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13/08 - capo paramilitare pagava regolarmente militari, das e polizia

(15 Agosto 2011)

anteprima dell'articolo originale pubblicato in www.nuovacolombia.net

13/08 - capo paramilitare pagava regolarmente militari, das e polizia

foto: www.nuovacolombia.net

Il cadavere del capo paramilitare Ángel de Jesús Pacheco Chancy, alias 'Sebastián', è stato ritrovato lo scorso 25 luglio nelle campagne fra i municipi di Cáceres e Caucasia, nel dipartimento di Antioquia.

La magistratura colombiana è in possesso di documenti che attestano i pagamenti che il narcotrafficante faceva mensilmente a diversi integranti di unità militari, polizia e del DAS (la polizia politica agli ordine della Presidenza della Repubblica); secondo questi documenti, fra l'ottobre del 2010 ed il gennaio del 2011 rappresentanti delle Forze Armate hanno ricevuto 896 milioni di pesos (circa 350.000 euro) per “servizi” resi a 'Sebastián'. Accusati dell'omicidio di 'Sebastián' sono 'el Negro' e 'Guadaña', membri della sua scorta, consegnatisi alla magistratura; i due paramilitari, nelle loro dichiarazioni, assicurano che “era impossibile lavorare senza copertura nel basso Cauca”, vale a dire senza contare sull'aiuto dei membri delle Forze Armate della zona.

La storia di 'Sebastián' è paradigmatica: famoso narcotrafficante, presuntamente smobilitato grazie alla legge di “Giustizia e Pace” voluta da Uribe, ha proseguito impunemente la sua carriera paramilitare con la banda dei 'los Paisas', e successivamente con i 'Rastrojos'; queste bande, eufemisticamente chiamate con l'acronimo di bacrim (bande criminali) non sono altro che i vecchi paramilitari riciclati e mai realmente smobilitati.

Il quadro che esce da questa vicenda è sempre lo stesso: per “lavorare” tranquillamente, i paramilitari narcotrafficanti collaborano con le forze di polizia, con il DAS e con i militari, spartendosi poi il bottino ricavato dalle loro attività criminali e massacrando a braccetto gli oppositori al regime e le comunità che abitano, in particolar modo, le terre più fertili o le aree più ricche di risorse strategiche, e quindi suscettibili di essere sventrate dai megaprogetti del gran capitale transnazionale.

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