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    Si chiude a Milano il No Expo Camp. Da Roma il contributo degli autori di 'Le mani sulla città'

    (20 Giugno 2011)

    anteprima dell'articolo originale pubblicato in www.radiocittaperta.it

    Si chiude a Milano il No Expo Camp. Da Roma il contributo degli autori di 'Le mani sulla città'

    foto: www.radiocittaperta.it

    19-06-2011/22:22 --- Sono trascorsi tre anni da quando è nato il comitato No Expo tra la città di Milano e Rho con lo scopo di denunciare e monitorare i moti speculativi che accompagnano la costruzione dell’Expo 2015.

    Dopo un Festival estivo No Expo realizzato nell’estate dello scorso anno lo stesso comitato, costutuito anche da Fornace e da Cascina Torchiera, ha deciso di allargarsi per costituire un aggregato più vasto che comprendesse tra gli altri anche centri sociali, associazioni culturali ed altri comitati per costruire un Climate Camp, in continuità con il campeggio di azione climatica sorto in Inghilterra nel 2008.

    Nasce e si è realizzato così dal 17 al 19 giugno il No Expo Climate Camp presso lo Spazio verde di Cascina Merlata. “Una scelta non casuale – spiega Abu, di Cascina Torchiera. – Questo spazio oltre ad essere la cintura verde che lega il Parco Agricolo Sud coll’Expo è il luogo in cui l’Expo edificherà per ospitare gli operatori”.

    I tre giorni del No Expo hanno visto la realizzazione di azioni, mercatini biologici, proiezioni, presentazioni di libri a cui sono seguiti dibattiti. “Ci piace ricordare – afferma Abu – che noi di No Expo siamo gli unici a parlare di Expo pur essendo fortemente in disaccordo con la realizzazione”.

    Un’occasione dunque per affrontare il tema della speculazione e il bisogno di restituire e consegnare alla collettività i terreni agricoli che altrimenti verrebbero spazzati via dalla cementificazione. Di fronte alle palazzine popolari che si affacciano su via Gallarate 417 ci troviamo davanti all’unico spazio verde della zona. L’unico in cui è possibile ancora coltivare e/o lasciare come giardino e spazio collettivo.

    Tra i gruppi che hanno partecipato attivamente alla realizzazione del No Expo Camp gli Insorti detengono un ruolo primario. Rappresentati da quindici, venti persone che nel percorso di preparazione del No Expo Climate Camp si sono occupati dell’agricoltura e del verde partecipato e condiviso. Prima di questo evento il gruppo ha operato in tre differenti zone: a Cascina Torchiera nella sistemazione dell’orto. Ai Navigli per la riapertura di uno spazio chiuso rendendolo utilizzabile come giardino pubblico con l’orto. E ad Abbiategrasso campagne abbandonate sono state trasformate in orti-giardini.

    “Gli Insorti – chiarisce Valentina, attiva nel gruppo – sono un gruppo di persone che provengono da differenti esperienze di coltivazione o che dimostrano interesse per il verde come risorsa comune”.

    Il Climate Camp dopo le tre esperienze precedenti è stato il luogo in cui gli Insorti hanno operato realizzando orti volanti (da portar via a chiusura evento) e attrezzature mobili.

    Non hanno taciuto che il loro obiettivo resta quello di mantenere questo spazio come orto o come giardino aperto per chi abita nelle palazzine popolari di fronte.

    Sul problema dell’importanza della speculazione edilizia e di questa ormai marcata e sempre più evidente disattenzione per i terreni da mantenere come spazi liberi al No Expo è arrivato un contributo da Roma.

    Si è trattato di un dibattito nato dalla presentazione di 'Le mani sulla città', di Paolo Berdini e Daniele Nalbone (Edizioni Alegre). Un testo sulla Roma in vendita dagli anni di Veltroni fino ad Alemanno che in un evento come il No Expo Climate Camp è riuscito a rafforzare e ribattere il concetto di “Un paese, l’Italia – come commenta Paolo Berdini nella prefazione del testo – in cui non esiste più l’urbanistica” e laddove le città si stanno trasformando in colate di cemento.

    A chiudere un’interessante digressione val la pena farla citando il capitolo “Fiumicino l’aeroporto olimpico”, a cura di Ylenia Sina.

    Fiumicino diventerà una città prima della città: raddoppierà l’aeroporto e costruirà il più grande porto turistico del Mediterraneo e un secondo porto commerciale turistico a cui dovranno essere aggiunti necessariamente le opere di viabilità per collegare il nuovo polo turistico con la capitale. Un altro esempio riportato nel dettaglio da Ylenia Sina è dato dalla campagna Holding A.T.A. S.p.A. del Gruppo Acqua Marcia presieduta da Francesco Caltagirone Bellavista che sta costruendo un porto di lusso con 4 darsene, 1405 posti barca, 3400 posti auto, 460 box e oltre 30mila mq cementificati tra spazi commerciali e residenziali. Fa riflettere allora la riflessione di Michele Maino, del Corriere delle Sera, quando si domanda come sia possibile che un borgo di pescatori come Fiumicino possa diventare un’alternativa di lusso a località come Montecarlo.

    Isabella Borghese per Radio Città Aperta

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