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Svolta a Sinistra, avanti al centro!

(24 Maggio 2011)

anteprima dell'articolo originale pubblicato in www.comunistiuniti.it

Svolta a Sinistra, avanti al centro!

foto: www.comunistiuniti.it

I recenti risultati elettorali del primo turno delle amministrative ci consegnano apparentemente una fotografia del paese differente da come molti se lo raffiguravano.

Possiamo registrare una battuta d’arresto evidente subita da Berlusconi, la Lega che non recupera sul terreno populistico quanto perso dal PdL, il Terzo Polo che è ormai una realtà ma che non sfonda, il PD che beneficia delle difficoltà della destra ma che avanza solo dove è trainato da candidati di “rottura” con i suoi stessi apparati, una SEL che si conferma principale forza di sinistra istituzionale ma che non si distanzia troppo da una FdS che tiene, i grillini che hanno ormai radicato un notevole consenso, le liste alternative comuniste e anticapitaliste che hanno una certa riuscita solo ed esclusivamente in pochissime realtà (e nemmeno in tutte) dove non si distinguono dal resto dell’arcipelago a sinistra del PD a prescindere dalla sua collocazione.

Un’immagine di superficie di un paese in cui segna il passo l’egemonia reazionaria finora incontrastata e che si sposta leggermente verso una sinistra “radicale” di tipo moderato e riformista. Tutto sommato un ambiente meno sfavorevole in cui i comunisti si troveranno ad operare comunque in condizioni di difficoltà. Detto questo le motivazioni e le conseguenze reali di queste tendenze sono da approfondire.

Una domanda non secondaria per i comunisti è: questo sta avvenendo per effetto dei movimenti di protesta contro Berlusconi o per debolezze interne al suo sistema di potere para-mafioso?

Dalla risposta a questa domanda dipende il che fare nei prossimi mesi.

A nostro avviso l’indebolimento del sistema di potere berlusconiano, che è positivo e va approfondito il più possibile, è stato sicuramente alimentato dall’insoddisfazione verso le sue politiche e come conseguenze delle politiche di austerity imposte ai governi dalla BCE. Ma questo scollamento è stato più pesante all’interno del proprio blocco sociale di riferimento e nel raffreddamento del sostegno che gli era stato concesso da una parte importante della Confindustria e delle classi dominanti del paese. Ad un certo punto questi “poteri forti” del nostro capitalismo hanno visto con fastidio e preoccupazione l’impantanamento dell’attuale esecutivo negli scandali e nei processi di Berlusconi e il suo perseverare nel curare esclusivamente i propri interessi personali spesso in maniera anche “eversiva”. Questo non rassicura i “mercati” internazionali e non da un’immagine affidabile all’economia italiana nella competizione internazionale.

Da qui l’appoggio sempre meno silente al “terzo polo” e a un’ipotesi di governo tecnico che coinvolga anche il PD per fare le riforme “urgenti” in maniera condivisa e pacificata. Ossia che massacri, con largo consenso e pace sociale, i salari ed i diritti residui di lavoratori, precari e pensionati a basso reddito.

Ovviamente questo indebolimento relativo del sistema di potere berlusconiano è stato raccolto in parte anche sul terreno di una ancora confusa ricerca di “uscita” dall’attuale pantano a sinistra con il successo di candidati visti a livello di massa (a torto o a ragione) come “radicali” o comunque come di rottura con le politiche più smaccatamente liberiste e colluse col malaffare del PD. Ciò è positivo e va valorizzato come segnale di controtendenza, ma nel concreto propone un’alternanza e non un’alternativa con soluzioni di uscita completamente compatibili col sistema di gestione capitalistica della crisi.

Bisogna riflettere sul fatto che un pezzo di società consistente si rifugia nell’antipolitica come protesta o sfiducia all’intero sistema. Ci riferiamo all’astensione che ormai strutturalmente viaggia tra il 35% ed il 40% soprattutto nei settori popolari e al successo dei grillini sopratutto tra giovani di idee progressiste e di livello sociale medio-alto.

