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Raffaele De Grada 1916 2010

Raffaele De Grada 1916 2010

(4 Ottobre 2010) Enzo Apicella
E' morto all’età di 94 anni Raffaele De Grada, comandante partigiano, medaglia d’oro della Resistenza, critico d'arte.

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La resistenza continua

Dall’Internazionale a Fischia il vento a Niguarda. Un libro di Antonio Masi e Michele Michelino

(25 Aprile 2011)

anteprima dell'articolo originale pubblicato in ciptagarelli.jimdo.com

Riportiamo in anteprima, in attesa della stampa, la presentazione del libro “Dall’Internazionale a Fischia il vento a Niguarda” di Antonio Masi e Michele Michelino sull’insurrezione popolare contro i nazi-fascisti avvenuta il 24 aprile 1945 (anticipando di un giorno l’insurrezione generale) nel quartiere Niguarda di Milano.

La resistenza continua

Le barricate nel quartiere di Niguarda a Milano il 24 aprile 1945 (foto: ciptagarelli.jimdo.com)

Resistenza e revisionismo

Da alcuni anni è in atto un tentativo di riscrivere la storia della Resistenza al nazi-fascismo, deresponsabilizzando la classe dominante dai crimini commessi contro l’umanità. Con quest'operazione si cerca mettere sullo stesso piano vittime e assassini, oppressi e oppressori, partigiani e repubblichini, in nome di una pacificazione nazionale che cancellerebbe così le ragioni storiche della Resistenza. In questo modo le responsabilità delle multinazionali e dei capitalisti guerrafondai che hanno fatto e fanno tuttora affari con le guerre, sul sangue di milioni di persone, vengono meno e gli assassini e il sistema completamente assolti. Molti dimenticano, o nascondono, che i campi di sterminio nazi-fascisti, i milioni d’operai e lavoratori mandati al macello nella 2° guerra mondiale, i morti e gli invalidi sono la conseguenza di un sistema sociale che rappresenta gli interessi delle industrie, multinazionali o nazionali, legate all’industria bellica. I teorici negazionisti dei campi di sterminio nazista cercano di far dimenticare che nei lager, oltre agli ebrei, non sono finiti solo “pericolosi bolscevichi” come gli operai della Breda, della Pirelli e di tante altre fabbriche, ma tutti coloro che ostacolavano o che osavano sfidare il “nuovo” ordine e, insieme agli operai italiani, anche i lavoratori tedeschi ribelli. In particolare tutti gli operai che nelle fabbriche, in sintonia con i partigiani, “sabotavano” la produzione.

La storia insegna e noi non dimentichiamo: chi persegue la logica del massimo profitto rendendosi responsabile degli omicidi di migliaia di lavoratori sul lavoro e di lavoro, si muove nella stessa logica di chi - nel campo di sterminio di Auschwitz - fece mettere la scritta “il lavoro rende liberi”. Oggi la resistenza continua per la giustizia, la libertà e per l’abolizione dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo. Questi temi li ho rivissuti rileggendo e partecipando alla ricerca di Antonio Masi, condotta su documenti custoditi nell’archivio della sezione ANPI di Niguarda. Una ricerca che non perde mai di vista la condizione umana, le lotte ideali, sociali, politiche e sindacali in cui i niguardesi si sono sentiti coinvolti, partecipando in prima persona. Masi ha lasciato parlare i fatti dando ampio spazio e voce ai tanti protagonisti, con idee e visioni contrastanti tra loro. Una ricerca senza pregiudizi che fa emergere verità a cui finora non si era dato ascolto; ripenso ai partigiani combattenti o ai lavoratori dell’autunno caldo.

Dai documenti citati emerge come partigiani e antifascisti niguardesi sono stati protagonisti di grandi lotte, sia nella Resistenza che nella ricostruzione, impegnati per dare a tutti una nuova condizione dell’abitare, grazie allo sviluppo della Società Cooperativa Edificatrice e della Cooperativa di consumo l’Ancora. La sezione ANPI “Martiri Niguardesi” ha sempre dato il suo contributo allo sviluppo di una coscienza democratica e antifascista e continua la sua attività di vigilanza contro i pericoli di un'involuzione autoritaria, che passa attraverso la limitazione dei diritti politici e sindacali. La ricerca rispecchia questa tesi con l’accenno alle lotte socialiste della Niguarda contadina, alle lotte contro il fascismo durante il ventennio, al periodo della lotta partigiana. Infine la ricostruzione, e in parte la delusione, nel constatare come invece di una società più giusta, i partigiani e gli antifascisti si ritrovarono nuovamente discriminati, con la guerra fredda e il periodo delle leggi scelbiane. La ricerca accenna anche al periodo più recente dello stragismo di Stato. I niguardesi, come gli operai milanesi e di tutta Italia, si sono sempre ritrovati nelle lotte e in prima fila durante “ il decennio della contestazione”. La crisi rafforza e dà voce ai nuovi promotori dell’Olocausto. Ancora una volta tocca agli operai, ai lavoratori, alla loro parte più cosciente, ai democratici, combatterli affinché la storia non si ripeta. Raccontare la storia dell’ANPI di Niguarda, come si è fatto con questo lavoro, significa raccontare e approfondire un pezzo della storia d’Italia, storia di uomini e donne che hanno perso la vita, hanno patito il carcere, le discriminazioni, i licenziamenti, ma non si sono mai arresi, continuando a lottare per la giustizia sociale e la libertà.

Michele Michelino

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