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La Lega dopo Berlusconi

(23 Luglio 2011)

anteprima dell'articolo originale pubblicato in www.cattolicesimo-reale.it

La Lega dopo Berlusconi

foto: www.cattolicesimo-reale.it

Nel doppio voto in Parlamento del 20 luglio scorso la Lega è stata decisiva per far arrestare Papa e per salvare Tedesco (facendo credere che a salvarlo fosse il PD). Ha potuto così tornare a proporsi come ago della bilancia e come partito della legalità, nel tentativo di recuperare consensi fra i suoi elettori, specie i più affezionati ai nodi scorsoi.

Fra crisi di consensi e mito delle origini

Più difficile è dire se la Lega abbia o possa riconquistare il suo peso politico-elettorale anche fuori dal palazzo, o se sia inevitabile il suo declino, come hanno pronosticato dopo le amministrative, forse con ottimismo eccessivo, osservatori solitamente attenti (Ilvo Diamanti, «Il nord “tradisce” il centrodestra e il mito della Padania è al capolinea», La Repubblica, 1 giugno; Antonello Mangano, «Zingaropoli non funziona più. E' morta la politica della paura», terrelibere.org, 31 maggio).

Di sicuro l’appiattimento su Berlusconi, che ha ridotto la Lega a una copia del PSI - tutta tangenti e poltrone in vista di vantaggi supposti (il federalismo) o reali (il potere) -, ha portato frutti scarsi e amari alla base leghista generando malumori, perdita di consensi e, da ultimo, uno scontro interno fra Bossi e Maroni, fra ultra e antigovernativi, cioè fra due diverse tattiche per cercare di riprendere i voti perduti.

Ma ciò non significa che i leghisti delusi siano andati “a sinistra”. Spesso sono elettori che chiedono di superare Berlusconi a destra e che a questo patto potrebbero tornare al Carroccio. La loro parola d’ordine è il “ritorno alle Lega delle origini”, che non è stata per niente buona, contrariamente a quanto pensano e scrivono alcuni.

Ritorno alle origini vuol dire infatti politiche ancora più razziste contro profughi e migranti, solo sostituendo ai riti celtici l’esposizione del crocifisso e dei “principi non negoziabili” per assicurarsi l’appoggio vaticano. Ritorno alle origini significa rilancio del più becero secessionismo (invocato da Bossi e Maroni a Pontida) andando dal Giro di Padania alla rottura della solidarietà nazionale (vedi decreto sui rifiuti di Napoli).

I nazisti di seconda generazione

La collocazione della Lega ancora più a destra, ed in posizione egemone dentro un centro-destra ridotto, con la scomparsa del Caimano, a un’accolita di figuranti, è il risultato più probabile della ascesa di Maroni e dei suoi pretoriani, da Tosi, a Zaia, Salvini, Cota. E’ infatti sbagliato ritenere costoro, come da più parte si fa, più moderati di Bossi. Proprio a loro, meno sgangherati ma più feroci, si devono le peggiori porcherie della Lega: i paragoni attinti all’immaginario nazista fra rom e topi, le proposte segregazioniste dei vagoni per soli milanesi, le collusioni con i naziskin a Verona, il prelievo delle impronte digitali ai minori rom, i respingimenti in mare dei profughi, la detenzione nei lager (CIE) fino a 18 mesi. Misure, le ultime tre, condannate anche dall’ONU ed opera tutte di quel ministro di polizia che è già stato reclutatore delle bande armate padane.

Oggi, sotto copertura dell’antiberlusconismo e di un grigio linguaggio da funzionario delle pompe funebri, questo Gebbels in doppio petto potrebbe succedere non solo a Bossi ma al Caimano magari con la sponda di un Pd o di altri partiti, non immuni da tentazioni securitarie, per completare l’opera di disgregazione del paese e di distruzione delle istituzioni democratiche.

cattolicesimoreale.it

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