E’ comunque augurabile che il PdL perda i ballottaggi di Napoli, Milano e altre città, ma nel dare giudizi definitivi sullo spostamento dei rapporti di forza occorrerà aspettare le controprove. Anche perché va detto che i ballottaggi, per loro stessa natura, provocheranno un riequilibrio al centro e moderato alla ricerca dei voti indispensabili a vincere.

E per i comunisti, in soldoni, bisognerà capire dopo i risultati definitivi: quanto si sarà capaci di incidere e opporsi alle future politiche di governo locale? E quindi: come questa opposizione può tramutarsi in coscienza di classe contro il sistema capitalista? Questo è il nodo.

Il dato più preoccupante ci pare che sia stato l’aver puntato tutto sulla formazione dei listoni elettorali a fronte dell’assenza di forti dibattiti di “programma” sui temi della governance borghese del territorio: privatizzazioni e esternalizzazioni dei servizi; precarietà, lavoro e welfare; casa e sicurezza sociale.

In questo quadro una situazione preoccupante, anche se apparentemente differente, è segnata dalla debacle della FdS a Bologna e a Torino. Senza dare un valore assoluto e meccanicistico a questi risultati, ci pare di poter desumere che in queste grandi città, dove si è fatto politica per anni in maniera subalterna a un PD/Ulivo senza ombra di dubbio apertamente dalla parte dei poteri “forti” locali e degli interessi privati, i partiti della FdS perdono progressivamente peso e consistenza. A Torino non è bastato improvvisare una lista elettorale alternativa all’ultimo momento con l’appoggio di Sinistra Critica (tentativo lodevole e da incoraggiare, ma avvenuto solo dopo aver provato pubblicamente di fare la coalizione con il PD in ogni modo). Lo stesso Fassino vince al primo turno ma con perdita di voti consistente rispetto al suo predecessore. A Bologna invece la FdS è stata accettata subito nella coalizione di centrosinistra che raccoglieva l’eredità della fallimentare giunta Del Bono e si è perseverato nell’errore.

Intendiamoci. Questo non va a vantaggio di nessuno e tutti i tentativi di raccogliere queste debolezze con liste comuniste o anticapitaliste più “dure” sono pressoché tutti falliti. Ma forse è difficile riconquistare consenso (prima sociale e solo dopo elettorale) se non si viene da un lungo lavoro di internità ai conflitti sociali e di alternatività visibile nelle politiche locali e se non si dimostra chiaramente da subito di essere completamente alternativi al sistema bipolare di gestione della crisi capitalistica sul territorio. Senza questo lavoro preliminare non si costruisce nessun proprio blocco sociale antagonista e si è ai margini della lotta di classe e all’ultimo momento si è costretti a prendere il primo treno che passa e ci si affida alle decisioni altrui. Con buona pace della riconquista dell’autonomia dei comunisti.

Nel nostro piccolo abbiamo cercato di sostenere delle sperimentazioni basate su tutti questi ragionamenti e per gettare delle basi che favoriscano nel prossimo futuro un lavoro unitario di opposizione di classe al capitalismo. Nonostante l’indubbio successo di queste liste sostenute dai comunisti in alternativa all’intero sistema bipolare nelle provincie di Gorizia (Monfalcone), Forlì (Bertinoro) e Pisa (Lari), lungi da noi fare come molti microgruppi che cercano di dare valore universale a esperienze parziali. D’altronde noi siamo un movimento trasversale all’attuale arcipelago comunista e quindi non dobbiamo trarre vantaggi dalle disgrazie altrui. Cogliamo però i segnali positivi e cerchiamo di lavorare per superare i limiti che abbiamo elencato.

Il nostro augurio è che questa riflessione si apra a tutte le forze comuniste in dibattiti e proposte pubbliche che sappiano segnare una svolta ricompositiva dei comunisti ovunque collocati utile alla lotta contro il capitalismo prima ancora che alla conquista di un seggio.

Comunisti Uniti

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