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Libia. I no war alle ambasciate dei paesi non belligeranti: ‘fermate la Nato, all’ONU usate il diritto di veto’

(10 Giugno 2011)

anteprima dell'articolo originale pubblicato in www.radiocittaperta.it

Libia. I no war alle ambasciate dei paesi non belligeranti: ‘fermate la Nato, all’ONU usate il diritto di veto’

foto: www.radiocittaperta.it

09-06-2011/19:04 --- Finanziamenti al Consiglio nazionale di transizione (Cnt) di Bengasi, la solita ostentazione di sicurezza sulla prossima fine del regime del colonnello Muammar Gheddafi e discussioni sul futuro assetto politico della Libia: di questo si sta discutendo ad Abu Dhabi, negli Emirati Arabi Uniti, dove per la terza volta dall’inizio della crisi libica si sono riuniti i rappresentanti del cosiddetto Gruppo internazionale di contatto. Una denominazione che racchiude tutti i paesi che dall’aggressione a Tripoli hanno tutto da guadagnare. Una ventina di paesi che cercano di ottenere dai ribelli del CNT di Bengasi il più possibile: commesse, vendita di petrolio a basso prezzo, la possibilità magari di impiantare basi militari... In cambio agli ex generali e agli ex ministri di Gheddafi oggi diventati improvvisamente ‘sinceri democratici’ viene offerto il riconoscimento di controparte nelle relazioni internazionali e di rappresentanti legittimi del popolo libico.

Dopo essere stati riconosciuti da alcuni paesi europei, dal Qatar e dalla Giordania, sono arrivati i riconoscimenti di Gambia e Senegal e oggi il CNT ha intanto accolto oggi a Bengasi il senegalese Abdoulaye Wade. Nel pomeriggio anche l’Australia si è unita al club degli amici del Cnt, mentre la Turchia ha istituito un fondo da ben 100 milioni di dollari a favore dei ribelli. Un’altra pioggia di denaro è prevista nei prossimi giorni da Londra e Parigi. Obama e il suo braccio destro H. Clinton stanno pressando i paesi africani affinchè isolino Gheddafi, ancora molto popolare nel ‘continente nero’, e altrettanto sta facendo Parigi. Anche con l’intento di controbilanciare la penetrazione economica cinese sempre più massiccia. Intanto, visto che dal punto di vista militare la campagna della Nato non va poi così bene, contro Gheddafi il procuratore della Corte Penale Internazionale Luis Moreno Ocampo ha resuscitato l’accusa nei confronti del regime di aver fornito i militari di Tripoli di Viagra e di averli incitati a stuprare più donne possibile nelle località della Cirenaica. Un’accusa che era già stata sparata a caratteri cubitali più di un mese fa dai quotidiani di mezzo mondo, ma che nessuno era stato in grado di confermare con prove e testimonianze e che presto si era spenta senza sortire grandi effetti nell’opinione pubblica.

Ma davanti al Consiglio per la difesa dei diritti umani delle Nazioni Unite è stato di nuovo il governo libico ad accusare la Nato di violazioni e crimini di guerra, accusata di aver causato la morte di civili con le sue incursioni aeree. Gli ultimi sono i 31 ammazzati l’altro ieri in uno dei tanti bombardamenti sulla capitale Tripoli, per i quali l’Alleanza Atlantica ha espresso il ‘rammarico’ di circostanza.

In Italia prosegue intanto la mobilitazione dei movimenti contro la guerra, naturalmente invisibili sui media: ad otto giorni dal possibile rinnovo da parte dell’ONU della Risoluzione che autorizzava la “no fly zone” in Libia (che di fatto ha truffaldinamente autorizzato i paesi europei a scatenare un’aggressione militare completamente illegale dal punto di vista del diritto internazionale) una delegazione di pacifisti italiani e statunitensi sta consegnando in queste ore un appello di “votare contro il rinnovo” alle ambasciate in Italia dei membri del Consiglio di Sicurezza non impegnati militarmente in Libia – in particolare Cina, Russia, Brasile, Germania, India, Nigeria, Sudafrica. Nel loro appello la Rete No War e gli Statunitensi per la pace e la giustizia chiedono “un impegno in sede di Consiglio di Sicurezza per porre fine all’uso bellico e strumentale della risoluzione 1973”, anche tramite il ricorso al veto da parte di Cina e Russia, membri permanenti. L’appello consegnato finora alle rappresentanze diplomatiche dei paesi non impegnati nel conflitto sollecita inoltre “un impegno urgente per una soluzione negoziale della crisi, con un ruolo centrale per l’Unione Africana”. L'appello ricorda inoltre che la risoluzione N°1973 viene violata ogni giorno dalla Nato la quale sta utilizzando da mesi il pretesto umanitario della “protezione dei civili libici” per portare avanti i suoi interessi economici e geostrategici, schierandosi con una delle due parti armate che si fronteggiano e uccidendo, tramite i cosiddetti “danni collaterali” dei suoi bombardamenti, molti dei civili libici che pure dice di voler proteggere. I bombardamenti trasformano molti altri civili libici in profughi che rischiano e trovano la morte in mare per fuggire dal paese, ricordano le due organizzazioni no war. Ricordando il carattere autoctono delle due “primavere arabe” riuscite, quelle della Tunisia e dell'Egitto, le organizzazioni pacifiste concludono il loro appello sottolineando che le interferenze armate esterne negli affari interni di un paese sono negative per la stessa autodeterminazione dei popoli.

Marco Santopadre, Radio Città Aperta

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