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Da Napoli un nuovo no alla guerra e alle basi della morte. Nel nome di Vittorio Arrigoni

(17 Aprile 2011)

anteprima dell'articolo originale pubblicato in www.radiocittaperta.it

Da Napoli un nuovo no alla guerra e alle basi della morte. Nel nome di Vittorio Arrigoni

foto: www.radiocittaperta.it

16-04-2011/21:38 --- Che a pochi chilometri dalle coste italiane sia in corso una guerra lo percepiscono in pochi. Sarà perché i più convinti paladini della guerra stavolta non sono gli Stati Uniti ma i governi di alcuni paesi europei, come Francia e Gran Bretagna? La guerra non è vissuta come tale dalla maggioranza dell’opinione pubblica distratta e poco incline ad occuparsi di certe questioni. Anche l’opinione pubblica progressista, e parti consistenti del movimento ‘pacifista’, non vivono la lotta contro la guerra in Libia come una priorità, e alcuni consistenti settori condividono i bombardamenti su Tripoli, o almeno li tollerano. In fondo Gheddafi è un dittatore, pensano. In fondo non è una guerra, sono solo bombardamenti mirati. In fondo anche se le potenze occidentali sono intervenute per prendersi gas e petrolio danno oggettivamente una mano ai ‘rivoluzionari’ di Bengasi. Ma per fortuna ci sono soggetti e realtà del movimento contro la guerra e antimperialista che da subito hanno intrapreso un percorso di mobilitazione sacrosanto e preciso nella denuncia di questa ennesima ‘guerra umanitaria’ che vede l’Italia, seppur con un basso profilo, protagonista. Se le mobilitazioni conto la guerra per ora non sembrano raccogliere adesioni propriamente di massa, non è certo per colpa delle realtà che le mettono in campo, ma di quelle soggettività che rimangono a guardare, immobilizzate da troppi sé e troppi ma… D’altronde, neanche una realtà consolidata e credibile come Emergency e il carisma personale di Gino Strada, poche settimane fa, erano riusciti a portare in piazza folle oceaniche contro la guerra in Libia. Non è facile manifestare contro una guerra che non si vede, espulsa accuratamente da giornali e soprattutto dalle tv. Una guerra senza immagini, senza distruzioni, senza morti.

Eppure quella di oggi è stata una giornata importante per il movimento contro la guerra.

“Questa manifestazione ha fatto tana alla Nato” gridava uno degli organizzatori dal camion che apriva il corteo che intorno alle 12 di questa mattina è partito dalla stazione napoletana ‘Campi Flegrei’ per dire – questo c’era scritto sullo striscione di apertura - “Giù le mani dalla Libia, giù le mani dai migranti”. In realtà davanti allo striscione che riportava la parola d’ordine di convocazione del corteo nazionale contro la guerra alla Libia ce n’era un altro, per ricordare Vittorio Arrigoni, ucciso a Gaza.

Recitava, semplicemente, ‘Restiamo umani’. La foto di Arrigoni era visibile ovunque su cartelli e magliette.

Il corteo si é mosso lentamente sventolando bandiere della pace, altre con su scritto ''Disarmiamoli'' o con i colori della sinistra palestinese. I manifestanti hanno urlato slogan contro il Governo che “spende milioni di euro per questa azione militare e poi ci racconta che non ci sono soldi per la scuola, l'università e le politiche sociali''. Al centro del corteo una enorme bandiera palestinese. ''Siamo costernati dal dolore per la morte di Vittorio – ha spiegato il presidente della comunità palestinese campana, Shafik Kurtam - avevamo avuto colloqui recentemente con lui e siamo turbati perché quello che é successo non é nel dna della lotta armata o pacifica del popolo palestinese. E' stato tutto un modo per dissuadere gli attivisti stranieri dall'aiutare il popolo di Gaza''. Tra i manifestanti c'era anche il padre comboniano Alex Zanotelli, avvolto in una bandiera della pace.

Il corteo - circa tremila persone - si è concluso intorno alle 15.30 davanti al comando Nato di Bagnoli presidiato da un imponente schieramento di forze dell’ordine. Prima di arrivare davanti alla base Nato, scelta perché da qui vengono coordinate le azioni militari contro la Libia, durante il percorso studenti e collettivi si sono incaricati di “svelare” la vera natura degli interessi economici che muovono anche la guerra contro la Libia, attraverso azioni simboliche di sanzionamento. E quindi prima una filiale dell'Unicredit, poi un concessionario della FIAT e poi ancora la sede di ‘Bagnoli Futura’ sono state bersagliate da un fitto lancio di uova e da qualche fumogeno.

Al corteo di oggi, che l’Assemblea napoletana contro la guerra ha giustamente voluto convertire in un appuntamento nazionale, hanno partecipato non solo tanti studenti e giovani napoletani, ma anche delegazioni arrivate in pullman e treno da Roma, dalla Puglia, da Firenze, dall’Emilia Romagna, da Cosenza, dalla Sicilia. Gli interventi conclusivi hanno chiarito obiettivi e contenuti della mobilitazione ormai permanente del movimento No War: dai campi di contenimento per gli immigrati a Manduria alla proliferazione dei radar in Sardegna (dove a Sant’Antioco oggi si è manifestato contro le nuove installazioni, la militarizzazione e l’inquinamento che ne derivano). Al corteo una decina di lavoratrici arrivate da Palermo hanno denunciato una guerra che, "nel segno di una finta umanità, sta causando la morte di migliaia di civili".

I numeri del corteo, come si diceva, non sono stati enormi. Ma alla fine della giornata organizzatori e partecipanti hanno espresso soddisfazione per una manifestazione non rituale e combattiva, cosciente degli attuali limiti ma anche delle enormi potenzialità della battaglia contro la guerra, le basi e le spese militari.

I vari sondaggi realizzati finora nel nostro paese dall’inizio della crisi libica confermano che la maggioranza degli italiani, nonostante tutto, sono contrari a questa guerra. Ma il sostegno all’intervento militare della Nato di tutto il centrosinistra e anche di una parte della sinistra ‘di movimento’ non rendono facile sviluppare una mobilitazione adeguata a rappresentare una maggioranza dell’opinione pubblica rimasta, anche sulla guerra, senza rappresentanza politica. Anche di questa difficoltà, e di questa sfida, si discuterà nell’assemblea nazionale prevista per domani ancora a Napoli nei locali dell’università Orientale, a Palazzo Giusso. Un momento di incontro e di scambio, aperto alle sensibilità politiche e sociali più diverse, ma che abbiano in comune un rifiuto netto dell'aggressione NATO, senza se e senza ma, senza ambiguità nei confronti di chi anche a "sinistra" ha voluto l'attacco libico, magari mascherandolo da operazione "umanitaria" o volta a "esportare democrazia".

Marco Santopadre, Radio Città Aperta

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