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Detroit bankrupt city

Detroit bankrupt city

(19 Luglio 2013) Enzo Apicella
Detroit è fallita, rischio di migliaia di licenziamenti e di tagli alle pensioni municipali

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PAGHERETE POCO! non caro, e neanche tutto, solo un po'......

..."mio caro padrone, domani, magari, ti rimprovero".

(1 Agosto 2011)

Nel secolo scorso, dalle parti degli anni ’70, canticchiavamo
“mio caro padrone, domani ti sparo….”,
ed oggi siamo al “mio caro padrone, magari ti rimprovero…”.
Nel secolo scorso, dalle parti degli anni ’70, urlavamo
“pagherete caro, pagherete tutto!”, ed oggi siamo al

PAGHERETE POCO,
NON CARO, NON TUTTO, SOLO UN PO’….

Governanti, giornalisti, preti e “movimenti del capitalismo temperato”, vorrebbero sforbiciare i privilegi della borghesia e dei suoi servi.
Ogni tanto, quasi sempre nel mezzo di una crisi e di una serie di finanziarie antioperaie, rispunta fuori la “voglia” di equità nei sacrifici, ammantata dalla “lotta” agli abusi ed alle esagerazioni della casta.
Già, la casta, un altro modo per non parlare di classi e di spalmare la lotta di classe in un meccanismo di delega allo stato giustiziere, ancora una volta spacciato per unico arbitro imparziale.
E’ una vecchia storia quella dello stato come organo conciliatore al di sopra delle parti e delle classi, cosi’ come e’ una vecchia storia quella di rendere il sistema capitalistico meno crudele, ingiusto, e di accorciare differenze sociali e distribuire piu’ equamente sacrifici e rinunce.
L’idea ( e l’ideologia! ) di fondo è quella che il proletariato digerirebbe tutti i rospi imposti dalla crisi se qualche rospetto lo digerissero anche lor signori.
L’idea ( e l’ideologia! ) di fondo è che si possa far pagare la crisi anche un pochettino ai padroni, ed ai loro lacchè privilegiati.
L’idea ( e l’ideologia! ) di fondo è che si possa ridurre profitti e prebende per legge, magari tassando un po’, solo un po’, qualche transazione finanziaria, per rendere i poveri un po meno poveri ed i ricchi un po meno ricchi.
Quindi, se fosse vero e possibile, nessuna società senza classi, ma solo una società con classi un po meno distanti.
Ma ciò, può essere vero, e possibile?
Noi comunisti pensiamo di no!
Basta ripensare alla parabola della famosa tobin tax, forse la piu’ “seria” proposta fatta in questo campo.
La Tobin Tax, dal nome del premio Nobel per l'economia James Tobin, che la propose nel 1972, è una tassa che prevedeva di colpire, in maniera modica, tutte le transazioni sui mercati valutari per stabilizzarli (penalizzando le speculazioni valutarie a breve termine), e contemporaneamente per procurare delle entrate da destinare alla comunità internazionale.
L'aliquota proposta avrebbe dovuto essere bassa, tra lo 0,05 e l'1%.
A un tasso dello 0,1% la tassa Tobin avrebbe garantito ogni anno all'incirca 166 miliardi didollari, il doppio della somma annuale necessaria ad oggi per sradicare in tutto il mondo la povertà estrema.
Nel 1972, poco dopo lo scandalo Watergate in cui rimase invischiata l'amministrazione Nixon, e poco dopo che Nixon ritirasse gli Stati Unitidal sistema di Bretton Woods, Tobin suggerì un nuovo sistema per la stabilità valutaria internazionale, e propose che tale sistema includesse una tassa internazionale sulle transazioni in valuta straniera.
Il Professor Tobin ricevette in seguito un Premio Nobel per l'economia nel 1981, e il suo nome rimase legato per sempre a questa idea.
L'idea rimase dormiente per più di 20 anni.

Nel 1997 Ignacio Ramonet, redattore di Le Monde diplomatique, rinnovò il dibattito attorno alla Tobin tax con un editoriale intitolato "Disarmare i mercati". Ramonet propose di creare un'associazione per l'introduzione di questa tassa, che venne chiamata ATTAC (Associazione per la Tassazione delle Transazioni finanziarie per l'Aiuto dei Cittadini).
La tassa è diventata quindi una finalità del movimento antiglobalizzazione, e del suo “mondo possibile”.

Stesso discorso e stesso scetticismo da parte nostra per quanto riguarda le eterne ( e sempre disattese! ) proposte di cancellazione degli istituti delle regioni, delle province e dei comuni, o di una eventuale riduzione del numero dei parlamentari ( “100 onorevoli per una sola camera”…).
Al di la’ dell’evidente ciclica riproposizione ideologica, ambedue le “proposte”, peraltro in linea con le determinazioni continentali europee di riduzione del debito e della spesa pubblica, rispondono alla linea generale di sistema tesa allo snellimento, alla funzionalizzazione, al rafforzamento dello stato borghese.
Se da parte della borghesia e della chiesa cattolica l’odierna campagna sulla questione morale acquista i toni dell’ideologia tesa a depotenziare ogni reale tentativo di giustizia proletaria, l’opportunismo ( anche movimentista!) si impantana nell’ultima illusione di “colpire” senza colpire, allenandosi nel suo vecchio mestiere di allontanare anche solo l’idea della ineliminabile rottura rivoluzionaria.
Se la borghesia e la chiesa cattolica tentano di uscire dalla loro crisi ridisegnando il “capitalismo temperato delle regole” colorandolo di green economy , l’opportunismo ( anche movimentista! ) tenta di farci credere che sia possibile per i padroni darsi la zappa sui piedi da soli, magari con l’aiuto di qualche “legge uguale per tutti”o di qualche sponda politica d’opposizione, senza lotta di classe, senza imporre rapporti di forza a noi favorevoli.
Ancora una volta, borghesia ed opportunismo si ritrovano uniti nel tentativo di ingannarci con falsi rimedi e vere prese per il culo, che al massimo ritinteggiano la galera capitalista.
UNA GALERA DA DISTRUGGERE!

COMUNISTI PER L’ORGANIZZAZIONE DI CLASSE
COMBAT

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