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Mr. Nuke

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(16 Marzo 2011) Enzo Apicella
Nonostante il disastro di Fukushima imperversa l'ipocrisia filonucleare

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(Nucleare? No grazie!)

Disastro nucleare

La bomba a tempo giapponese

(20 Aprile 2011)

anteprima dell'articolo originale pubblicato in ciptagarelli.jimdo.com

Il primo ministro del Giappone, Naoto Kan, insiste nel minimizzare le conseguenze del problema nucleare scoppiato a Fukushima. “La crisi si sta stabilizzando a poco a poco, ma non ci sono ragioni di ottimismo” (www.businessinsider.com, 12-4-11). Invita la gente a vivere come al solito, a non fare auto-restrizioni e a consumare i prodotti delle zone colpite “per dare loro appoggio”.

Il governo giapponese, tuttavia, ha elevato il livello del rischio a 7, il massimo, lo stesso di Chernobyl – secondo la scala stabilita dall’Organismo Internazionale di Energia Atomica per valutare l’impatto delle catastrofi nucleari – e i suoi funzionari dichiarano che il materiale radioattivo sfuggito dai reattori di Fukushima costituisce solo un decimo di quello emesso dalla centrale russa.

Non tutti condividono la stessa tranquillità.

Il noto fisico nucleare Michio Kaku (1), che lavora negli USA dove ha studiato, ha segnalato che la Compagnia di Energia Elettrica di Tokio (TEPCO, la sua sigla in inglese), padrona delle installazioni di Fukuhima, “cerca di minimizzare l’impatto di questa incidente nucleare” che ha già liberato qualcosa come 50.000 bilioni di Becquerels di radiazione (di uranio). Ciò equivale alla metà del livello 7, ma i reattori continuano a spargerlo. La situazione non è per niente stabile ….. il più piccolo incidente – un nuovo sisma, la rottura di una conduttura, l’evacuazione delle squadre che lavorano a Fukushima – “potrebbe scatenare la fusione in tre delle stazioni nucleari, con una dimensione molto maggiore a quella di Chernobyl “ (www.democracynow.org, 13-4-11).

L’incidente ha spinto nell’atmosfera un’enorme quantità di iodio radioattivo (I-131), il 10 per cento rispetto a Chernobyl, che è solubile nell’acqua. La pioggia lo deposita a terra, le mucche brucano e il loro latte si contamina. Gli allevatori della zona lo buttano perché è troppo radioattivo.

E’ stata rilevata acqua contaminata a Tokio e alcuni dei suoi abitanti hanno lasciato la capitale, sfiduciati dalle contraddizioni degli annunci ufficiali e dalla chiara volontà di mettere a tacere i limiti del disastro.

L’Occidente tace, ma gli USA hanno ordinato al proprio personale di allontanarsi di 80 chilometri da Fukushima; non 20, né 30, né 40 e il governo francese consiglia ai suoi cittadini di lasciare il Giappone. Anche queste sono misure del pericolo, anche se non rispondono a una formula matematica

Bisogna chiedersi il perché dei misteri che nasconde governo giapponese. Per evitare il panico della popolazione? Forse. Per non peggiorare la crisi economica che il terremoto e lo tsunami hanno aggravato in modo straordinario? Chissà.

Ma gli specialisti si chiedono perché non si ricorre al metodo usato a Chernobyl, che era consistito nel chiudere o interrare il reattore 4 della centrale sotto tonnellate di cemento – come consiglia il gigante Toshiba – invece di cercare di smantellarlo in vista della chiusura a tempo indeterminato della centrale nucleare. Questo lavoro, secondo il dott. Kaku, potrebbe durare dieci anni: “Ci troviamo su un terreno sconosciuto ... e siamo i porcellini d’India di questo esperimento scientifico”.

La tendenza a nascondere i propri errori “per evitare il panico pubblico” non è esclusiva di Tokio; le autorità del paese controllano le notizie di agenzia applicando l’art.15 della Legge sull’Emergenza. Yoichi Shimatsu, ex direttore del settimanale Japan Times e giornalista di 4th Media, esamina l’origine delle confuse informazioni sulla centrale Fukushima 1: “I ritardi inesplicabili e le spiegazioni poco fondate di TEPCO e del Ministero dell’Economia, Industria e Commercio sembrano motivate da un fattore occulto … la spiegazione più logica: l’industria nucleare e settori del governo cercheranno di impedire che si scopra l’esistenza di installazioni di produzione di bombe atomiche nelle centrali civili ad energia nucleare del Giappone” (en.m4.cn/archives, 11-4-11).

Un’ipotesi che, se fosse vera, porterebbe con sé conseguenze impensabili.

Shimatsu analizza la breccia tra le notizie ufficiali e l’apparizione di fenomeni senza apparenti spiegazioni: un incendio che è scoppiato nella struttura lesionata del reattore dell’unità 4 dovuto – si è detto – al sovrariscaldamento dell’uranio versato in una vasca di raffreddamento vuota. “Ma la portata dell’incendio – scrive – indica che il reattore si stava riscaldando per un motivo diverso dalla produzione di elettricità. La sua cancellazione dalla lista delle operazioni di produzione di elettricità fa sorgere la domanda se per caso lo si stava utilizzando per arricchire uranio, il primo passo che porta all’ottenimento di materia fissile per una bomba atomica”.

L’unità 6 è sparita velocemente dalla lista dei reattori operativi perché un’esplosione nell’unità 3 l’aveva coperta di letali particelle di MOX, una mescola di plutonio e uranio.

E’ noto che il plutonio è un componente delle testate nucleari più piccole e più facili da produrre.

E perché il Giappone cercherebbe di ottenere armi nucleari? Non può farlo con alcun permesso: in virtù dell’art. 9 della Costituzione che gli USA gli hanno imposto, Tokio ha rinunciato alla guerra e all’uso della forza per risolvere i suoi conflitti internazionali.

Chi gli avrà dato il permesso? E con quale scopo, la Cina? la Corea del Nord? altri bersagli?

(1) Fisico statunitense, figlio di immigrati giapponesi, allievo preferito di Edward Teller, padre della bomba termonucleare e membro del progetto Manhattan (costruzione della prima bomba atomica).

da: pagina12.com.ar – 19.4.2011
traduzione di Daniela Trollio Centro di Iniziativa Proletaria “G.Tagarelli” Via Magenta 88 – Sesto S.Giovanni (MI)

Juan Gelman
scrittore e giornalista argentino.

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