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28.6.2011 - L'area programmatica "La Cgil che vogliamo" dice no all'accordo

(28 Giugno 2011)

anteprima dell'articolo originale pubblicato in www.rete28aprile.it

Trattativa su Democrazia e Rappresentanza:la CGIL che Vogliamo non dà il mandato a chiudere

Si è svolto ieri il Direttivo della CGIL per un'informazione sulla trattativa in corso con Confindustria CISL e UIL su Democrazia e Rappresentanza.

Al termine dei lavori, Gianni Rinaldini, coordinatore Nazionale dell'area Programmatica la CGIL che Vogliamo, ha dichiarato, a nome dell'Area, di non dare nessun mandato alla segreteria a sottoscrivere l'intesa.

Non si è mai verificato, nella storia della CGIL, che si possa chiedere un mandato al Comitato Direttivo senza che questi sia messo nelle condizioni di decidere sulla base dei testi scritti.

In presenza di tali documenti, dovranno essere riconvocati gli organismi dirigenti.

Documento approvato dalla riunione dei Componenti il Comitato Direttivo Nazionale de La CGIL che Vogliamo che esprime la posizione dell'Area e indice l'Assemblea della platea congressuale per il 13 luglio:

L’Area Programmatica Congressuale La CGIL che vogliamo esprime il proprio dissenso rispetto all'ipotesi di accordo su democrazia e rappresentanza così come si sta profilando sulla base della proposta avanzata da Confindustria, e come raccontata dalla segretaria generale nel Direttivo nazionale del 27 giugno.

Si configura l'ipotesi di un contratto nazionale sottoscritto dalla coalizione sindacale maggioritaria senza che i lavoratori possano esprimere il loro voto e senza che venga riconosciuta piena agibilità sindacale all'organizzazione dissenziente.

In un momento in cui è così evidente la volontà di partecipazione e di espressione in forma diretta, si configurerebbe la paradossale circostanza di una democrazia partecipata che si ferma sulla soglia del luogo di lavoro.

Né sta in piedi l'argomentazione secondo la quale i lavoratori essendosi espressi sui propri rappresentanti votando le RSU hanno così saturato le possibilità di voto:una sorta di dittatura degli eletti ,proprio contro la quale ha cominciato a soffiare un vento nuovo.

La CGIL che vogliamo sostiene con nettezza che:

Qualsiasi accordo su democrazia e rappresentanza deve vedere esplicitamente riconosciuto il diritto di voto dei lavoratori su contratti nazionali o aziendali in qualsiasi caso, in presenza cioè di RSU o RSA, e tale vincolo deve essere presente nel testo dell'accordo sottoscritto con le controparti, senza alcun rimando a successive intese sindacali, perchè possa essere realmente ufficiale e esigibile.

Qualsiasi intesa deve contenere con chiarezza la gerarchia delle fonti:deve affermare, cioè la priorità del contratto nazionale su quello aziendale e la sua non derogabilità.

Le ipotesi che i contratti aziendali possano operare in deroga, possano non farlo, possano essere sostitutivi del contratto nazionale configurerebbe un sistema contrattuale à la carte, nel quale ogni azienda sceglie la modalità contrattuale che più le aggrada.La fine del sistema universale di diritti e tutele, unica e forte premessa per ricomporre la frammentarietà del lavoro e nel lavoro.

Qualsiasi intesa non può contenere alcuna limitazione al diritto di sciopero.

La CGIL che Vogliamo ritiene che le ipotesi che oggi ci sono state raccontate sono distanti dal documento su democrazia e rappresentanza votato dal Direttivo del 15 gennaio.

Così come rivendica la necessità di esprimersi sulla base di un testo scritto:

la segreteria torni al direttivo con i testi scritti e il direttivo si esprima .

L'ipotesi di accordo va in ogni coso, secondo una prassi consolidata,sottoposta al voto dei lavoratori.

Alla luce dello scenario nuovo e difficile che si sta aprendo, è convocata l'Assemblea dei Delegati al Congresso de La CGIL che Vogliamo per il 13 luglio.

la CGIL che Vogliamo

Fonte

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