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Rachel Corrie vive

Rachel Corrie vive

(5 Giugno 2010) Enzo Apicella
E' arrivata al largo di Gaza la nave Rachel Corrie, intitolata alla pacifista americana assassinata dai soldati israeliani nella striscia di Gaza nel 2003

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Chi ha paura della Freedom Flotilla?

(30 Giugno 2011)

anteprima dell'articolo originale pubblicato in www.caunapoli.org

Chi ha paura della Freedom Flotilla?

foto: www.caunapoli.org

Sono già alcuni giorni che alcune navi della Feedom Flotilla II, tra cui quella italiana, sono bloccate nel porto di Atene. Il sabotaggio al quale stiamo assistendo, continuo e logorante, ai danni della Flotilla è portato avanti su tre piani. Mediaticamente la FF2 e i suoi partecipanti vengono screditati e calunniati con le accuse più infamanti e fantasiose, è di pochi giorni fa la notizia secondo la quale gli attivisti della Flotilla non sarebbero altro che pericolosi terroristi e porterebbero con se armi chimiche da utilizzare contro i soldati israeliani; ma chi ricorda l’attacco alla Mavi Marvara di poco più di un anno fa non potrà avere dubbi nello stabilire da quale parte ci siano i pericolosi “terroristi”, gli assassini, e da quale parte invece le vittime.

Solo due giorni fa l’ennesima – grottesca – calunnia: in un video circolato su YouTube Marc, gay statunitense, racconta che la sua richiesta di partecipare alla FF2 è stata respinta a causa del suo orientamento sessuale e della nota avversione di Hamas nei confronti degli omosessuali: peccato che solo pochi giorni dopo “un altro blogger statunitense, Max Blumenthal, il quale ha svelato che la registrazione, diffusa dall’impiegato del governo israeliano Neil Lazarus sulla sua pagina Facebook, è una truffa, e che “Marc” è un imprenditore israeliano, esperto in pubbliche relazioni, il cui vero nome è Omer Gershon. Ma non basta: il video è stato diffuso dall’account Twitter di Guy Seeman, che sarebbe al lavoro nell’ufficio del premier israeliano Netanyahu, il quale si è rifiutato di confermare o smentire la vicenda. Il quotidiano israeliano Haaretz ha posto alcune domande agli uffici di Netanyahu, i quali non hanno smentito che il governo sia coinvolto nella produzione del video ed hanno ammesso che “corpi governativi” hanno diffuso il link. Naturalmente, denuncia sempre Haaretz, Omer Gershon non è più disponibile, né su Facebook, né al telefono”.

L’equazione Flotilla=Hamas non suona nuova a noi italiani, ricorderete tutti Daniela Santanchè che, in piena campagna elettorale anti-Pisapia, dichiarava, facendo una gaffe(?) clamorosa, ad Anno Zero che durante i comizi del futuro sindaco di Milano sventolavano bandiere di Hamas, riferendosi appunto alla bandiera della Freedom Flotilla (disegnata da Vauro!).

Non tutta la stampa si può governare, c’è ancora una piccola parte di giornalisti che vuole raccontare la verità su quanto accade in Palestina, e questo Israele lo sa bene, allora è meglio minacciare e ricattare pur di metterli a tacere: la scorsa settimana Oren Helman (Director Government Press Office) ha indirizzato una lettera aperta a tutti i giornalisti intenzionati a salire sulla Flotilla (e alla stampa estera presente in Israele) nella quale mette li mette amorevolmente in guardia sul fatto che “la partecipazione alla Flotilla è una violazione intenzionale della legge israeliana e porterà i partecipanti a vedersi negare l'ingresso in Israele per dieci anni, alla confisca delle loro attrezzature e a sanzioni addizionali. Io vi imploro di evitare di prendere parte a questo evento provocatorio e pericoloso, il cui scopo è di minare il diritto israeliano a difendere se stesso e a violare consapevolmente la legge israeliana”.

Se è facile aspettarsi dichiarazioni del genere da chi lavora per Israele (come ad esempio il capo della marina israeliana che dichiarato che a Gaza non c’è alcuna crisi umanitaria e ha esortato le potenze internazionali a fermare la partenza della flotta, in quanto sarebbe "guidata dall’odio") c’è forse ancora qualcuno che potrebbe meravigliarsi di fronte alle dichiarazioni di Ban Ki-moon, Segretario generale dell'ONU, che ha invitato tutti i governi interessati a cercare di scoraggiare la partenza della FF2, per paura che il nuovo tentativo degeneri in violenza (il che suona paradossale e sinistro almeno quanto invitare le belle donne a non indossare abiti succinti per evitare l’aumento degli stupri…).

L’arma utilizzata per il secondo tipo di boicottaggio della Flottilla è quella della burocrazia: sono giorni che la Grecia pone impedimenti tecnici, cavilli, ispezioni (in particolare alle nave canadese e a quella americana), perchè blocchino o almeno ritardino la partenza della FF2 e delle centinaia di attivisti, giornalisti e parlamentari, che da oltre 40 paesi si preparano ad imbarcarsi sulle navi del convoglio umanitario dedicato alla memoria di Vittorio Arrigoni.

Ci sono infine i sabotaggi veri e propri, dietro ai quali non è difficile scorgere la mano di Israele: nella notte tra il 28 e il 29 giugno è stata sabotata l’imbarcazione irlandese e costretta a ritirarsi dalla missione. Si tratta della terza (!) nave della FF2 ad essere manomessa in pochi giorni al fine di evitare che potesse salpare o, peggio ancora, di mettere a rischio la vita dei passeggeri una volta giunti in mare aperto. Prima era toccato alla nave greca "Juliano" (così chiamata in memoria di Juliano Meir Khamis, attore e direttore del Freedom Theatre, assassinato da ignoti solo una decina di giorni prima di Vik) alla quale è stata tagliata l’elica e a quella svedese.

Ma a chi fa paura la Freedom Flottila? E perché? Fa paura agli israeliani che compiono da decenni un vero e proprio sterminio del popolo palestinese, derubandolo della casa, della terra, dell’acqua, di ogni possibile futuro. Ma fa paura anche all’Occidente che da anni sta a guardare, rendendosi complice attivo di questo massacro. La Flotilla fa paura perché non vuole spezzare solo l’embargo che stringe Gaza in una morsa trasformandola in una prigione a cielo aperto, ma vuole abbattere anche il muro di indifferenza, incrinare con un grido che reclama giustizia e dignità, l’assordante silenzio che circonda questo lembo di terra e le sue tragedie, isolandolo dal resto del mondo. Vuole spezzare quell’assedio alle nostre coscienze che rischia di renderci irreversibilmente ciechi, sordi e muti, orribilmente quieti e distaccati.

Sabato 25 giugno è partita la prima barca francese della Freedom Flotilla, la "Dignité-Al Karama", con a bordo 40 passeggeri, speriamo che tutte le altre possano raggiungerla presto… E che il vento vi sia amico…

Collettivo Autorganizzato Universitario – Napoli

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