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(10 Ottobre 2011) Enzo Apicella

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(Di lavoro si muore)

Flash mob operai e familiari delle vittime ThyssenKrupp Torino

(10 Maggio 2011)

Flash mob

Nel pomeriggio i lavoratori ThyssenKrupp di Torino costituiti Parte Civile nel processo ed alcuni familiari delle vittime hanno dato vita ad un flash mob interrompendo l’inizio del Convegno, tenutosi presso la sede della Provincia, intitolato “ThyssenKrupp, la sentenza”: con la bocca imbavagliata hanno aperto lo striscione aziendale listato a lutto e distribuito un volantino (vedi in allegato) in cui spiegano le ragioni del loro gesto.

Vengono discriminati e censurati (di qui la scelta simbolica del bavaglio) dalle Istituzioni di questa Città, in primis il Comune, nelle figure del Sindaco S. Chiamparino e del suo Vice T. Dealessandri, costituito al fianco degli operai nel processo insieme agli altri Enti locali, che ha ricollocato in aziende ex municipalizzate (Smat e Amiat) alcune decine di ex lavoratori ThyssenKrupp, nessuno dei quali costituito Parte Civile nel processo!!

Per queste motivazioni abbiamo chiesto un incontro ed un impegno in questo senso anche ai futuri candidati Sindaco della Città, per chiedere che si vada fino in fondo nel chiarire questa vicenda.

Incontri peraltro già avvenuti con i candidati A. Musy e J. Bossuto ma non con M. Coppola e P. Fassino, con il quale attendiamo un incontro da tre settimane, di fatto negato dal suo Ufficio Stampa, che di fatto ci stanno ignorando come Chiamparino e Dealessandri.

Se da un lato si discriminano gli operai dall’altro addirittura si applaudono gli assassini: come avvenuto sabato a Bergamo - dove la Confindustria ha tributato un applauso all’ad di ThyssenKrupp H. Espenhahn, recentemente condannato in primo grado a 16 anni e mezzo per la strage di Torino – a chi è responsabile dell’assassinio dei nostri 7 compagni di lavoro.

Si permette quindi a degli assassini non solo di essere ancora in libertà, ma di presenziare a delle riunioni e ricevere addirittura degli applausi!

Inqualificabile la posizione di Confindustria e del suo Presidente E. Marcegaglia, la quale ha dichiarato che “questa sentenza allontanerebbe gli investitori stranieri”.

Chiaro che per Confindustria o si ottiene impunità o si delocalizzano le produzioni laddove norme di sicurezza e controlli siano meno restrittivi e più facilmente aggirabili.

Il Presidente Marcegaglia farebbe bene ad andare oltre le parole di circostanza rivolte ai familiari delle vittime (con la promessa di “garantire sempre più la sicurezza nei luoghi di lavoro da parte delle imprese”) e dare seguito, con fatti concreti, a tali dichiarazioni: la sicurezza è preciso dovere delle imprese e non può essere minimamente delegata ai lavoratori. Inaccettabile la linea degli imprenditori emersa a seguito della sentenza ThyssenKrupp: garantire gli investimenti in Italia a patto che non si perseguano diritti e sicurezza dei lavoratori.

Anche il Min. Calderoli, che condanna la posizione di Confindustria, dimentica che proprio il Governo Berlusconi non ha perso occasione per indebolire di fatto il D.Lgs. 81/2008 sulla Sicurezza e appoggiare incondizionatamente il piano Marchionne (dove gli investimenti promessi?; per ora, l’unica promessa mantenuta a Mirafiori è la cassa integrazione per migliaia di lavoratori), che fa scempio dei diritti dei lavoratori (aumentando ritmi di lavoro e diminuendo le pause, a scapito della sicurezza) e della rappresentanza sindacale.

Una sentenza, quella ThyssenKrupp, che il Presidente dell’Unione degli Industriali di Torino G. Carbonato non ha esitato a definire alcuni giorni fa “sconcertante”, chiarendo fin troppo bene l’impegno degli industriali in fatto di sicurezza nei luoghi di lavoro.

Sconcertante semmai è vedere come nel 2011 una gran massa di lavoratori, in Italia e nel mondo, muoia per produrre profitti e ricchezze cui oggi non ha accesso e come in un coro unico si levi la voce di tutti coloro che mettono i loro profitti davanti ai nostri diritti.

E tutto ciò nell’assordante silenzio, se non con la complicità, di Governi e Istituzioni.

Nonostante esistano mezzi e misure per contrastare i morti sul lavoro, il loro numero rimane vergognosamente alto per la sola smania di profitto degli imprenditori.

Continueremo a lottare per la verità e la giustizia per i nostri compagni di lavoro uccisi e per un lavoro sicuro e dignitoso per tutti i lavoratori.

Torino, 9 maggio 2011

Ass. Legami d’Acciaio onlus
(Familiari delle vittime ed ex lavoratori TK Torino)

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