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    (Il saccheggio del territorio)

    Proteggiamo il Parco di Casal del Marmo.

    Una petizione per tutelare un’area di grande valore ambientale a Roma nord ovest

    (4 Maggio 2011)

    Nell’intervista che segue, Domenico Ciardulli, Segretario del Coordinamento Comitati Roma Nord, ci spiega il senso di una iniziativa lanciata alcune settimane fa: una petizione a tutela del Parco di Casal del Marmo. Come viene illustrato, con dovizia di particolari, il fatto che l’area in questione sia ufficialmente sottoposta ad un vincolo non la mette definitivamente al riparo da operazioni speculative, ci vuole l’iniziativa dei Comitati di Quartiere. Ora, a Roma di situazioni analoghe ve ne sono molte. Nel caso della fascia nord ovest della capitale, va detto che si tratta di tutelare e valorizzare quel peculiare rapporto tra città e campagna che è già stato in parte alterato dall'Amministrazione Veltroni e che rischia di esserlo ulteriormente dalla Giunta Alemanno, anch’essa sensibile agli appetiti dei costruttori.

    1) Potresti anzitutto descrivere e localizzare l’area oggetto della petizione?

    Il Parco di Casal del Marmo si colloca nel quadrante Nord-Ovest di Roma, in un’area compresa tra il Grande Raccordo Anulare ed il Quartiere di Palmarola a Nord e Via Casal del Marmo ad Ovest, ad Est tra la Via Trionfale e il Quartiere di Torrevecchia e a Sud tra il Consorzio Quartogrande e Via Pian del Marmo. Quello che secondo il PRG (Piano Regolatore Generale) del 2008, approvato dal Consiglio comunale di Roma, dovrebbe diventare il parco agricolo di Casal del Marmo è il grande polmone che ha al suo interno e ai suoi margini rilevanti strutture pubbliche (Ospedale S.Filippo Neri, Carcere Minorile, l’istituto alberghiero, il Complesso di Santa Maria della Pietà); vaste aree agricole sono ancora di proprietà pubblica; è attiva nell’area vicino l'ospedale San Filippo Neri la cooperativa agricola "Cobragor".

    2) Attualmente chi è il proprietario di questo territorio?

    Secondo una ricerca catastale condotta qualche anno fa dal Comune di Roma, la superficie totale del Parco è di circa 378 ha., che sono ripartiti nelle seguenti grandi proprietà:

    La proprietà MASSARA consiste in circa 124 ha. (32% della superficie totale del Parco) e si colloca nell’area Est del Parco, questa è delimitata ad Ovest dal Fosso di Pian del Marmo, ad Est dalla Via Trionfale e la proprietà della PROVINCIA, a Nord dal Quartiere Palmarola e a Sud dai Quartieri di Primavalle e dal Consorzio Quartogrande;

    L’ISTITUTO BANCARIO (Banca Antonveneta) è proprietario di un territorio di circa 79 ha. (20% della superficie totale del Parco), collocato nell’ambito Ovest del Parco, delimitato ad Est dal Fosso di Pian del Marmo e dalla proprietà MASSARA, ad Ovest dalla Via Casal del Marmo, a Nord dal Quartiere Palmarola, a Sud/Est dalla proprietà VITTORINI e più a Sud dalla proprietà SOGENE S.p.A.;

    La PROVINCIA è proprietaria di un territorio di circa 60 ha. (15% della superficie totale del Parco), collocato nell’ambito Est del Parco, delimitato ad Ovest dalla proprietà MASSARA, ad Est dal complesso ospedaliero del S. Filippo Neri e dalla Via Trionfale;

    La SOGENE S.p.A. è proprietaria di un territorio di circa 35 ha (9% della superficie totale del Parco), collocato nell’area Sud/Ovest del Parco, delimitato a Nord dalla proprietà dell’ISTITUTO BANCARIO, ad Ovest dal Quartiere di Casal del Marmo e a Sud dal Consorzio Quartogrande;

    La proprietà VITTORINI è proprietaria di un territorio di circa 23 ha. (6% della superficie totale del Parco), collocati nell’area Sud, al centro del Parco, lungo il Fosso di Pian del Marmo, delimitata ad Est dalla proprietà MASSARA, ad Ovest dalla proprietà SOGENE e a Sud dai Quartieri di Primavalle e di Torrevecchia.

