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Che Guevara

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(Memoria e progetto)

Comitato politico provinciale del PRC di Vicenza (16 febbraio 2004)

ordine del giorno proposto dal Segretario provinciale

(19 Febbraio 2004)

La Federazione di Vicenza del Partito della Rifondazione Comunista propone alcune riflessioni sul processo di costituzione del Partito della sinistra europea agli organi dirigenti nazionali, regionali e delle varie realtà territoriali del partito, nonché ai suoi organi di stampa.

Innanzitutto ribadiamo la nostra condivisione per la tesi 35 del documento politico conclusivo del 5° Congresso nazionale del Partito, nella quale si parlava della necessità di unire le forze della sinistra comunista, antagonista e di alternativa su scala continentale, senza prevederne né un compattamento ideologico né una fusione organizzativa. Tuttavia non possiamo non notare che il processo iniziato con l’incontro di Berlino del 10 e 11 gennaio mostra alcuni aspetti non condivisibili, nel metodo e nel merito. Nel metodo perché il partito a cominciare dai suoi organi dirigenti nazionali (Direzione e CPN) non ha mai discusso di questo progetto prima che il processo costituente avesse inizio. La Direzione nazionale si è infatti riunita solo 18 giorni dopo l’incontro di Berlino. Una simile modalità dovrebbe far dubitare della legittimità stessa di tutta l’operazione.

Più importanti e più significative sono le obiezioni che vogliamo porre sul merito della questione:

1) Prima di tutto non possiamo non notare come tale processo, a causa dell’accelerazione impressa da alcuni dei partiti componenti del GUE, rischia di lacerare e di allontanare le diverse componenti della sinistra europea: al Partito della sinistra europea dovrebbero aderire 11 partiti (ma due, il Pc ceco ed il Pc slovacco sono già sul punto di uscirne) sui 60 attivi in Europa, senza contare che in alcuni di questi partiti ci sono forti divergenze (nel Pcf e nello stesso Prc) sulla questione. L’accelerazione impressa a tale processo esclude oggettivamente quasi tutti i Pc dell’Est Europa, molti dei quali partiti con reali dimensioni ed influenza di massa (Pc russo, Pc bielorusso, Pc ucraino, per non parlare del Pc moldavo che con oltre il 50% dei suffragi si trova ad avere la responsabilità di governare uno dei paesi più poveri d’Europa, segnato da profonde tensioni nazionalistiche e caratterizzato dal più alto tasso emigratorio d’Europa). Vengono inoltre esclusi anche partiti come il Pc portoghese ed il KKE, partito comunista greco, partiti con peso elettorale pari o superiore a quello di Prc, Pds, Iu, Pcf, che nel recente passato dei loro paesi hanno giocato un ruolo di primo piano nella lotta contro le dittature che dominavano i loro paesi. Ma anche i trotskisti francesi o i partiti della cosiddetta “sinistra verde nordica” non partecipano a tale processo. In totale, a livello pan-europeo, i partiti i cui gruppi dirigenti hanno deciso l’adesione al partito europeo contano circa 300.000 iscritti e 6 milioni di voti, contro il milione di iscritti e i 20 milioni di voti degli “esclusi”. Appare chiaro come una simile operazione rischia di dividere, non già di unire, le già poche e frammentate forze della sinistra anticapitalista, antiliberista, pacifista e comunista europea.

2) Quale ruolo dovrà poi avere questo Partito della sinistra europea? Il regolamento su “Statuto e finanziamento dei partiti politici europei” (approvato dal Parlamento europeo nel febbraio 2003) introduce una singolare quanto inquietante novità nella disciplina giuridica dei partiti nelle democrazie liberali: la subordinazione dei partiti politici alle istituzioni e ai trattati europei e la subordinazione degli statuti dei partiti europei alla valutazione dell’UE “riguardo libertà, democrazia, diritti umani e norme di legge”. I partiti europei in quanto tali costituitisi, quindi, non sono come i partiti nazionali espressione della società civile, ma sono dipendenti dalle istituzioni europee che, come noto, non sono neutre dal punto di vista di classe. E’ inoltre opportuno chiedersi se con l’avvio di un tale processo si sottintende la fine della fase delle autonomie nazionali, degli stati e delle forze politiche nazionali come attori primari sulla scena politica europea. Vista la grande varietà di condizioni socio-politiche-culturali che caratterizza il continente europeo sarebbe meglio coordinare le varie realtà organizzate nei rispettivi contesti nazionali, piuttosto che dare origine ad un vero e proprio “partito europeo”

Il Comitato politico provinciale del PRC, pertanto, chiede agli organismi dirigenti nazionali di:

- rinviare il processo di fondazione del Partito della sinistra europea a dopo le elezioni europee, affinché le lacerazioni e divisioni emerse sulla questione in seno al GUE non si riflettano negativamente sulla campagna elettorale di tutta la sinistra alternativa europea;

- promuovere la stesura di un documento condiviso da tutte le forze del GUE nel quale si ribadiscano alcuni punti di lavoro comune (lotta contro il capitalismo ed il neoliberismo, difesa della pace, dei diritti dei lavoratori, dello stato sociale, una battaglia comune sul potere d’acquisto dei salari e delle pensioni), che valga da documento politico programmatico in vista delle elezioni europee;

- dopo le elezioni europee coinvolgere tutto il partito in un dibattito approfondito ed articolato per la costruzione di un soggetto politico unitario di tutta la sinistra comunista e di alternativa europea, che non abbia necessariamente la forma di un partito; - lavorare per rafforzare il Partito della rifondazione comunista in Italia, quale soggetto politico che rappresenta la sinistra di alternativa nel nostro Paese.


approvato con 15 voti a favore, 3 astenuti e nessun voto contrario

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