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(13 Aprile 2011) Enzo Apicella

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(Imperialismo e guerra)

La sconfitta di Berlusconi e la vittoria di Pirro di Sarkozy

(31 Marzo 2011)

anteprima dell'articolo originale pubblicato in www.webalice.it/mario.gangarossa

La consultazione sulla Libia, avvenuta il 28 marzo tra Stati Uniti, Francia, Gran Bretagna e Germania, con l’esclusione dell’Italia, costituisce un altro smacco per la politica di Berlusconi-Frattini. Il mancato invito all’Italia non è casuale, è uno dei tanti segni che l’imperialismo italiano sta uscendo perdente dalla vicenda libica, e che l’accesso alle risorse di quel paese, verso le quali l’Italia aveva una corsia preferenziale, sarà assai più difficile. Nella polemica, Cicchitto, presidente dei deputati del Pdl, è costretto a fare ammissioni che svelano il carattere brigantesco della cosiddetta spedizione “umanitaria”, anche se cerca di salvare la faccia di Berlusconi: “E' chiarissimo che nella vicenda libica c'è anche l'inquietante componente costituita da una politica neocolonialista e di potenza da parte della Francia di Sarkozy che gode in Italia anche della copertura di un settore della sinistra e del giornale “La Repubblica” che sono pronti a sostenere chiunque sia contro Berlusconi”. “Al centro della partita non c'è alcun interesse reale da parte francese nei confronti della salvezza dei cittadini libici, ma precisi interessi economici e di politica di potenza ... Il problema è che precise forze politiche, economiche, finanziarie e il governo francese non vorrebbero che il governo Berlusconi svolga una reale funzione di pace a favore del popolo libico e che tuteli gli interessi delle nostre imprese che invece taluni vogliono scalzare”.

Il malcontento per la guerra è evidente e il governo, con una vasta campagna propagandistica, tende a riversare tutta la colpa sui governi imperialistici concorrenti, al fine di scaricare all’esterno le tensioni interne al paese. E’ necessario individuare precocemente questi trucchi di regime, per evitare che i lavoratori cadano ancora una volta in questa trappola nazionalistica.

Berlusconi scarica tutte le responsabilità della guerra su Sarkozy e Cameron: “I nostri aerei non sparano e non spareranno”, sostiene. Avrebbero solo la funzione di accecare i radar. Ma, ammesso che sia vero, questo non elimina affatto la responsabilità. E’ come se un imputato di omicidio si difendesse così: “Ho solo gettato uno spray urticante negli occhi della vittima, poi ho lasciato a un altro il compito di ucciderlo”.

Sulla Stampa si descrive un Berlusconi costretto all’intervento: “A trascinarlo «obtorto collo» sarebbero stati Franco Frattini, Gianni Letta e Ignazio La Russa. Con l’autorevole sponda del presidente della Repubblica Napolitano...” “E poi - ragiona Berlusconi - è mai possibile che il nostro interesse è portare democrazia e libertà sempre nei Paesi dove c’è il petrolio? Allora se dovessimo seguire questo criterio dovremmo dichiarare guerra a mezzo Medio Oriente...”. Insomma, il premier si sente trascinato dentro una missione che non riesce a sentire propria, che non corrisponde a una vera finalità di pace, ma è solo legata a interessi economici e di egemonia politica nel Mediterraneo. Angosciato per quello che potrà accadere a Gheddafi per il quale teme una fine come quella che è toccata a Saddam Hussein”.

In realtà, all’inizio il governo poteva rifiutare l’uso delle basi, in quanto la Nato non era ancora ufficialmente coinvolta nella spedizione. Il premier turco Erdogan, ad esempio, si è attenuto alla norma per cui la Nato può intervenire militarmente solo se un paese alleato è attaccato. Invece, il nostro governo è corso ad arruolarsi tra i volenterosi, insistendo perché la Nato fosse direttamente implicata. Lasciando intendere di essere stato trascinato da Frattini, Letta e La Russa, poi, il premier si dipinge come un burattino che non ha voce in capitolo.

Il contrasto italo-francese assume anche altri aspetti. Il governo sta cercando di bloccare la scalata della francese Lactalis alla Parmalat, e la procura di Milano ha aperto un fascicolo sull'operazione che ha portato l' impresa francese a impadronirsi del 29% della Parmalat.

