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Libia: che fine ha fatto iman el obeidi?

La donna che il 26 marzo aveva dichiarato di fronte ai giornalisti internazionali in un hotel di Tripoli di essere stata stuprata da 15 soldati leali al colonnello Gheddafi, è stata citata in giudizio dalle stesse persone che le avrebbero usato violenza sessuale. Lo ha reso noto Amnesty International.

(4 Aprile 2011)

anteprima dell'articolo originale pubblicato in www.nena-news.com

Libia: che fine ha fatto iman el obeidi?

foto: www.nena-news.com

Roma, 04 Aprile 2011, Nena News (foto Reuters) - Molti opinionisti e giornalisti hanno affermato in questi giorni come sia quasi impossibile, tra propaganda e disinformazione, scrivere e capire cosa stia accadendo in Libia.

Il caso di Iman El Obeidi, giovane donna avvocato di 26 anni, ne è in qualche modo la riprova, sotto molti punti di vista: mette proprio in luce, non solo la difficoltà da parte di addetti dell’informazione ma anche delle organizzazioni umanitarie e in difesa per i diritti umani, ad ottenere notizie certe, accurate e verificabili in merito a quanto sta avvenendo in Libia e a quanto avviene soprattutto alla popolazione civile.

Tutto è iniziato quando Iman, ha fatto irruzione all’hotel Rixos, a Tripoli, quello dove alloggia la maggior parte dei giornalisti internazionali, e ha pregato i giornalisti presenti di aiutarla, mostrando le sue ferite e denunciando che era stata violentata da 15 uomini di Gheddafi. Ha continuato a urlare mentre alcuni agenti di Gheddafi la portavano via, e mentre altri agenti della sicurezza allontanavano la stampa. Da allora Iman El Bobeidi risulta scomparsa, anche se l’organizzazione internazionale Amnesty, che sta seguendo il suo caso, pensa che possa essere agli arresti domiciliari e sottoposta a pressioni e minacce per ritrattare la sua denuncia. Amnesty ha anche dato inizio a una campagna per contrastare le azioni messe in atto dalle autorità libiche, per screditare la giovane donna, ora citata in giudizio da chi avrebbe abusato di lei. “Le autorità libiche devono avviare immediatamente un’indagine indipendente e imparziale per verificarne la fondatezza e portare in giudizio gli eventuali responsabili" - ha dichiarato Malcolm Smart, Direttore per il Medio Oriente e l’Africa del Nord di Amnesty International. "È estremamente preoccupante che le forze di sicurezza abbiano trascinato via Iman al-Obeidi mentre stava cercando di parlare coi giornalisti in un albergo di Tripoli. Le autorità libiche devono rendere immediatamente noto dove si trovi e garantire la sua salute e incolumità".

Mentre l’organizzazione WICUR (Women’s Initiative for Citizenship and Universal Rights) chiede la sua liberazione e protezione, la scorsa settimana le autorità libiche continuavano a ripetere che la donna fosse stata scarcerata. Subito dopo il suo arresto, le stesse autorità avevano diffuso volantini che la descrivevano come “ubriaca”, e “mentalmente disturbata”. Mentre sua madre ha dichiarato al Washington Post che le sarebbe stata offerta la possibilità di modificare pubblicamente la sua versione dei fatti, diversi giornalisti hanno fatto pressioni sul portavoce del governo libic, Moussa Ibrahim, per parlare con la Obeidi e verificare la sua storia. Senza aver finora ottenuto alcun risultato.

Nena News

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