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(29 Marzo 2011) Enzo Apicella
Guerra in Libia. Videoconferenza tra Obama, Merkel, Cameron, Sarkozy. Il governo italiano non è invitato

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L’ITALIA RIPUDIA ...LA PACE E TAGLIA LE SPESE SOCIALI PER PAGARE LA GUERRA

(29 Maggio 2011)

Sono ormai mesi che l’Italia partecipa alla guerra e ai bombardamenti sulla Libia insieme ad altre potenze della Nato. La motivazione ufficiale è quella di “proteggere i civili”, la motivazione reale è quella di cacciare Gheddafi e mettere le mani sul petrolio e i soldi libici. Per raggiungere questi obiettivi gli aerei e le navi militari francesi, britanniche, italiane e statunitensi stanno bombardando a tappeto le città libiche, producendo migliaia di vittime, quelle stesse che si dichiarava di voler proteggere. Si ripete così il macabro rituale delle stragi di civili, effetto non collaterale di ogni guerra, motivo per il quale muovere guerra è un crimine internazionale, secondo il dettato della nostra Costituzione che” ripudia la guerra”. Perciò è molto grave che anche il Presidente Napolitano e i partiti di opposizione in Parlamento sostengano questa guerra.

La guerra in Libia non è gratis

Ma se la guerra è un dramma per chi rimane sotto le bombe, è illusorio pensare che sia gratis anche per i lavoratori, i disoccupati, i precari dei paesi che stanno bombardando la Libia. Oltre ai costi della crisi economica, il governo vuole farci pagare anche i costi della guerra che vedono milioni di euro buttati via per finanziarla mentre vengono tagliati senza pietà i soldi per le scuole, la sanità, il lavoro, le pensioni, il reddito ai disoccupati.

Un’ora di volo dei caccia-bombardieri Tornado costa 32.000 euro, che passano a 60.000 per gli aerei da ricognizione. In una sola ora costano quanto tre/quattro salari annui di un operaio.

Un missile costa 170.000 euro,un raid aereo costa dai 200 ai 300mila euro, mentre per lo stazionamento di 5 navi militari davanti alle coste libiche servono oltre 10 milioni di euro al mese.
Il totale, finora, fa circa 100 milioni di euro al mese buttati per andare a buttare bombe e missili sulla Libia.

Le basi della guerra sono anche dentro casa nostra

L’ex aeroporto di Centocelle, nel 1997 è diventato la sede del COI, Comando Operativo di Vertice Interforze.
Il COI è la struttura di comando del Capo di Stato Maggiore della Difesa attraverso il quale egli pianifica, predispone e dirige le operazioni nonché le esercitazioni interforze e multinazionali.
Cioè dall'interno dell'aeroporto di Centocelle vengono gestiti e diretti quei 10mila militari italiani impegnati nei teatri di guerra: dall’Afghanistan alla Libia.

Per dire basta alla guerra in Libia, ai bombardamenti e alle spese militari

Per mettere fine alla guerra attraverso il cessate il fuoco e un vero negoziato che consenta l’autodeterminazione del popolo libico sul suo futuro

Manifestiamo mercoledì 1 giugno davanti all’ex aeroporto di Centocelle (sede del Comando Operativo Interforze), alle ore 17.30 in via Scribonio Curione (metro Numidio Quadrato).

RETE NOWAR ROMA

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