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(18 Marzo 2011) Enzo Apicella

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La morale dell’imperialismo: “Niente di disumano mi è estraneo”

(28 Aprile 2011)

anteprima dell'articolo originale pubblicato in www.webalice.it/mario.gangarossa

Se continua così, tra qualche tempo i giornali scriveranno: “La camorra ha portato avanti un’operazione umanitaria contro alcuni noti sovversivi che, in spregio alle consuetudini consolidate, si rifiutavano di pagare il pizzo. Bisogna difendere le basi economiche, democratiche e cristiane del nostro vivere civile. Purtroppo, a causa della reazione violenta dei rivoltosi, si sono verificati effetti collaterali, con la morte di alcuni ribelli e di bambini innocenti”.

Stiamo esagerando? In realtà, il confine tra la malavita organizzata e l’imperialismo è sempre più tenue, e la morale predatoria che li guida è esattamente la stessa.

Comunità internazionale o “liberatori” sono sinonimi di bombardatori imperialisti che castigano il paese malcapitato di turno. La neolingua orwelliana si afferma sempre più e il suo vocabolario è largamente seguito da governanti e partiti. “La pace è guerra, la libertà è schiavitù, l’ignoranza è forza” è il passo più noto. Scrive Orwell: “Nessuna parola del vocabolario B era ideologicamente neutra. Gran parte erano eufemismi. Parole, ad esempio, come “svagocampo” (campo per lavori forzati) o “Minipax (Ministero della Pace, e cioè Ministero della Guerra). Talune parole, d’altra parte, manifestavano una schietta e spregiativa comprensione della vera natura della società dell’Oceania. Un esempio era la parola “prolenutro”, che stava ad indicare tutti gli intrattenimenti da pochi soldi e le notizie di varietà che il Partito teneva in serbo per le masse”.(1)

Contrariamente a quanto può apparire a prima vista, Orwell non parla di un mondo creato dalla sua fantasia, ma delle tendenze reali presenti nella nostra società. Con queste differenze: nella realtà, non c’è bisogno di un partito unico, possono essere moltissimi, purché condividano le stesse posizioni di fondo, anzi la loro pluralità dà l’illusione della presenza di un’opposizione, sempre utile per cambiare i cavalli senza mutare la meta prefissata. E non è utile, come pensavano i dirigenti di Oceania, eliminare dal vocabolario parole come democrazia, internazionalismo, onore, giustizia, morale, scienza. Basta capovolgerne il significato, e la democrazia sarà un perfetto alibi per giustificare il lancio di missili contro un popolo da “liberare”, l’onore la giustificazione per lanciare un vile attacco con droni, aerei senza pilota. L’attuale società è più orwelliana di Orwell.

L’America è stanca di un guerrafondaio rozzo come G:W. Bush? Ecco pronto un personaggio brillante e rassicurante, capace dei più raffinati discorsi sull’intesa tra i popoli, atteso come il Messia dai popoli dell’Asia e dell’Africa, insignito del premio Nobel da una delle più rinsecchite e inutili istituzioni accademiche del mondo. Risultato: ancor più soldi regalati alle banche, e invece di due guerre, l’America ne affronterà tre. Il presidente deve fingere di essere entrato nel conflitto tirato per i capelli, e a questo sono serviti i colpi d’ariete alla Sarkozy. Se l’operazione fallirà, sarà quest’ultimo il capro espiatorio.

L’elettore non può scegliere mai la linea politica del paese, ma soltanto l’involucro, la presentazione, se volete, la coreografia politica. E se la politica effettivamente condotta è proprio l’opposto di quella che ha “scelto”, tanto peggio per lui. Un’altra volta scelga un candidato “sincero e attendibile”. Sembra una farsa, ma è una tragedia. Questa è la democrazia blindata dell’epoca dell’imperialismo. La mano è d’acciaio temprato, il guanto non è neppure più di velluto, ma di plastica dozzinale.

L’inganno è dunque permanente, quotidiano, e la radice della menzogna è da cercare nella realtà, nello sfruttamento dell’uomo sull’uomo, che ha mille forme, e deve essere celato ai più, persino alle vittime dirette, che devono credere che la loro triste situazione è colpa del destino o della propria incapacità, o di un singolo governo, caduto il quale tutto si risolverà, o frutto di volontà divina. L’uomo primitivo non era libero, dipendeva dalla natura, poteva essere violento, persino cannibale. Però, la sua azione era guidata dai suoi bisogni, nel complesso assai limitati, come quelli degli animali. I lupi uccidono i cervi, ma quando non c’è il morso della fame, gli uni e gli altri possono convivere sullo stesso territorio senza ostilità.

