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(23 Febbraio 2010) Enzo Apicella
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Lo sapevate che il partito comunista irakeno...

...è gemellato con il partito italiano della rifondazione comunista?

(11 Febbraio 2004)

Forse si. Ma il dibattito sulla legittimità/illegittimità della resistenza armata irakena si è poco soffermato su questo gemellaggio. E’ il caso di spenderci qualche parola.

Come si può notare facilmente, quando RC, sbandierando il suo fondamentalismo pacifista, cerca di delegittimare la resistenza irakena armata, si guarda bene dal dire fino in fondo quale sia l’alternativa a siffatta resistenza. Si limita a far intendere che sarebbe necessario mettere in moto un processo di lotte pacifiche, articolato in scioperi, cortei, sit-in et similia. Ebbene, c’è un altro partito comunista (quello con l’aggettivo di “operaio”) in Irak che, pur non partecipando alla lotta armata, è impegnato su questo terreno di opposizione all’occupazione colonialista occidentale. Ma RC non è gemellato con questo partito, come a maggior ragione non è gemellato con il partito comunista che partecipa alla lotta armata.

RC è gemellato solo con il partito comunista che partecipa al governo fantoccio insediato dai bombardamenti “liberatori” degli Usa. Nelle assemblee, sul giornale, si guarda bene dal rendere pubblico questo gemellaggio. Solo recentemente ha pubblicato un articolo di un esponente di questo partito ospitato in Italia per 25 anni, ed appena rientrato in Irak dove si spiega appunto la scelta di tale partito di far parte del governo alla cui testa c’è un notorio uomo della Cia. Ma ciò beninteso solo come semplice reportage giornalistico informativo, in cui ancora una volta non si ha il coraggio di rivendicare le amorose relazioni tra i due partiti. E si capisce il perché. Tuttavia, in camera caritatis, non solo i membri di questo partito sono esplicitamente considerati fratelli, ma vengono anche sostenuti nella loro eroica iniziativa politica. Come direbbe oggi qualche pacifista assoluto, ci vuole coraggio nel porgere l’altra guancia. Non abbiamo dubbi, ci vuole davvero un bel coraggio nel condannare la violenza della resistenza irakena per collaborare con gli americani, così come ci vuole davvero un bel coraggio nel condannare i kamikaze palestinesi per sostenere tutti i cedimenti dell’autorità palestinese, ultimo dei quali –presente il compagno Franco Giordano- a Ginevra.

Messi alle strette in alcune assemblee, i dirigenti di RC confessano l’imbarazzante tresca, che getta un’ombra sinistra sulla genuinità del loro pacifismo integralista e che avrebbero voluto rivelare in momenti più favorevoli. Ma sentite come si difendono.

“I nostri fratelli comunisti irakeni (i fratelli fantocci) sono costretti a collaborare con le truppe occupanti, perché la presenza di queste ultime garantisce loro la vita, altrimenti in pericolo all’esito di libere elezioni che darebbero la maggioranza o agli sciiti o ai filo-Saddam” (e te credo).

In buona sostanza è lo stesso discorso che fanno i collaborazionisti curdi: “noi curdi siamo vittime di attentati perché siamo democratici che (udite bene!) si oppongono alla cacciata degli americani e alle libere elezioni”.

Siamo arrivati a dover sopportare questi discorsi come se fossero seri. Guai a chi ride in faccia ad un democratico che vuole un esercito di occupazione e rifiuta le libere elezioni. Del resto (come ha ricordato Tarik Ali), nessuno si è permesso di ridere, quando un esponente del governo Usa, per svalutare la resistenza irakena contro americani/ inglesi/ polacchi/ italiani/ spagnoli/ olandesi/ giapponesi, ha pomposamente dichiarato che in Irak ci sono troppi arabi stranieri. Anzi, sempre per stare al pacifismo assoluto, dovremmo ascoltare seriamente discorsi che coniugano la condanna della violenza e poi si alleano con chi sta nei governi che insieme agli occidentali sparano addosso alle masse in rivolta contro una infame occupazione.

RC non ride e anzi mostra dialettica comprensione per questi discorsi. Questione di decoro. Ma la cosa più grave è che, se questi discorsi hanno una plausibilità per RC, non si conciliano con la richiesta –che pure Rc va sventolando- di immediato ritiro delle truppe dall’Irak. Noi abbiamo sempre sospettato che RC agita questo obiettivo per non perdere la faccia e che la sua vera posizione è stata espressa da Bertinotti con l’appello al “cessate il fuoco” e con l’appello dell’Onu quale sostituto degli Usa in Irak. Abbiamo già spiegato cosa significhino questi appelli. In ogni caso, escludono la richiesta di ritiro immediato delle truppe di occupazione.

Il gemellaggio con il sedicentissimo partito comunista “irakeno” (di cui si vergognerebbe anche un progressista all’acqua di rose) toglie ogni dubbio. Se questo partito, evidentemente per le sue malefatte filo americane, fosse in pericolo in caso di sovranità dell’Irak, i suoi fratelli comunisti italiani davvero non possono battersi per il ritiro immediato delle truppe. Al più, lo possono fare per ragioni demagogiche, ma facendo bene attenzione a porre mille condizioni: dalla “condanna al terrorismo” alla richiesta di intervento Onu, dalla condanna di ogni violenza fino alla richiesta di un corteo dove non voli neppure una mosca.

Ci è stato fatto notare che comunque una repubblica islamica radicale farebbe fuori qualsiasi comunista. E’ probabile, ma da ciò non deriva che l’alternativa sia solo la più infame delle collaborazioni, quella con gli eserciti occupanti. Come dimostrano i veri comunisti irakeni, l’alternativa è guadagnarsi la fiducia delle masse “islamiche” lottando contro gli invasori. In questo modo, e solo in questo modo, si toglie spazio al cosiddetto fanatismo religioso.

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