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In cammino, Vittorio, e vivi.

(17 Aprile 2011)

Ripensare a Vittorio e saperlo mai più con noi fa male, nessuno immagina quanto se non lo prova.

Ho letto annunci, notizie, aggiornamenti e nel dolore m’affiorava un ricordo che non corrispondeva con quanto scorrevo con gli occhi. La memoria, infatti, mi riportava una foto con un Vittorio sorridente sul ponte di una piccola imbarcazione appena approdata a Gaza. Ma, nella mia mente, quel momento non coincideva con quello indicato dalle parole di tutti, compreso Vittorio, che narravano di un arrivo a Gaza nel mese di agosto del 2008. Sì, quello c’era stato con certezza assoluta. E in quel frangente Vittorio aveva messo piede in Palestina, non so se per la prima volta o dopo molto tempo. Ma poi era successo qualcosa che lo aveva strappato con violenza dalla terra di Gaza, per cui Vittorio, con tenacia, s’era attrezzato per compiere il viaggio di ritorno. Ecco, quel secondo approdo era rimasto vivo nella mia memoria, perché era stato fortemente voluto da Vittorio, e perché s’era concretizzato in un periodo particolarissimo: s’era alle porte del Natale qui in Europa -ma anche a Betlemme, e a Nazareth, e a Gerusalemme- e avevo sentito come importante che Vittorio avesse mostrato la via diversa da percorrere in una parte dell’anno che per noi, figli di un insaziabile Occidente che aggioga il mondo per consumarlo, è vergognosamente mercificata e durante cui si confonde il sincero bisogno d’umanità del pianeta con la baldoria dei ricchi della Terra; e s’era appena conclusa la falsa tregua tra Israele e Gaza, in quei giorni prenatalizi, sei mesi in cui nell’impunità più assoluta lo stato razzista davidico aveva assassinato quarantanove persone -tra queste due anziani e sette bambini-.

Sono andato a cercare conferma ai miei ricordi là dove m’era sembrato d’aver letto a quel tempo di quel viaggio di Vittorio, viaggio di solidarietà, viaggio di impegno, viaggio d’un combattente mai domo. Ed ho trovato che sì, la memoria non m'ingannava, che il 20 dicembre del 2008 una piccola imbarcazione condotta da attivisti internazionali aveva attraccato a Gaza trasportando un po' di aiuti sanitari; e che uno dei componenti di quella spedizione era Vittorio. Ed ho ritrovato l’immagine che la memoria aveva fissato in me del Vittorio esultante per il suo ritorno a Gaza. L’aveva messa a disposizione degli sguardi più attenti e solidali proprio lui nel sito che fino a pochi giorni fa ha aggiornato con le sue narrazioni di quanto di tragicamente vero ed inoppugnabile accade in terra palestinese.

Non è, quella foto, precisamente come la ricordavo. Ma l’esultanza di Vittorio sì è esattamente quella che avevo impresso nella memoria. In quell’immagine, in piedi, sul ponte, davanti al simbolo più bello della Palestina, davanti ai quattro colori su cui allora come oggi, purtroppo, domina il nero, Vittorio alza le braccia al cielo con entrambe le mani protese ad indicare il segno di tenacia ed orgoglio che ogni palestinese mostra a chi gli si avvicina. Era il 25 dicembre del 2008 quando ha pubblicato quella foto, ma ‘Natale a Gaza sembra un funerale’ scriveva Vittorio, perché, continuava, ‘piove lacrime amare il cielo di Gaza in questi giorni di lutto e terrorismo da oltreconfine’. Due giorni dopo la vergogna del mondo che risponde al nome di Israele avrebbe dato inizio ad uno dei massacri più orrendi mai compiuti contro il corpo vivo del popolo palestinese e per definire il quale non esistono parole diverse da quelle che si usano per determinare la natura di ciò che i nazisti compirono su milioni di ebrei europei, e non solo su di loro. Così Vittorio ha deciso di rimanere a Gaza e di condividere con i nostri fratelli palestinesi la loro tragedia denunciandola al mondo a piena voce. E ciò ha fatto, fino al giorno della sua scomparsa.

Ora Vittorio non potrà più raccontarci quanto sta avvenendo. Così il suo assassinio ha intanto raggiunto uno degli obbiettivi più importanti e drammatici dentro l’insostenibilità del massacro del popolo palestinese: togliere ancor di più la voce a chi quotidianamente subisce il genocidio e la pulizia etnica da sessanta anni -mentre invece ad occidente ci si preoccupa di una falsa rivolta in Libia che, eterodiretta, è stata funzionale all’ennesima aggressione neocoloniale per il controllo delle risorse che noi occidentali riteniamo debbano essere lasciate a disposizione dei nostri interessi-. Tuttavia, altro di nefasto porterà con sé la cancellazione della vita di Vittorio dall’antica terra filistea. E se anche chi fra quelli che da tre giorni stanno piangendo il vuoto che s’è formato vicino a loro sta realizzando cosa esso produrrà, per ora non è in grado di definirne aspetto e contorni con la necessaria lucidità e razionalità umana e politica. Adesso, infatti, e probabilmente per diverso tempo ancora, ci opprime e prevale su noi il dolore a cui alcuni hanno affidato un ‘riposa in pace, Vittorio’ o un ‘che la terra ti sia lieve’. Quel dolore io voglio invece accompagnare col saluto che sono solito dare con sfumature diverse a molti di coloro che in qualche modo incontro: in cammino, Vittorio, e vivi.

Brunello Fogagnoli

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