    Per quanto concerne l’assetto proprietario dell’area Sud/Ovest del Parco, questa è caratterizzata da una frammentazione di più proprietà private di estensione medio-piccola, che oscilla tra i 13 ha. della SOCIETA’ AGRICOLA FORESTALE SRL e i 0,16 ha. della proprietà ANTONELLI, confinanti ad Ovest con il Quartiere Palmarola e Via Casal del Marmo, a Nord con le proprietà VITTORINI e SOGENE e a Sud con il Consorzio Quartogrande e Via Pian del Marmo.
    Il Piano Regolatore Generale del 1962 aveva previsto che proprio nel bel mezzo della Tenuta si potessero costruire ville con parco (G4). Il Comune con una variante, per mantenere alle terre una vocazione agricola le cancellò, ma il ricorso al TAR dei proprietari ne ripristinarono la destinazione. Il nuovo Piano Regolatore è riuscito a eliminare quel tipo di edificazione, ma ha concesso in cambio che due aree, poste ai confini della Tenuta, siano edificabili più intensivamente.

    3) Perché, nonostante i vincoli previsti dal PRG, voi ritenete che vi siano pericoli?

    Sono passati 3 anni dall'approvazione del Piano Regolatore ed il Campidoglio è rimasto fermo e immobile rispetto al previsto programma di realizzazione del Parco Agricolo. Già uno studio (ECOMED) esprimeva con estrema chiarezza il rapporto in termini gestionali:
    “Sul fronte della fruizione delle aree interne, un passaggio assai delicato è costituito dalla organizzazione di accordi e convenzioni con i privati proprietari delle aree per l’apertura al pubblico delle aziende e della rete di sentieri”.
    L’apertura alla fruizione pubblica (eventualmente sottoposta a limitazioni di orari e tempi) costituisce uno dei principali obiettivi della procedura di concertazione per la realizzazione del Parco Agricolo. Niente è stato fatto neanche riguardo le piste ciclabili: Il piano quadro della ciclabilità prevedeva nel settore Nord-Ovest due direttrici: una lungo il tracciato ferroviario della FM3-Via Trionfale (di cui una parte già finanziata nel tratto S.PietroStaz.ne di Monte Mario) e un’altra lungo la Via di Casal del Marmo. Collegato a questo è previsto un’altro tratto minore lungo la valle del fosso di Palmarola.
    E’ programmato anche un percorso lungo la direttrice Via di Torresina-Via Monte del Marmo a Sud del Parco. L’unica pista ciclabile esistente è quella del Parco di S.Maria della Pietà con un percorso di 1,4 km. Il rischio e la preoccupazione dei comitati di quartiere e delle associazioni ambientaliste è che l'immobilismo del Comune di Roma faccia decadere il vincolo del PRG sulla destinazione d'uso e permetta ai proprietari di ottenere quanto il TAR aveva concesso loro molti anni fa riguardo l'edificazione residenziale che oggi apparirebbe in prospettiva un'immensa fonte di profitto.

    4) Quali sono state, sinora, le iniziative territoriali contro il possibile uso a fini speculativi dell’area?

