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Accordo su rappresentanza: un vero “porcellum” sindacale con numerosi tratti aberranti

(1 Luglio 2011)

anteprima dell'articolo originale pubblicato in confederazione.usb.it

Accordo su rappresentanza: un vero “porcellum” sindacale con numerosi tratti aberranti

foto: confederazione.usb.it

In allegato l'intervista di Lanfranco Palazzolo di Radio Radicale a Tomaselli dell'esecutivo nazionale USB (file mp3 circa 10 Mb)

Nazionale – giovedì, 30 giugno 2011 L’accordo tra Confindustria e Cgil, Cisl, Uil e Ugl, sottoscritto il 28 giugno scorso, su contratti e rappresentanza sindacale colpisce pesantemente quel poco di democrazia ancora esistente nei posti di lavoro e consolida il monopolio assoluto delle organizzazioni sindacali che condividono il percorso di completo snaturamento del movimento sindacale .

Questo accordo che non esitiamo a definire un vero e proprio ‘porcellum’, presenta aspetti sconcertanti dal punto di vista tecnico-giuridico e soprattutto politico-sindacale. Primi fra tutti l’attacco pesantissimo al diritto di sciopero ed al Contratto nazionale, che nella maggioranza delle aziende piccole e medie è l'unica normativa esistente.

Sino ad oggi nessuno ha voluto evidenziare che, ricevendo poco più del 17% dei consensi nelle elezioni RSU di un posto di lavoro privato, Cgil, Cisl, Uil e Ugl potrebbero far passare un contratto senza neanche consultare i lavoratori. Infatti il 33% degli RSU non viene eletto, ma nominato dai sindacati firmatari. Quindi, sommando questa riserva del 33% ad un risultato seppur minimo del 17 o 18% di voti, risulterà acquisita la maggioranza del 50%+1 degli RSU. Già oggi, pur essendo estrema minoranza in un posto di lavoro, Cgil Cisl Uil possono ottenere la maggioranza delle RSU. Dopo l’accordo potranno anche approvare un contratto infischiandosene dei lavoratori, della democrazia e della reale rappresentanza.

Altro punto tecnicamente aberrante è quello relativo alla certificazione della rappresentatività. Iscritti e voti dovrebbero essere registrati da INPS e CNEL, ma solo per quelle realtà richieste dalle organizzazioni sindacali, non a livello nazionale e, soprattutto, seguendo le sole indicazioni provenienti dalle aziende: trasparenza sotto i piedi. Che dire poi del fatto che la certificazione degli iscritti è prevista in una situazione nella quale la trattenuta sindacale in busta paga non è obbligatoria per le aziende e nella stragrande maggioranza dei casi non viene effettuata per tutti quei sindacati di base non firmatari dei contratti.

Un ulteriore aspetto, più che controverso, è la possibilità di voto tra i lavoratori nel caso di accordi/contratti in imprese che non hanno eletto RSU, ma hanno RSA nominate dalle organizzazioni sindacali. In questo caso, il ricorso alla consultazione è previsto soltanto se uno dei sindacati firmatari lo richiede o se è richiesto dal 30% dei lavoratori entro 10 giorni dalla firma del contratto. Questa tempistica rende di fatto inattuabile il referendum in quanto, salvo che in piccolissime aziende, è materialmente impossibile raccogliere il 30% delle firme in pochissimi giorni. Anche perché, subito dopo la firma dei contratti, esiste la necessità da parte dei lavoratori di comprendere ciò che è stato firmato, necessità che richiede sicuramente più di 10 giorni: una vera e propria beffa nei confronti dei lavoratori.

USB Unione Sindacale di Base

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