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Referendum sociali, terreno di incontro per la sinistra

di Fausto Bertinotti (Liberazione del 12.05.2002)

(12 Maggio 2002)

Abbiamo deciso, assieme a uno schieramento articolato e pluralistico, di partecipare a una campagna pe promuovere referendum sui diritti sociali, l’istruzione pubblica, la salvaguardia della salute e dell’ambiente.

Sappiamo bene che lo strumento del referendum è stato spesso svilito e svuotato.
Ma, questa volta, c’è una novità fondamentale: la nostra iniziativa si colloca dentro lo scontro sociale in atto nel Paese e si pone l’obiettivo di dare uno sbocco in avanti a quella lotta...

Questo scontro è stato provocato dal governo delle destre che, d’accordo con la Confindustria, ha deciso di sferrare un attacco frontale per realizzare uno sfondamento sociale e ha scelto l’articolo 18 come elemento emblematico di questo attacco.

Si tratta di una sfida frontale al movimento dei lavoratori, alle loro organizzazioni sindacali e politiche, su un tema di fondo di civiltà.
Questa sfida si vince non solo proponendo una lotta e una resistenza ad oltranza a questo attacco ma, principalmente, prospettando un’alternativa al nucleo forte di quell’impostazione di politica economica e sociale che si inserisce nel quadro di quella che definiamo globalizzazione neoliberista.
Anzi, il proporre quell’alternativa è condizione essenziale anche soltanto per vincere la battaglia di resistenza contro l’attacco di governo e Confindustria.

Occorre, in altre parole, anche per resistere all’offensiva restauratrice in atto, passare dalla difesa all’attacco.
Oggi questa non è una proposta velleitaria, dettata dall’ottimismo della volontà ma smentita dal realismo della ragione, ma una concreta possibilità.

Siamo in una nuova fase.
Il neoliberismo è in crisi e proprio per questo esaurisce tutte le sue possibili mediazioni e mostra il volto più duro della globalizzazione.

Al tempo stesso, assistiamo all’irruzione di un nuovo movimento di contestazione, che è mondiale, e che chiede di uscire fuori dalle politiche neoliberiste, considerate devastanti in termini di desertifi cazione dei diritti sociali, ambientali e della medesima salvaguardia del vivente.
L’innestarsi di questo movimento con il conflitto sociale rappresenta un punto di svolta fondamentale che riattualizza il tema della trasformazione sociale.

Lo stesso fallimento del centrosinistra, non solo in Italia, parla del medesimo problema: l’esaurirsi di ogni residuo margine di mediazione sociale dentro il quadro di riferimento dettato dalle compatibilità imposte dalla globalizzazione neoliberista e, quindi, l’illusione di poter governare temperandone gli effetti.
Facciamo fino in fondo la battaglia contro lo sfondamento sociale perseguito dalle destre, estendendo la lotta nel Paese e impegnandoci in uno scontro in Parlamento senza sconti, fino a praticare l’ostruzionismo.

Su questo, abbiamo proposto una convergenza delle opposizioni, per intendere la necessità di unire il massimo delle forze che intendono frapporre una resistenza con l’obiettivo di vincere la sfida.
Ma, pensiamo, che senza proporre una vera alternativa a quelle politiche, questa resistenza, alla fine rimane imprigionata e può esaurire la propria stima.
Questa campagna di referendum, per i temi che affronta e le soluzioni che propone, allude, anche se ancora approssimativamente e in modo non compiuto, a questa alternativa, ne fa intravedere alcuni contorni fondamentali, può rappresentare un passaggio utile in quella direzione, propone uno sbocco in avanti all’esigenza di cambiamento che il movimento chiede.

Proporre l’estensione dell’illegittimità del licenziamento senza giusta causa e l’allargamento dei diritti sindacali anche alle aziende sotto i 15 dipendenti, certamente non affronta compiutamente la questione della generalizzazione dei diritti e delle tutele alle nuove forme di precariato, ma sicuramente si muove in concreto in quella direzione e risponde con una proposta in attacco all’offensiva del governo che intende, invece, cancellare quei diritti a chi oggi li ha.

Affrontare temi quali l’elettrosmog, gli inceneritori, i pesticidi, cer tamente non esaurisce la questione della lotta alle varie forme di inquinamento ma propone, in concreto, di muoversi nella direzione di dire che il diritto alla salute e all’ambiente non possono essere variabili subordinate all’impresa come vuole la logica del neoliberismo.

Proporre di abrogare la cosiddetta legge di parità scolastica, quella votata dal governo di centrosinistra, vuol dire, in concreto, affermare il carattere pubblico dell’istruzione e, al tempo stesso, rispondere all’ulteriore attacco alla scuola che, sulla medesima impostazione politicoculturale, il governo delle destre vuole perseguire con la cosiddetta riforma Moratti.

Questi referendum sociali e ambientali possono essere il terreno di incontro tra varie forze, politiche, sociali, sindacali, di movimento, che intendono muoversi nella direzione della costruzione di un’alternativa e, quindi, contro il governo delle destre e fuori dall’orizzonte politico e cul turale del centrosinistra.
Essi, inoltre, non sono in contraddizione o in contrasto con altri referendum che, noi siamo disponibili a promuovere assieme a tutto il centrosinistra su temi della legalità e della trasparenza della politica, come, per esempio sulle rogatorie internazionali o, appena sarà definita dal parlamento, il conflitto di interesse.

Saranno tre mesi di straordinario impegno.
Chiediamo a tutte le compagne e i compagni uno sforzo gigantesco per raccogliere le firme davanti ai posti di lavoro, nelle scuole, nelle città.
Possiamo costruire, anche attraverso questa campagna, una grandissima occasione di discussione di massa per affermare che il governo delle destre non soltanto può essere fermato e sconfitto ma che è possibile costruire un’alternativa alla sua politica.

Fausto Bertinotti

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