraverso di esso e poi scoppia, formando una nube incandescente di vapore. Il vapore si deposita come polvere, una polvere che non solo è velenosa ma anche radioattiva.

Un missile con uranio impoverito quando colpisce si brucia a 10.000°. Quando raggiunge un obiettivo, il 30% si frammenta in schegge. Il restante 70% evapora generando tre ossidi altamente tossici, compreso l’ossido di uranio. Questa polvere nera rimane sospesa nell’aria e, a seconda del vento e delle condizioni climatiche, può viaggiare a grandi distanze.

Se pensate che l’Iraq e la Libia sono molto lontani, ricordatevi che le radiazioni di Chernobyl arrivarono fino in Galles.

E’ molto facile inalare particelle minori di 5 micromillesimi di diametro, che possono restare nei polmoni o in altri organi per anni. Questo uranio impoverito inalato può causare danni renali, cancro ai polmoni e alle ossa, disturbi alla pelle, disturbi neurocognitivi, danni cromosomici, sindrome da immunodeficienza e strane malattie renali e intestinali. Le donne incinte che vengono esposte all’uranio impoverito possono partorire bambini con difetti genetici.

Una volta che la polvere si vaporizza, non è il proprio caso di sperare che il problema possa risolversi velocemente. Come emissore di particelle alfa, l’uranio impoverito ha una vita media di 4.500 milioni di anni.

Nell’attacco durante l’operazione “Shock and Awe” contro l’Iraq, vennero gettate – solo su Bagdad – 1-500 bombe e missili. Seymur Hersh (1) ha affermato che, da solo, il Terzo Stormo dell’aviazione dei Marines aveva gettato più di “cinquecentomila tonnellate di munizioni”. E tutta questa roba aveva ogive all’uranio impoverito. Al Jazeera affermava che le forze d’invasione statunitensi hanno buttato 200 tonnellate di materiale radioattivo contro edifici, case, strade e giardini di Bagdad.

Un giornalista del Christian Science Monitor portò un contatore Geiger in zone della città che aveva sofferto una dura pioggia di artiglieria delle truppe statunitensi. Trovò livelli di radiazioni tra 1.000 e 1.900 volte oltre il livello normale in zone residenziali. Con una popolazione di 26 milioni di abitanti, questo significa che gli USA hanno buttato una bomba da 1 tonnellata ogni 52 cittadini iracheni, cioè circa 20 chili di esplosivo a persona.

William Hague (Segretario di Stati per gli Affari Esteri britannico) ha detto che andavamo in Libia “a proteggere i civili e le zone abitate dai civili”. Non dovete guardare molto lontano per vedere chi e che cosa si sta “proteggendo”.

Nelle prime 24 ore, gli “Alleati” hanno speso 100 milioni di lire sterline in munizioni dotate di rivestimento all’uranio impoverito.

Un rapporto sul controllo degli armamenti realizzato nell’Unione Europea affermava che i suoi stati membri avevano concesso, nel 2009, licenze per vendere armi e sistemi di difesa alla Libia per un valore di 333.657 milioni di euro. La Gran Bretagna ha concesso alle industrie militari licenze per vendere armi alla Libia per un valore di 24.700 milioni di euro e il Colonnello Gheddafi ha pagato anche perché i SAS (sigla in inglese per i corpi speciali del Servizio Speciale Aereo inglesi) venissero inviati a istruire la sua 32° brigata.

Scommetto che per i prossimi 4.500 milioni di anni, William Hague non andrà in vacanza in Nord Africa.

David Wilson è un Giornalista statunitense, vinse il premio Pulitzer per aver denunciato e documentato il massacro di My Lai durante la guerra in Vietnam.
(traduzione di Daniela Trollio Centro di Iniziativa Proletaria “G. Tagarelli”)

David Wilson (Stop the war Coalition), da: cubadebate.cu, 27.3.2011

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