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Il ricatto

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(20 Giugno 2010) Enzo Apicella
A Pomigliano la Fiat convoca, con scarso successo, una manifestazione a favore dell'accordo

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Gli insegnamenti della Bertone

La discussione sulla Bertone non può risolversi in una valutazione e in un giudizio sulle posizioni della sua RSU e sulle alternative di voto

(17 Maggio 2011)

E’ evidente che la Bertone pone un problema a tutto il movimento operaio, sull’esistenza stessa di una prospettiva e di una strategia per contrastare l’offensiva padronale.
Contrastare il ricatto della FIAT, come in generale l’offensiva padronale, non può essere un compito che si affronta nelle singole fabbriche in ordine sparso. Anche il fatto che a Pomigliano e Mirafiori gli operai siano riusciti a esprimere praticamente da soli un alto livello di resistenza non significa né che l’azione e la strategia della FIOM, per non parlare della CGIL, sia stata adeguata, né soprattutto che i lavoratori delle singole fabbriche dispongano sempre della forza necessaria, che deriva dal loro numero e dalla loro storia sindacale e politica.
Il problema che si è posto alla Bertone deriva solo, a nostro avviso, dalla mancanza di una adeguata linea nazionale della FIOM. Presentare le scelte alla Bertone come una tattica astuta per svuotare il Referendum e identificare come soluzione adeguata il ricorso alla Magistratura significa sconfessare la linea di resistenza operaia che si è manifestata a Pomigliano come a Mirafiori, una linea univoca, riconoscibile e anche efficace, per sostituirla con un espediente improvvisato, con conseguenze gravi ed evidentemente non ben valutate; significa lasciare soli i lavoratori delle singole fabbriche e togliere alla loro lotta il significato e la prospettiva della difesa di interessi comuni e fondamentali.
Su quella linea di intransigente difesa operaia, come RSU FIOM e insieme alla parte più attiva dei lavoratori Piaggio, abbiamo combattuto l’accordo sulla mobilità due mesi fa e ci siamo scontrati con la FIOM territoriale e nazionale, che anche allora hanno assunto una posizione che abbiamo giudicato di rinuncia e di disponibilità al compromesso al ribasso.
Crediamo che l’assenza di una strategia della FIOM adeguata allo scontro in atto si spieghi in sostanza solo con l’incapacità della direzione nazionale della FIOM di sostenere un conflitto aperto e relativamente prolungato non solo con i padroni ma anche con la stessa CGIL, che sta convergendo verso la linea delle altre organizzazioni sindacale e del PD su tutte le questioni della contrattazione e della politica del lavoro. Conflitto del resto difficile da sostenere se non si abbandonano pratiche e vincoli accettati per decenni e se non si definisce un programma sindacale che permetta di unificare gli interessi dei lavoratori, attaccati e disgregati da almeno quindici anni di offensive padronali.
Questi problemi e questi limiti non si presentano oggi per la prima volta e non si risolveranno da soli nel prossimo futuro; chi si batte per la difesa degli interessi operai non può perciò rimandare una discussione sull’origine e i caratteri della situazione attuale del movimento sindacale. Tutta la storia sindacale recente dimostra che la soluzione non viene dall’interno delle strutture e dei gruppi dirigenti e nemmeno dai tentativi di influenzarli senza metterli in discussione. Un po’ come è successo nelle elezioni amministrative dei giorni scorsi, una situazione di blocco e di impotenza può essere risolta solo dal dispiegarsi di iniziative che direttamente esprimano e rappresentino interessi profondi e che non si fermino di fronte a vincoli organizzativi solo apparentemente insuperabili.
Nell’immediato, si tratta di non lasciare soli i lavoratori e le RSU dei singoli posti di lavoro di fronte a ricatti e alternative pesanti e ingestibili; ovunque possibile e anche indipendentemente da indicazioni e iniziative nazionali, bisogna sostenere tempestivamente e con azioni di lotta i lavoratori delle fabbriche che vengono attaccate, praticando sui posti di lavoro una comune linea di intransigenza su tutti gli aspetti delle condizioni di lavoro, con una pressione costante che faccia sentire ai padroni l’unità e la forza della classe lavoratrice.

Redazione "il Manifestino"

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