L’uomo moderno è assai meno condizionato dalla natura, ma molto di più dal capitale, la cui fame di plusvalore è inesauribile. Quando lo sfruttamento nelle fabbriche o nelle fattorie, il normale modo di creazione del plusvalore, non basta più, quando neppure i complicatissimi trucchi e truffe della finanza sono più sufficienti, allora il capitale torna alle origini, alla guerra corsara, alla rapina. Gli imperialisti, tra i numerosi paesi che reprimono violentemente il dissenso, hanno scelto la Libia per impadronirsi dei suoi ingenti fondi sovrani, come hanno messo in rilievo alcuni giornalisti non embedded.

Il malcapitato paese è tra quelli storicamente avversi a Washington – l’aggiornamento della lista e l’esclusione della Libia dai paesi canaglia si rivela una pura operazione di facciata. Ma diamo tempo al tempo: poiché il disastro finanziario è inevitabile per USA e Inghilterra (la Standard&Poor's ha già declassato il debito pubblico americano), questi paesi dovranno continuare nella loro prassi corsara. Dopo la Libia a chi toccherà? Si può guardare la mappa del petrolio o del gas, e gli stati oggetto di attenzione sono molti. E si può scommettere che, alla fine, toccherà anche all’Arabia Saudita. Luttwak, che è ben informato, più volte l’ha fatta oggetto di pesanti critiche. Si tratta di un’alleata, nei confronti della quale c’è già un forte controllo militare, anche per timore che l’esercito faccia un golpe repubblicano. L’occupazione vera e propria potrebbe avvenire strappando il consenso alla monarchia, e col pretesto di proteggerla dall’aggressione di qualche altro paese o dal terrorismo. Dopo di che, le ingenti riserve finanziarie e petrolifere del paese sarebbero utilizzate per rimandare il crollo degli imperialismi anglosassoni, con la parte del leone per gli USA. E si potrebbe indorare la pillola introducendo una piccola dose di diritti democratici, qualche modesta libertà formale alle donne. Fantapolitica? L’Arabia è amica degli USA? Anche Gheddafi era amico del cuore di Berlusconi, di Tony Blair, di Sarkozy, e non è stato lui a tradirli. Se avesse concesso a Francia, Inghilterra e USA quel che chiedevano, avrebbe avuto licenza di mitragliare gli insorti, esattamente come il Bahrein.

Qualcuno eccepirà che gli Stati Uniti sono in cattive condizioni economiche, e che non possono permettersi nuove guerre. Questo, “secondo ragione”. Ma, ricalcando Pascal, potremmo dire che l’imperialismo ha le sue ragioni che la ragione piccolo borghese non conosce, o che, come un drogato all’ultimo stadio, non può più smettere, pur rendendosi conto delle conseguenze letali. La natura stessa dell’imperialismo non permette di ritirarsi con ordine, e gli USA saranno coinvolti in sempre nuove guerre, fino al crollo. Dana Visalli scrive: “Gli Stati Uniti hanno sganciato 15 milioni di tonnellate di bombe sulla superficie terrestre negli ultimi 60 anni e 1 milione di tonnellate di napalm su campi e foreste, hanno disperso 20 milioni di galloni di defoliante in alcune delle foreste con più biodiversità del pianeta. In ogni caso, le forze armate USA stanno conducendo una guerra contro la Terra stessa. Uno sforzo così inutile non è avvenuto con poca spesa: il costo totale di tutte le spese militari per il 2012 si stima che ammonti a 1200 miliardi di dollari, un terzo del totale del budget federale. Sono proprio le forze armate che stanno portando il paese in bancarotta.” E mette in rilievo anche i costi umani all’interno degli Stati Uniti stessi: ”L’angoscia esistenziale e le disfunzioni dei soldati di ritorno dal fronte è una cosa ordinaria. Un recente studio indica che il 62% dei soldati di rientro dalla guerra in Iraq hanno chiesto una consulenza per la salute mentale, con il 27% che mostra pericolosi livelli di abuso di alcol. I tassi di suicidio tra i soldati e i veterani sono incrementati drammaticamente negli ultimi anni. Più di 100.000 veterani del Vietnam si sono uccisi, molti più di quelli morti in guerra. Più di 300.000 veterani delle forze armate USA sono al momento senza casa, come rivela un altro studio. (2)

Ripensiamo alle parole di Lenin, per il quale l’imperialismo non è una politica, una scelta spontanea, ma uno sviluppo inevitabile del capitalismo, giunto a un determinato grado di sviluppo. Il paese più potente del mondo non ha scelta, la sua via è quella del capitale finanziario sempre più avventurista e delle guerre predatorie.

