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Solidarietà ai compagni arrestati con il blitz del 6 aprile 2011

(9 Aprile 2011)

Esprimiamo tutta la nostra solidarietà militante ai compagni che sono stati perquisiti ed arrestati la mattina del 6 aprile 2011 a Bologna, Milano, Rovereto, Torino, Genova, Lecce, Padova, e molte altre città ancora.

Il copione utilizzato non è certo nuovo; ricalca lo “schema” delle recenti inchieste a danno dei compagni che magistratura e apparati repressivi hanno diretto in questi ultimi anni.

La procura della repubblica di Bologna ha condotto un blitz poliziesco in grande stile: oltre 300 poliziotti hanno perquisito circa 60 abitazioni in 16 città diverse, hanno arrestato 5 compagni a Bologna, 1 compagno a Ferrara e ad altri 7 hanno notificato obblighi o divieti di dimora. Lo spazio politico del Fuoriluogo a Bologna è stato chiuso e posto sotto sequestro penale, altra pratica piuttosto usuale negli ultimi tempi. I compagni sono stati accusati di associazione a delinquere con finalità eversiva e di aver organizzato alcuni attacchi incendiari a degli uffici amministrativi dell’Eni e dell’Ibm a Bologna, fatti ricollegati ad altri avvenuti nei giorni precedenti in altre città.

Con questa operazione repressiva è stata colpita una realtà politica presente e attiva con determinazione sul proprio territori e che da anni da del filo da torcere alle varie giunte della città.

Negli ultimi mesi i compagni si sono contraddistinti per la loro intensa attività di solidarietà con gli immigrati rinchiusi nei Cie, organizzando presidi e iniziative sotto questi lager legalizzati. Infatti, questo è uno dei “reati” di cui vengono accusati, e non a caso in questo momento storico. Oggi più che mai queste strutture rappresentano uno degli effetti collaterali più visibili e disumani dell’aggressione militare in Libia, strutture, che prima erano giustificate per rinchiudere i “clandestini” fino all’espulsione, in realtà come bacino di forza lavoro di riserva, oggi servono a rinchiudere donne, bambini e uomini che scappano dai loro paesi martoriati dalla guerra. Cie, caserme militari e tendopoli, questo è il modello di “accoglienza” che il capitalismo riserva alle popolazioni che scappano dalle bombe della Nato. E quando non sono più sufficienti a contenerli, si lasciano affondare interi barconi carichi di immigrati in mezzo al mare.

I Cie non sono l’unico nervo scoperto di questo governo, ma anche Eni e Ibm rappresentano punti nevralgici per lo Stato ed i recenti attacchi in più città a questi grossi colossi di multinazionali non hanno fatto fare sonni tranquilli ai loro padroni. L’Eni, in primis, rappresenta gli interessi economici che il nostro paese ha sul territorio libico e quindi smaschera la reale natura di questa guerra, che non ha nulla di umanitario, ma serve solo a difendere il possesso di risorse energetiche e ad ampliare la propria influenza commerciale sull’area.

L’operazione repressiva del 6 aprile rappresenta l’altra faccia della medaglia, la guerra sul fronte interno, che i padroni devono intensificare per chiudere ogni spazio di agibilità politica e mettere la museruola a tutte le realtà che si pongono come punto di riferimento per l’organizzazione della lotta e del dissenso alle attuali politiche governative. Una opposizione che, in questi ultimi giorni, si è fatta particolarmente sentire a livello internazionale sul piano dell’attacco ai diversi simboli dell’imperialismo e i suoi aguzzini, come in Italia, Svizzera e Grecia. Con la guerra in corso, aumenta il controllo e la repressione all’interno dei paesi aggressori. Questo ne è un chiaro esempio.

Anche il chiasso mediatico che questi arresti hanno avuto da parte degli apparati della disinformazione di Stato è in sintonia con le necessità di chi reprime, ovvero agitare lo “spauracchio dell’anarco insurrezionalismo” per creare confusione, distrarre l’attenzione dai problemi reali e creare il nemico interno, oltre che per dare un segnale forte a chi si pone nella prospettiva della lotta. Tutte strategie già viste e conosciute, che sono funzionali ad impedire il nascere e lo svilupparsi di ogni forma concreta di opposizione che potrebbe divampare tra la gente e che, a causa della crisi economica, della totale mancanza di risposte ai bisogni delle masse e della guerra imperialista potrebbe trasformare il malcontento generale in solidarietà di classe, presa di coscienza e lotta.

In questo momento la solidarietà è l’arma più forte che i compagni hanno in mano e la devono usare!

Per tali ragioni ci stringiamo al fianco dei compagni colpiti dalla repressione. Ribadiamo anche il nostro chiaro no alle politiche belligeranti del governo italiano, che militarizza il territorio e promuove aggressioni militari in altri paesi. Siamo al fianco di tutti coloro che oggi decidono di intraprendere la via della lotta per cambiare l’attuale sistema di cose poiché riconoscono nella politica imperialista l’unico nemico da combattere.

Contro la repressione non si tace, nessuna giustizia nessuna pace
Solidarietà ai compagni arrestati


Nella serata di oggi, 8 aprile, dalle ore 21 presso l'Infospazio Chinatown in via Varese 10 a Padova, ci sarà una serata di solidarietà con i compagni arrestati a Bologna e Ferrara, con aperitivo e buffet benefit. A seguire musica e Dj-set.

Padova 7 aprile 2011

Compagni/e per la costruzione del Soccorso Rosso in Italia
Collettivo Politico Gramigna

Fonte

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