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La disoccupazione tra i giovani arabi e le rivolte del 2011

I tassi di disoccupazione giovanile nell’area nordafricana e mediorientale sono da sempre elevati, i giovani costituiscono il 60% della popolazione e, sin dal boom demografico degli anni Ottanta, si è constatata la difficoltà del loro ingresso nel mercato del lavoro.

(12 Maggio 2011)

anteprima dell'articolo originale pubblicato in www.nena-news.com

La disoccupazione tra i giovani arabi e le rivolte del 2011

foto: www.nena-news.com

DI YASAMAN PARPONCHEE E GIADA SALTA*

Roma, 12 maggio 2011, Nena News - Il 21 marzo scorso l’ILO ha diffuso un comunicato stampa con il quale individuava nell’elevato tasso di disoccupazione giovanile una delle cause scatenanti le recenti rivolte nell’area del Nord Africa e del Medio Oriente: dagli ultimi dati disponibili del 2010 si tratta del 23% dei giovani. Tale affermazione però lascia aperte ulteriori questioni.

Come noto i tassi di disoccupazione giovanile nell’area nordafricana e mediorientale sono da sempre elevati, i giovani costituiscono il 60% della popolazione e, sin dal boom demografico degli anni Ottanta, si è constatata la difficoltà oggettiva nella gestione delle risorse umane e del loro ingresso nel mercato del lavoro. Come si spiega allora il nesso causale tra la disoccupazione giovanile e le rivolte giunte solo nel 2011?

Molti attribuiscono i fatti accaduti alla ritrovata consapevolezza dei giovani, ai mezzi di comunicazione, che hanno superato le censure dei governi, ed altri ritengono invece semplicisticamente che i tempi siano maturati. Indipendentemente da eventuali valutazioni circa la relazione di causalità tra le rivolte e la disoccupazione è indubbio che i tassi di disoccupazione giovanile nell’area mediorientale siano tra i più alti al mondo.

Mentre nei Paesi occidentali si registra un aumento dell’età media della popolazione, un eccessivo ritardo nell’entrata nel mercato del lavoro dei giovani ed un disallineamento tra le competenze possedute e quelle richieste dal mercato in quelli maghrebini e mediorientali, ad esclusione del mismatch tra gli skills e le necessità del mercato del lavoro, le cause sono opposte: il boom demografico ha causato l’insufficienza dei posti di lavoro per i tanti giovani che si affacciano al mercato in età troppo giovane, situazione accentuata altresì dalla composizione del comparto economico, fondato sul pubblico impiego a sua volta legato alle risorse naturali di cui la maggior parte degli Stati dell’area del Nord Africa e del Medio Oriente (MENA) usufruiscono. Per migliorare questa situazione l’ILO vuole avviare un percorso che porterà all’adozione di misure volte a garantire il rispetto dei diritti fondamentali sul lavoro, l’occupazione e la protezione sociale.

Tutti elementi ad oggi assenti nel mercato del lavoro nordafricano e mediorientale come testimonia uno studio condotto dalla Silatech nel 2010 (The Silatech Index: Voices of Young Arabs, 2010, in www.silatech.com) il quale ha evidenziato che la percentuale di giovani che vorrebbero emigrare all’estero è addirittura più elevata tra le schiere di coloro che già hanno un’occupazione piuttosto che tra quelli che ne sono privi.

Come accennato la situazione occupazionale nei Paesi arabi è fortemente influenzata dalla scarsità di investimenti privati – motivata dalla presenza di un settore privato molto limitato e fortemente sottoposto al controllo statale – e da una crescita stagnante, causata dal cosiddetto social contract messo in atto dall’inizio degli anni Settanta.

Per le giovani donne la situazione è addirittura peggiore: il tasso di disoccupazione raggiunge il 31,5% ed il livello di partecipazione al mercato del lavoro è molto inferiore a quello di qualunque altra regione del mondo.

Quanto sin ora esposto prescinde anche dal livello di istruzione e formazione dei giovani dell’area, poiché anche coloro che hanno investito nella formazione si devono scontrare con una realtà che non corrisponde affatto alle loro aspettative, scatenando un altro effetto molto caro ai Paesi occidentali: l’immigrazione.

Secondo quanto affermato da Dorothea Schmidt, esperto senior per l’occupazione all’ufficio ILO del Cairo, la creazione di posti di lavoro deve essere la priorità dei nuovi governi di questi Paesi. Questa potrebbe risultare un’affermazione ovvia, ma sarebbe un primo passo significativo per quei giovani che non si sentono protetti dal loro stesso Paese e ai quali si prospettano come uniche alternative percorribili la rivolta o l’emigrazione.

Con l’intento di delineare i fatti accaduti di recente, visti da una prospettiva trasversale, abbiamo raccolto in questo Bollettino Speciale alcuni documenti e articoli che descrivono l’attuale assetto produttivo, economico, sociale e demografico dell’area dell’Africa del Nord e del Medio Oriente, nonché le caratteristiche del mercato del lavoro e le motivazioni alla base delle difficoltà deigiovani di trovare un’occupazione confacente alle proprie aspettative ed alla propria formazione.

*www.adapt.it

Yasaman Parpinchee Ph. D. in Diritto delle relazioni di lavoro

Giada Salta, Scuola internazionale di Dottorato in Formazione della persona e mercato del lavoro Adapt – CQIA Università degli Studi di Bergamo

Nena News

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