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(25 Ottobre 2011) Enzo Apicella

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Socialismo o barbarie

(18 Agosto 2011)

La manovra economica di ferragosto e l’affondo portato alle condizioni del proletariato segnano una sorta di non ritorno per quanti si battono per la difesa dei diritti dei lavoratori e per l’esistenza di forme organizzate a difesa dei ceti subalterni.

Sappiamo che i provvedimenti di questo governo si sono potuti attuare con il silenzio e l’assenso dei partiti di opposizione e con la complicità di sindacati e segreterie, dove anche la CGIL si è distinta cercando di disarmare le sinistre interne per sacrificarle sulla strada di quel capitale finanziario, che necessita di garantirsi ricchezze ed agi, riconosciuti a quanto pare da tutto un ceto politico come il motore dell’economia e paradigma dei rapporti sociali.

Una macelleria sociale che ha per fine l’umiliazione di chi si è fino ad ora opposto a politiche mafiose e di distruzione delle forme di solidarietà costruite dal movimento dei lavoratori nei decenni passati, alla cancellazione del contratto nazionale, alla libertà di licenziamento, all’impossibilità di opporsi, anche per via legislativa, al peggioramento delle condizioni di lavoro e di salario, dei diritti e delle tutele che verranno spazzate via, in nome del profitto di pochi. Tutto per ripristinare il comando in fabbrica e sul luogo di lavoro del capitale, al quale si devono piegare in modo particolare i lavoratori pubblici, additati sempre più come un vincolo inaccettabile per l’accumulazione capitalista.

Con questo segno e con la medesima intensità si tagliano pensioni e si innalza l’età per raggiungerla, coltivando una barbarie che, è bene ricordare, non ha nessuno scambio e nessuna contropartita per la classe lavoratrice, per le donne, per anziani e categorie deboli in generale.

Anche il dato simbolico viene pesantemente colpito, a dimostrazione che ciò che sta accadendo è una vera controrivoluzione, messa in atto dal capitale a spese dei ceti subalterni: cancellati il Primo Maggio ed il 25 Aprile, si potranno festeggiare solamente di domenica.

Una crisi creata dalle stesse ricette che si vuole insistere ad imporre: riduzione dei salari e del conseguente crollo del potere di acquisto delle classi medio-basse, riduzione del welfare, liberalizzazioni, privatizzazioni: sono queste le risposte della politica allo straordinario movimento di base e trasversale che ha vinto solo qualche mese fa i referendum al grido unanime di “riprendiamoci i beni comuni, a partire dall’acqua”.

In questo scenario di ridefinizione dei rapporti sociali a tutto vantaggio del capitale, ogni pratica democratico-parlamentare mostra così tutta la sua insufficienza, ogni strada che un tempo si sarebbe detta riformista si dimostra preclusa, di fronte ad un capitale mai come oggi così minaccioso e con un progetto così pienamente condiviso -e non da oggi- dalla cosiddetta opposizione.

Mai come in questo momento servono risposte rivoluzionarie, capaci di progettare e realizzare un nuovo mondo che rimetta al centro il diritto e il lavoro e non lo sfruttamento e la moneta, che sostituisca all'insensata frenesia di crescita finanziaria la redistribuzione delle ricchezze e la crescita delle libertà.

In tutto il mondo la protesta e le ribellioni in corso ci dicono che è qui ed ora che bisogna invertire la tendenza , che non è più possibile farsi massacrare in nome del profitto, da una borghesia predatoria ed affaristica che ha saputo esautorare il processo democratico, ponendo le leve del comando nelle mani di agenti privati, che autodetermina il proprio grado di potere impedendo qualsiasi risposta popolare alla dittatura del mercato, sia essa capeggiata dalla BCE o dalla FED.

E se Londra insegna la jacquerie dei senza potere come risposta al dominio del mercato ed alla mercificazione delle proprie vite, che per altro valgono sempre meno, possiamo essere solo noi a decidere se sarà questo lo scenario diffuso nell’Europa dei prossimi mesi, ed in particolare in Italia, dove la compressione sociale ha raggiunto limiti insopportabili, decidere se il movimento di protesta e di rivendicazione potrà costruire oltre che distruggere, se i lussi che ci prenderemo e che rivendichiamo saranno televisori al plasma e altri oggetti di consumo rubati da qualche vetrina spaccata oppure se ci prenderemo la vera ricchezza rivendicabile che, questa si, è diventata un lusso per pochi: un reddito garantito, il diritto alla pensione, alla salute e alla casa, a un lavoro dignitoso e alla libera circolazione degli individui e non solo delle merci.

Alla faccia dei giornalisti di corte e dei sociologi prezzolati già pronti ad accorrere in soccorso del potere tanto bistrattato, delle schiere di politicanti mafiosi e venduti, dei sindacati complici che hanno scelto di stare dall’altra parte della barricata, che hanno scelto la criminalizzazione di ogni risposta di classe prima ancora che questa si manifesti.

E questa risposta va costruita a partire da tutti i soggetti oggi in campo, anche a partire da ciò che resta di quel sindacato di cui va ricostruita la credibilità, per quanto riguarda la CGIL, dopo le ultime penose prove di riammissione al club dei decisori, o di quel sindacato indebolito per quanto riguarda gli spezzoni ancora consapevolmente di classe sia pure minoritari e asfittici nella strategia, sicuramente da tutti quei soggetti protegonisti delle lotte materiali e simboliche in corso e che non hanno cessato in questi anni di lavorare per difendere o guadagnare qualcosa per sé, per tutti e tutte.

Le campane che battono a raccolta da diverse aree di movimento a partire da settembre trovano orecchi attenti e corpi disposti a mettersi in gioco, e saranno necessarie tutte le diverse intelligenze politiche per uscire dalle solite logiche di appartenenza e far risorgere dalle sue apparenti ceneri una classe frantumata da decenni di attacchi ma costretta da questi attacchi stessi a ritrovare unità e coesione per garantirsi diritti e libertà, una speranza di futuro e una certezza di lotta.

Unità, coesione, speranze ed organizzazione delle lotte che noi comunisti anarchici non mancheremo di sostenere.

Segreteria Nazionale FdCA

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