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Pisa: sulla “Giornata della solidarietà”

Esercito professionale e formazione delle nuove generazioni. Perche’ dobbiamo dire di no ai bambini nelle caserme

(25 Aprile 2011)

L’accostamento scuole dell’obbligo / caserme è estremamente negativo, diseducativo e funzionale a legittimare le attuali politiche neocolonialiste, portate avanti in maniera bipartisan da PdL e PD.

Il richiamo all’art. 52 della Costituzione italiana da parte dei difensori della cosiddetta “giornata della solidarietà”, promossa dal Comune e dalla Provincia di Pisa, è fuorviante, data la metamorfosi subita dalle Forze armate italiane, trasformatesi da esercito di leva in truppe professionali, grazie a un governo di centro sinistra (secondo governo Amato del 2001).
Adibite alla formazione di militari pronti a intervenire nei nuovi scenari di aggressione imperialista - ipocritamente chiamati “missioni di pace” - l’esercito professionale italiano ha perso tutte le caratteristiche di quello nato dopo la sconfitta del fascismo.

Nel nuovo contesto internazionale l’esercito di leva sarebbe stato un elemento di profonda debolezza, se non di pericolo, per un sistema politica determinato a promuovere e partecipare attivamente alle nuove guerre. Difficile sarebbe stato convincere un giovane di oggi ad andare a rischiare la vita in Iraq, Jugoslavia, Afghanistan, per 200 euro al mese e tornare poi, finita la naja, alla vita da precario che il modello capitalistico gli impone.

I giovani militari di oggi, formati come professionisti nell’arte della guerra, sono lontani anni luce dal comune sentire della generazione alla quale appartengono, perché privilegiati nel salario e nella carriera, sia in ambito militare sia civile.

La disaffezione verso questo tipo di forze armate è quindi giusta e, ove non radicata, da argomentare e sollecitare, perché esse rappresentano oggi il braccio armato degli interessi della cosiddetta “azienda Italia” nel mondo. I corpi scelti come la Folgore sono impiegati per difendere i pozzi petroliferi dell’ENI ieri in Iraq domani in Libia, le commesse di Finmeccanica, le pipeline del gas o del petrolio in Afghanistan, le medie imprese tricolori che investono dove la mano d’opera costa meno Un esercito professionale che ha il compito di espandere le frontiere dello sfruttamento, contro gli interessi dei ceti popolari italiani e di quelli dei paesi attaccati.

La scelta di portare i bambini delle scuole elementari e medie nelle caserme di oggi è quindi da rifiutare alla radice, da contrastare con estrema fermezza, perché nasconde il tentativo di legittimare questa nuova funzione svolta dall’esercito italiano.

Il fatto che siano amministrazioni di centro sinistra a promuovere tali iniziative non ci deve sorprendere. In queste settimane abbiamo potuto osservare come sull’aggressione alla Libia le posizioni più determinate per l’intervento militare provengano proprio dal PD e dal Presidente della Repubblica Napolitano, mentre l’esecutivo berlusconiano ha tentennato tra contraddizioni interne e tentativi di preservare vecchi privilegi e legami con la “quarta sponda”.
Il PD si candida a sostituire Berlusconi sull’unico terreno credibile nell’Unione Europea dei padroni e dei banchieri: quello della competizione tout – court, anche militare, con gli altri partner/concorrenti, al fine di mantenere privilegi (ad esempio le commesse dell’ENI e di Finmeccanica in Libia) o conquistarsene di nuovi con la forza delle armi.

La linea politica nazionale spiega la svolta militarista a livello locale degli amministratori del PD. L’entusiasmo del Sindaco Filippeschi per l’Hub militare all’aeroporto Dall’Oro, le sue sollecitazioni ai vertici militari della base USA di camp Darby per l’ampliamento del canale dei Navicelli, sono il segno di una scelta strategica di sviluppo militarizzato dei territori. S’investe sull’economia di guerra, perché è l’unica attività che produce profitti e “autorevolezza internazionale” per un sistema produttivo e uno Stato (quello italiano) alla deriva.

L’ottima campagna sviluppata in queste settimane dalle varie anime del pacifismo pisano contro la “giornata della solidarietà” ha lasciato il segno, a tal punto da incrinare dall’interno il PD e la sua maggioranza in Consiglio Comunale.
Una strada giusta, da perseguire con determinazione, senza dimenticare che le guerre e il militarismo hanno sempre avuto e continuano a contenere una precisa impronta di classe.

La propaganda militarista entra nelle scuole e nelle università per preparare le nuove generazioni all’epoca che il sistema capitalista sta di nuovo preparando per l’umanità intera, fatta un’escalation di aggressioni e occupazioni, nel tentativo di risolvere con il ferro e con il fuoco una crisi economica che è divenuta oramai crisi di civiltà.

I lavoratori, i giovani, coloro i quali vivono del loro salario hanno solo da perdere da questa propaganda e da questo futuro.

Diciamo no ai bambini in caserma.

L’uso delle immense risorse pubbliche spese per le forze armate, i corpi repressivi dello Stato, le missioni di guerra all’estero (25 miliardi di euro annuali) siano stornati a favore dei servizi sociali, a partire alle scuole e Università pubbliche.

La Rete dei Comunisti di Pisa

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