    Ad oggi le iniziative sono state rese difficili dalla scarsa informazione e dalle difficoltà di accedere ai terreni . Una recente iniziativa pubblica tenuta il 10 aprile scorso, organizzata da un coordinamento di comitati e associazioni ha visto circa duecento cittadini invadere pacificamente i sentieri del parco e i percorsi interpoderali. Ma alcune persone non identificate hanno pensato bene di rendere difficile la passeggiata nel parco con sbarramenti e velate intimidazioni. L'eco sui media è stato minimo. Forse il problema del coordinamento per il parco agricolo di Casal del Marmo è la presenza al suo interno di organizzazioni di partito o di persone legate ai partiti non per mancanza di buona fede delle stesse ma per la possibile strumentalizzazione nelle sedi istituzionali da parte dei decisori politici e per l'indebolimento del valore civico della rivendicazione. Ad ogni modo, puntiamo molto sulla petizione (http://www.petizionionline.it/petizione/salviamo-il-parco-agricolo-di-casal-del-marmo/3753) che abbiamo la lanciato. Invitiamo a sottoscriverla e a diffonderla capillarmente assieme a questa intervista. Sarebbe inoltre auspicabile che i comitati di quartiere riuscissero a collegarsi con tutte le realtà sensibili che si muovono a Roma a difesa dei vari parchi a rischio speculazione edilizia, così da organizzare un grande evento formativo e informativo che parta dai singoli quadranti per giungere ad una conferenza cittadina finale.


    5) Abbiamo fatto riferimento in senso positivo ad un vincolo contenuto nel PRG targato Veltroni. Tuttavia, non si può negare che lo stesso Piano Regolatore nell’area nord ovest della città abbia fatto notevoli danni…

    E’ vero: ne è un esempio il programma di recupero urbano Selva Candida Palmarola. E' uno dei 32 interventi pubblici indicati nel sito del comune di Roma ed è legato agli articoli 11 del piano di recupero urbano denominato PALMAROLA - SELVA CANDIDA. In sostanza, qui come in altre aree della città, ai costruttori è stato permesso di edificare in cambio della realizzazione di interventi di interesse generale. Nel caso specifico, però, gli interventi privati sono quasi tutti terminati ma degli interventi pubblici non è ancora stato realizzato nulla. Inoltre, i nuovi svincoli del GRA hanno servito aree commerciali come via Arola a Selva Candida ed il complesso commerciale legato al cinema Gulliver ad Ottavia ma sembra che non si sia pensato al contestuale adeguamento delle strutture viarie esistenti come la via Casal del Marmo e la via Trionfale. Risultato? Incidenti mortali più che triplicati soprattutto a danno dei pedoni e strade bloccate dal traffico nelle ore di punta. I treni della linea Viterbo Cesano Roma con i loro disservizi quotidiani e inadeguatezze non riescono a diminuire l'uso delle auto.
    Spostandoci un po’ più a nord, il Comune di Roma, rilasciando concessioni edilizie per la costruzione di nuove abitazioni nel territorio limitrofo agli impianti della Radio Vaticana di S. Maria di Galeria in base al nuovo Piano Regolatore Generale, insedia a Cesano oltre 5.200 cittadini fino a 4 km. di distanza dal centro radiofonico. Questi andranno ad aggiungersi ad altri 7.000 abitanti in anch’essi entro i 4 km. dalla stazione radiofonica, ad Osteria Nuova e a Cesano grazie alle concessioni edilizie rilasciate durante l’amministrazione Rutelli (piano di zona B-20 e Zona O). In totale 15.500 nuovi abitanti entro 4 km. di distanza dalla Radio Vaticana, senza tener conto degli insediamenti della Braccianese, della Storta e dell’Olgiata antecedenti il nuovo PRG. C’è un libro uscito di recente (Bomba atomica, di Ramaccioni e Fragale) che spiega gli effetti devastanti dell’elettrosmog in quest’area, dove i tassi di leucemia sono assai più alti che nella media nazionale. Dunque, qui non poteva esserci una ulteriore espansione edilizia senza aver prima risolto la questione con Radio Vaticana. Ma la logica dell’interesse privato, incoraggiata dal PRG, ha prevalso.

    A cura de Il Pane e le rose - Collettivo redazionale di Roma

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