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    Il piano di Renzi che cementifica Firenze

    (23 Giugno 2011)

    anteprima dell'articolo originale pubblicato in www.radiocittaperta.it

    Il piano di Renzi che cementifica Firenze

    foto: www.radiocittaperta.it

    Le prime mosse di Matteo Renzi appena eletto sindaco di Firenze furono molto efficaci. In molte dichiarazioni affermò che la sua città non doveva consumare più neppure un metro quadrato di territorio: era già sufficiente la grande periferia metropolitana. Poi criticò la svendita del patrimonio pubblico voluta dal governo affermando che nelle caserme localizzate nel centro della città sarebbero sorte case pubbliche invece di alberghi a cinque stelle. Chiuse infine al transito delle auto piazza del Duomo, restituendola alla città.

    Il suo atteggiamento era tanto più importante per quante ombre erano rimaste sull'immagine della precedente giunta comunale: il pranzo del sindaco Domenici con Ligresti e Della Valle in cui confessava di preferire il cemento all'ipotesi del parco della piana; il nuovo piano urbanistico che aggrediva le meravigliose colline tutelate da tanti amministratori e urbanisti del passato; lo scandalo della scuola dei Marescialli; la cricca degli architetti "pigliatutto". Sembrava dunque che Renzi, facendo tesoro della bocciatura del piano strutturale volesse voltare pagina. Ma evidentemente il cemento armato deve avere il suo fascino se nel breve volgere di due anni il sindaco vuol fare approvare dal consiglio comunale un piano strutturale della città che non è a "crescita zero".

    Già in questi due anni la società civile e il valido gruppo che ruota intorno a Ornella De Zordo, consigliera comunale già protagonista nella lotta contro gli scempi urbanistici e ambientali della passata amministrazione, avevano svelato che anche nella nuova stesura di quel piano c'erano scempi ben mimetizzati a prima vista. C'era ancora la possibilità di aggredire le colline realizzando di attività sportive o sanitarie; la cementificazione della pianura verso Prato; l'accordo con le Ferrovie dello Stato per l'inutile tunnel dell'alta velocità in cambio di enormi cubature. Ma la pressione della società civile era riuscita ad attenuare i danni del piano ereditato dai precedenti cementificatori. Nelle osservazioni dei comitati e del gruppo Perunaltracittà si denuncia la costruzione di qualche milione di metri cubi di cemento, solo in parte localizzato in aree industriali dismesse. Il resto è un'ulteriore sciagurata fase di espansione urbana.

    Il sindaco Renzi vuole far approvare oggi dal consiglio comunale un piano ancora peggiore di quello di Domenici. È già stato infatti approvato anche un «provvedimento dirigenziale» che consente l'attuazione in deroga dei piani di recupero urbano presentati fin quì. Renzi, insomma, con una mano approva e con l'altra apre a una nuova fase di deroghe e contrattazioni! Se non ci saranno ripensamenti, in due anni si sarà mestamente consumata la parabola del sindaco decisionista legato alla sua città. I segnali premonitori di quanto stava per accadere li abbiamo visti pochi giorni fa, quando Renzi si è schierato contro il referendum per l'acqua pubblica. Quando argomentava a favore della privatizzazione aveva lo stesso piglio che userà oggi per convincere il consiglio comunale a votare un provvedimento che renderà ancora più invivibile Firenze. Speriamo che perda anche stavolta. Per scongiurare questo voto, i movimenti fiorentini che si battono per una città come bene comune si sono dati appuntamento questa mattina alle 12 sotto Palazzo Vecchio. Firenze non merita di diventare un immenso campo di speculazioni come la scuola dei Marescialli.

    Paolo Berdini - Il Manifesto 22 giugno

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