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‘No alla svendita e alla privatizzazione dei beni pubblici’, Roma Bene Comune occupa un deposito Atac e lancia l’assedio di Montecitorio

(20 Giugno 2011)

anteprima dell'articolo originale pubblicato in www.radiocittaperta.it

‘No alla svendita e alla privatizzazione dei beni pubblici’, Roma Bene Comune occupa un deposito Atac e lancia l’assedio di Montecitorio

foto: www.radiocittaperta.it

20-06-2011/15:06 --- Avevano annunciato mobilitazioni eclatanti contro il bilancio lacrime e sangue della Giunta Alemanno e in particolare contro la svendita dei servizi pubblici e dei beni comuni. Questa mattina, alcune centinaia di attivisti dei movimenti di lotta per la casa, delle reti precarie e della piattaforma Roma Bene Comune hanno occupato un deposito abbandonato dell’Atac in Via Alessandro Severo, nella zona di San Paolo, per denunciare la politica di privatizzazioni di cui si è fatto promotore il primo cittadino della capitale. Nel mirino degli attivisti e dei movimenti sociali, dopo la manifestazione popolare realizzata giovedì scorso in Piazza del Campidoglio, c’è in particolare la delibera numero 35 (che dovrebbe essere discussa domani pomeriggio dall’Assemblea Capitolina dopo l’ennesimo rinvio di venerdì sera), che prevede la svendita di una quindicina di depositi dell’Atac con la scusa che occorre fare cassa e ripianare il bilancio disastrato dell’azienda del trasporto pubblico. E’ singolare, denunciano le opposizioni sociali, che per risanare un bilancio disastrato soprattutto a causa dello sperpero di denaro e dei favoritismi e dei clientelismi denunciati dall’inchiesta che ha preso il nome di Parentopoli, si svenda a prezzi irrisori e si privatizzi un patrimonio di installazioni che nei quartieri romani potrebbe essere destinato ad uso sociale fornendo così servizi ai cittadini. Il piano del sindaco, al di là delle declamazioni sul ripianamento del debito del Comune che sembrano ricalcare le scuse adottate dai governi per massacrare i propri popoli con manovre economiche a base di tagli e privatizzazioni, “è in linea con le politiche speculative volte a favorire rendite e profitti, mantenendo in piedi i privilegi di Parentopoli sulle spalle dei lavoratori e di tutti i cittadini”.

“Questa mattina abbiamo occupato l’ex deposito dell’Atac di San Paolo che è una delle strutture che il sindaco Alemanno vorrebbe regalare agli interessi della rendita, della speculazione e dei costruttori come già sta facendo con le caserme e con le altre aziende pubbliche capitoline come Ama, Acea e Zetema per cercare di mettere una toppa allo sfacelo di un’azienda di trasporto che ha più impiegati che autisti e che con buchi di bilancio rischia il crack” spiega Luca Faggiano della Rete Roma Bene Comune. “Ricordiamo che l’Atac e le altre aziende pubbliche non sono di proprietà di Alemanno o dei suoi amici costruttori – aggiunge Faggiano – Vogliamo servizi, vogliamo lavoro, vogliamo case popolari. Con i referendum del 12 e 13 giugno gli italiani, e i romani in misura anche maggiore, hanno dato un sonoro schiaffo ai privatizza tori di ogni schieramento politico ed è ora che la giunta Alemanno ne tenga conto ed avvii finalmente la ripubblicizzazione dell’acqua e degli altri beni comuni svenduti finora ai privati”. Per coinvolgere i cittadini e gli altri movimenti sociali nella discussione sul futuro del deposito di San Paolo e delle altre strutture in via di privatizzazione, Roma Bene Comune ha convocato per oggi pomeriggio a partire dalle ore 17 un'assemblea pubblica proprio all’interno del complesso Atac di Via Alessandro Severo.

L’iniziativa di oggi rientra nel percorso avviato ieri in Piazza Montecitorio e che culminerà, sul fronte generale, nell’assedio precario al Parlamento che comincerà domani alle 14 e continuerà per tutta la notte fino ad ‘esplodere’ mercoledì mattina, in concomitanza con la discussione in Aula del Decreto Sviluppo e della Fiducia all’esecutivo. “Diamo appuntamento a partire dalle nove del mattino di mercoledì in Piazza Montecitorio, per evidenziare una rabbia ed una indignazione precaria che non può limitarsi a chiedere che Berlusconi se ne vada ma che deve sfiduciare una classe politica nel suo complesso indegna e complice, responsabile del peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro di milioni di persone” chiarisce Faggiano ai microfoni di Radio Città Aperta.

“Domani è importante essere in Piazza per contestare il Decreto Sviluppo che, tra le altre cose contiene norme gravissime che peggioreranno ulteriormente la condizione di milioni di precari in questo paese. Misure che vanno dal Decreto Brunetta sulla Pubblica Amministrazione al Decreto su Equitalia per un valore complessivo di circa 10 miliardi di euro sul quale il governo ha imposto la fiducia. Su queste misure e sulla logiche complessiva del governo e del parlamento dobbiamo imporre una presa di parola di chi è escluso e subisce i tagli e la precarietà” spiega sempre ai microfoni di RCA Giulia, della Rete dei Punti San Precario. “Mercoledì 22 ci dovrebbe essere invece la conta parlamentare sul governo chiesta da Napolitano. Si respira ormai un clima la sfiducia popolare e sociale espressa anche attraverso i referendum di una settimana fa non solo nei confronti del Governo Berlusconi ma anche di quelle opposizioni spesso accondiscendenti o complici con le cosiddette misure di ‘austerity’ imposte dalla finanza globale e dalle istituzioni europee a popoli interi con effetti socialmente devastanti. E’ ora che lo scontento di milioni di precari che nonostante la discontinuità del loro reddito rappresentano una parte attiva e produttiva fondamentale trasformino il loro scontento in partecipazione, le giornate di domani e di mercoledì sono da questo punto di vista un momento importanze di mobilitazione’ aggiunge Giulia.

Per mercoledì l’USB ha convocato uno sciopero degli ex Lsu impiegati nelle pulizie nelle scuole, con l’obiettivo di ritardare o comunque disturbare l’inizio degli esami di maturità, mentre i lavoratori che dal 14 giugno scorso occupano il Teatro Valle per opporsi alla privatizzazione e allo snaturamento di quest’importante istituzioni culturale romana fanno appello ai loro colleghi affinché da domani altri teatri, cinema e istituzioni culturali vengano occupate in tutto il paese.

Marco Santopadre, Radio Città Aperta

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