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(28 Febbraio 2012) Enzo Apicella

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C'ERANO UNA VOLTA LE STAGIONI DELL'HIMALAYA

(30 Aprile 2011)

Le stagioni non sono più quelle di una volta, sulle alture dell'Himalaya. Prendiamo il caso del Darjeeling, regione orientale della catena dell'Himalaya, tra l'India settentrionale e il Nepal. A sentire la gente del luogo, negli ultimi decenni i torrenti portano sempre meno acqua, i raccolti diminuiscono, gli alberi cominciano a fiorire prima del solito... E quello che detto così può passare per luogo comune, empirica osservazione di agricoltori locali, corrisponde alla perfezione a una mole crescente di studi scientifici sull'impatto del cambiamento globale del clima. La catena dell'Himalaya è tra le regioni del pianeta più studiate dagli scienziati del clima, e dove gli effetti del riscaldamento globale sono considerati più visibili - si pensi allo scioglimento dei ghiacciai. Ora, due biologi hanno provato a studiare la cosa attraverso la percezione degli abitanti della zona: la rivista statunitense Science riferisce della loro ricerca sotto il titolo «Guardare il cambiamento del clima attraverso gli occhi di un agricoltore».
È la più ampia ricerca del genere mai compiuta. I due biologi (Kamaljit Bawa dell'Università del Massachusetts, Boston, e il suo dottorando Pashupati Chaudhary) hanno intervistato 250 famiglie in 18 villaggi himalayani nel Darjeeling tra i 2000 e i 3000 metri sul livello del mare. Non hanno fatto domande dirette sul clima, che avrebbero potuto dare risposte distorte, ma piuttosto sulle loro abitudini di agricoltori, e come sono cambiate negli ultimi 20 anni. Poi hanno aggiunto domande su circostanze specifiche (e quantificabili, come la frequenza della siccità o le temperature medie). Hanno ottenuto risposte circostanziate. Un gruppo di donne ad esempio dice che per tutta la vita avevano lavato i contenitori del cibo ogni 3 o 4 giorni, ma ormai si rendono conto di doverli lavare ogni 2 giorni: qualche grado in più di temperatura fanno andare a male gli alimenti più in fretta. Tutti parlano di primavere precoci e di estate più calde. Si lamentano delle zanzare: a quelle altitudini una volta non c'erano. Inoltre, gli abitanti notano che piante comuni della zona, come i rododendri, ora crescono più in alto, in zone più fredde, mentre altre specie sono scomparse. Osservazione corroborata da fior di studi su come piante e animali hanno risposto al clima più tiepido (spesso «emigrando» ad altitudini o latitudini più alte).
Tra gli intervistati «c'è la diffusa sensazione che il clima sta diventando più caldo, le fonti d'acqua si stanno prosciugando, l'inizio dell'estate e del monsone si è anticipato negli ultimi 10 anni e sulle montagne c'è meno neve di prima», scrivono i due biologi nel loro resoconto (su Biology Letters). Notano che gli abitanti sono consapevoli anche di cambiamenti nella biodiversità. «La gemmatura e la fioritura degli alberi anticipata, la presenza di parassiti agricoli e di piante infestanti, le zanzare». Notano poi che «la gran parte delle percezioni locali è conforme ai dati scientifici», e aggiungono: «Il sapere locale può essere raccolto in modo rapido ed efficiente con mezzi sistematici», e le osservazioni locali sono di importanza fondamentale: perché «il riscaldamento globale non è descrivibile semplicemente come un aumento universale delle temperature, e i suoi effetti possono variare da regione a regione», fa notare Bawa. Dunque il sapere locale «può aiutare i ricercatori sul clima e sulla biodiversità a meglio monitorare il devastante impatto del riscaldamento globale». E può aiutare i decisori politici a delineare le strategie di adattamento al clima che cambia, «specialmente in una regione del mondo che subisce cambiamenti così notevoli».

Paola Desai - Il Manifesto

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