Quanto agli imperialismi caudatarii come il nostro, alla tragedia si mescola la farsa. Dopo tante assicurazioni che l’Italia non aveva intenzione di bombardare, Berlusconi ha gettato la maschera. E’ confermato, tuttavia, che a spingerlo a tale passo sono state le pressioni del premio Nobel per la pace Obama (Nobelpax, potremmo chiamarlo, ispirandoci a Orwell).

“Il governo informerà il Parlamento sulle azioni mirate in Libia”, recita uno scarno comunicato. E la Russa ha già detto che non occorre una nuova votazione. Il parlamento “Sovrano”, ridotto a una cassetta delle lettere, è informato dei bombardamenti, prima dai giornali e solo dopo dal presidente del consiglio e dai ministeri degli esteri e della difesa (Il Minipax di La Russa!). Napolitano è d’accordo con i bombardamenti, su questo non avevamo dubbi.

Il parlamento è ridotto a un talk–show, e ci si aspetta che qualcuno interrompa i dibattiti annunciando: “Pubblicità!”. Dai primi commenti, non pare che sia venuta una vera opposizione alla guerra. Calderoli protesta, non per motivi di principio, ma perché, in cambio dell’impegno militare, non si ottenuto un congruo guiderdone, cioè un valido aiuto alla campagna xenofoba : “Abbiamo già fatto abbastanza mettendo a disposizione le basi e l'appoggio logistico e il pattugliamento anti-radar - prosegue Calderoli -. Personalmente non avrei dato neanche questa disponibilità se non in cambio di un concreto concorso delle forze alleate al respingimento dell'immigrazione clandestina e alla condivisione del peso dei profughi”.

Ancor peggio la Finocchiaro: “Il nostro riferimento continua ad essere la risoluzione 1973 dell'Onu. Se verranno confermati i confini di quella risoluzione il Pd non farà mancare il suo assenso... Quello che troviamo gravi sono le divisioni irresponsabili che continuano a manifestarsi dentro il governo con la Lega che continua a prendere le distanze dalle decisioni di Berlusconi. Questo è un fatto per noi inaccettabile che testimonia della crisi continua e irreversibile di questo esecutivo”. (Unità.it 25/04/2011)

Trova gravi, non i bombardamenti, ma la presa di distanza della Lega che, sia pure per motivi elettorali, intacca l’Union sacrée.

Geniali le dichiarazioni di Gasbarra, Pd: “La decisione del governo italiano di partecipare alla missione libica con azioni belliche dirette è grave e in palese contrasto con l'articolo 11 della Costituzione... Una modifica così rilevante della missione deve essere decisa dal Parlamento che va convocato per votare l'autorizzazione a bombardare e non può certo bastare una semplice informativa”. Prima parla dell’incostituzionalità dei bombardamenti, poi pensa che il parlamento possa autorizzarli. Questa è alta sapienza giuridica!

Qui si vede che, sui temi essenziali, non c’è differenza tra Pd e Pdl, partiti che hanno sposato in pieno la causa dell’imperialismo. Eppure c’è chi ha ancora il coraggio di parlare di “sinistra” a proposito del Pd.

Non a caso, più lettori dell’Unità hanno commentato l’articolo con queste parole: “vergognoso il PD, vergognosa la Finocchiaro, questa è la Caporetto di quello che fu la sinistra italiana”. Un altro: “ma la finocchiaro, invece di acquattarsi, pronta a far cadere il governo, che fa? dice che potrebbero anche offrire la solita stampella? ah, dimenticavo, è una questione di ideali interventisti, al cuore non si comanda.” Un terzo: “Bene, questa è un occasione da non perdere per mandare a casa Berlusconi. Peccato che ci penserà di nuovo il PD a salvarlo. Come per il primo voto sull'intervento contro la Libia, dove senza i voti del PD il governo sarebbe andato sotto. Scommettiamo???” Un quarto grida senza fine: “finocchiara vergognati finocchiara vergognati ...” E un quinto, dalla memoria lunga: “Gasbarra del PD ha accusato il governo di violare l'art.11 della costituzione. Giusto, come fece D'Alema per il Kossovo.” Ci sono anche commenti interventisti, che vi risparmio.

Le risposte che abbiamo riportato mostrano che esiste nel paese una tendenza antimilitarista, che non trova una rappresentanza in nessun partito del parlamento, e che ha bisogno solo di un centro di riferimento, di un’organizzazione in grado di collegare le proteste e dare all’indignazione e alla collera uno sbocco politico.

27 aprile 2011

Note

1) George Orwell, “1984”, “Appendice, I principi della neolingua”.
2) Dana Visalli, “La guerra globale degli USA contro il pianeta terra. Un’analisi delle forze armate statunitensi”, Globalresearch.ca, in ComeDonChisciotte, 20 aprile 2001.

Michele Basso

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