Franco Bechis sostiene che Sarkozy e Gheddafi nel dicembre 2007 a Parigi avevano concordato “la vendita alla Libia di una intera flotta aerea da combattimento confezionata da Dassault e un colossale investimento transalpino per costruire centrali nucleari a Tripoli e dintorni.” Ma il colonnello avrebbe reso lettera morta tale accordo, sostituendo le imprese francesi con quelle russe e italiane. Da qui il rancore del presidente francese contro il rais.

Bechis, inoltre, su “Libero” sostiene che Sarkozy avrebbe organizzato, con la collaborazione del colonnello libico Nouri Mesmari - che avrebbe rivelato importantissimi segreti militari del suo paese - l’insurrezione di Bengasi. Il 23 dicembre ci sarebbe stato un incontro all’Hotel Concorde Lafayette tra Mesmari e Farj Charrant, Fathi Boukhris e All Ounes Mansouri, con funzionari dell’Eliseo e dirigenti dei servizi segreti francesi, per concordare la preparazione dell’insurrezione. Questa, ovviamente, è la versione di “Libero”, giornale di Berlusconi. Un’insurrezione che sconvolge un intero paese non si può preparare con un incontro in un Hotel, anche se porta il nome di un personaggio che di insurrezioni s’intendeva, come Lafayette.

E’ chiaro lo scontro d’interessi tra l’imperialismo francese e quello italiano, e “Libero” rivela tutta una serie di particolari – non possiamo sapere quali veri e quali falsi – che fanno parte di una campagna tendente a spostare la colpa della guerra su Sarkozy (e in parte su Cameron), mentre Berlusconi, povero verginello innocente, non ne avrebbe nessuna.

Se Berlusconi nella questione libica ha perso ben più della faccia, non bisogna credere che Sarkozy abbia stravinto. Obama ci tiene a mantenere una linea apparentemente defilata, ma non si accontenterà certamente di una parte secondaria del bottino. Se gli USA installeranno una base in Libia, non solo controlleranno ancor meglio il Mediterraneo, ma buona parte dell’Africa, e i paesi dell’ex impero coloniale francese diventeranno in tutto e per tutto semicolonie degli USA. Brutti tempi per i due geni Berlusconi e Sarkozy: il primo, figlio di un imperialismo minore, passerà alla storia per aver perduto il petrolio libico, il secondo per aver aperto la via, con la sua guerra “vittoriosa”, alla liquidazione degli ultimi resti della supremazia francese in vaste zone dell’Africa.

Questo è il destino degli imperialismi minori, ma ci sono politici “geniali” che riescono persino ad affrettare questa inevitabile decadenza.

I lavoratori non devono farsi coinvolgere in questo gioco. I proletari d’Italia, di Francia, di Gran Bretagna, d’America, devono volgere le spalle alle sirene del nazionalismo, smascherare gli intrighi e la rete d’interessi che si cela dietro le parole vibranti d’idealismo e di libertà dei leader dei loro paesi e delle altrettanto compromesse opposizioni, in piena solidarietà con i lavoratori e con le masse sfruttate dei paesi arabi in aperta ribellione contro regimi corrotti e repressivi. Devono aver chiaro che l’intervento delle potenze imperialistiche, maggiori o minori, non possono portare a liberazioni, ma solo a ulteriori catene.

30 marzo 2011

Articoli utilizzati o consultati:

Libia: Cicchitto, Sarkozy e Forze Economiche e Finanza Contro Berlusconi 26 3 11 Libia (ASCA) - Roma, 26 marzo 2011.

Amedeo La Mattina, “L'angoscia di Berlusconi -Trascinato in guerra” La Stampa, 25/03/2011.

Franco Bechis, “Ma quale Gheddafi, Sarkò ha dichiarato guerra all’Italia” 26 marzo 2011 fbechis.blogspot.com.

Franco Bechis, “Ecco le prove la rivolta in Libia organizzata da Sarkozy” Libero, 23 marzo 2011.

Claudio Moffa 26.03.2011*Come bloccare i “neocons” Sarkozy e Cameron: dall’Unione Africana la proposta giusta” “ComeDonChisciotte” 27 marzo 2011.

“La guerra del latte va in tribunale. A Milano inchiesta su Parmalat”, il manifesto, 27 marzo 2011.

Libia, scontro Italia - Francia sulla Nato Berlusconi: sono addolorato per Gheddafi - Il Mattino 27 Marzo 2011.

Michele Basso

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