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Roma: in manette Cesare 'il camaleonte'. Svelata un'altra cricca

(15 Giugno 2011)

anteprima dell'articolo originale pubblicato in www.radiocittaperta.it

Roma: in manette Cesare 'il camaleonte'. Svelata un'altra cricca

foto: www.radiocittaperta.it

15-06-2011/15:05 --- "E’ un momento delle crisi e so’ crisi per tutti no? E quindi … noi quando c’è il momento de crisi eh eh è il momento de mette il maggior lavoro…quindi problemi come quelli de Michele di Veroli o de coso ce no so’ stati un casino”.

A parlare con tono da cricca, in questa intercettazione risalente allo scorso Ottobre, è nientemeno che Cesare Pambianchi, anche noto come Cesare ‘il camaleonte’, Presidente della Confcommercio romana, arrestato ieri con l’accusa di associazione a delinquere, bancarotta, evasione fiscale, emissione di fatture false e riciclaggio.

Come ogni storiaccia romana che si rispetti, la politica la fa da padrone e la biografia di Pambianchi, leader dei centri sportivi Dabliù, amante del lusso e della bella vita e contemporaneamente collezionista di poltrone, la dice lunga.

Cesare Pambianchi ha 65 anni, proviene da una famiglia di albergatori pugliesi, dopo una laurea in economia alla Sapienza cura gli affari di famiglia, finchè negli anni 80 apre il suo studio da commercialista. Il salto di qualità alla metà degli anni ‘90, quando diventa padrone assoluto della Sport&Wellness con cui darà vita ai 12 poli sportivi Dabliù, nonché beauty center in Italia come in Svizzera. Amante della ricchezza, barche ancorate a Punta Ala, viaggi esotici, attico superattico e giardino pensile in quel della Balduina. Amico di amici, Abete e la governatrice Polverini che lo ha invitato poche settimane fa alla sua festa di compleanno, grande elettore di Alemanno, che lo scarica quando alla presidenza della Camera di commercio di Roma (che gestisce la Fiera) gli preferisce Giancarlo Cremonesi. Era approdato al centro destra una decina di anni fa in quota An, e tentava negli ultimi tempi un lento avvicinamento al presidente della provincia Zingaretti (già candidato sindaco in pectore per il centrosinistra).

Già indagato nell’inchiesta sulla lista Falciani (cioè l’elenco di nomi noti con conti in Svizzera), ieri l’arresto e i sequestri: 3 yacht, un parco macchine composto da Jaguar, Range Rover, Maserati e Lamborghini. L’accusa, sulle sue spalle e su quelle del suo socio Mazzieri (con cui divide il noto studio dei Parioli), è “realizzazioni fraudolente personalizzate in favore di vari gruppi imprenditoriali, clienti dello studio”, il tutto con proventi pari a 12 milioni di euro. Nel frattempo sotto la guida del commercialista prestato al sindacato dei commercianti, Confcommercio ha dimezzato gli iscritti e il bilancio è così in rosso che è stato necessario vendere i garage di una delle sedi. A fare le spese di quest’inchiesta, naturalmente, anche la banca di Pambianchi: Imprebanca, fondata nel 2009 con Giampiero Nattino (primo azionista con Banca Finnat) con l’intenzione di diventare la banca delle piccole imprese e che oggi si scopre essere il rifugio degli imprenditori che secondo le fiamme gialle devono all’erario mezzo milione di euro. Nomi noti nella lista dei soci: la Conad del Tirreno (che ha investito in Imprebanca 1 milione di euro), Michele di veroli (imprenditore immobiliare), Claudio Francisci ( titolare di due case di cura ad Aprilia).

Il procuratore aggiunto Nello Rossi delinea un quadro allarmante e dice: “tutto quello che guadagna la criminalità economica lo perdono i singoli cittadini in termini di reddito, di copertura previdenziale e di sicurezza sociale. Ogni euro sottratto al fisco ricade su ciascuno di noi. Adesso l’imprenditore punta a distruggere la ricchezza collettiva ai fini di un arricchimento personale”.

In giorni in cui il paese è alla stretta sulla riforma fiscale, gli imprenditori dimostrano il loro concetto di giustizia sociale: sfruttare la crisi per evadere il fisco.

Francesca Mannocchi, Radio Città Aperta

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