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Rutelli: Mai più in piazza con i violenti

Esternazioni dopo la manifestazione per la pace di Roma

(25 Marzo 2004)

“E’ necessario un esplicito chiarimento nel centrosinistra”. “Sono inaccettabili le manifestazioni in cui ci inneggia alla resistenza irachena e i cortei con gente in passamontagna e volto mascherato“.


Francesco Rutelli apre una cartellina che è in bella vista lì, sulla scrivania. Ne estrae un foglio. Dice “Questo è il documento preparatorio del congresso che abbiamo appena tenuto a Rimini”. Legge: ”Se tutti hanno il diritto di definirsi pacifisti, è giusto accettare politicamente che alcuni si facciano scudo dietro questa definizione mentre portano avanti scelte inaccettabili?”. Volta pagina e legge ancora: “ Oggi è il tempo di contrastare culturalmente chi si definisce pacifista ma non sconfessa il terrorismo mediorientale, non contrasta regimi dittatoriali e chiude gli occhi sui crimini e le violazioni dei diritti umani, a Cuba come in Cecenia”. Rutelli ripone il dattiloscritto e dice:” In ragione di queste affermazioni, anche noi della Margherita siamo stati definiti da qualche mestatore “amici di Bush”. Bene. Dopo quel che è accaduto sabato a Roma, mi pare sia giunto il momento di un definitivo chiarimento. Per quanto ci riguarda, dico che non sono più accettabili manifestazioni nelle quali vengono innalzati striscioni che inneggiano alla presunta resistenza irachena e cortei con gente in passamontagna e il volto mascherato”. Sono le cinque del pomeriggio di una domenica che chiude una settimana gonfia di tensioni e di paure. Una settimana, diciamola tutta, che pur essendo iniziata con la vittoria socialista a Madrid, non è stata proprio felicissima per il centrosinistra. Prima le polemiche velenose sulla partecipazione alla manifestazione bipartisan del Campidoglio; poi l’assalto a Piero Fassino ed ai militanti ds che sabato hanno sfilato per le vie di Roma; infine le dichiarazioni e i documenti con i quali, dopo l’aggressione subita, il leader della Quercia ha aperto una esplicita polemica nei confronti dell’ala dell’Ulivo. Dice Rutelli:”E’ stata una decisione sua, di Piero, ma io concordo con la scelta di non minimizzare l’accaduto e gli confermo la totale solidarietà. Forze organizzate erano lì per impedirgli di marciare e di esprimere il suo pensiero. Inaudito. E allora ripeto: basta a striscioni politicamente inaccettabili, basta agli incappucciati nelle manifestazioni in cui siamo presenti. E questo lo dico pensando non solo alle sorti del centrosinistra, ma anche ai destini e al futuro del movimento pacifista”.

Che c’entra, scusi, il movimento pacifista?
“Letture estreme e unilaterali della realtà, accompagnate da spranghe, passamontagna e violenze, hanno già inquinato e in fondo arrestato il grande movimento critico verso la globalizzazione che andò in piazza a Genova per G8. La forte spinta per uno sviluppo economico democratico ed equo, fu strumentalizzata da professionisti della guerriglia urbana: ed abbiamo visto quanto tempo è occorso per tentare di smontare il sillogismo “no global uguale violenza”. E’ da irresponsabili esporre il grande movimento per la pace e contro il terrorismo alla stesso rischio”.

Dopo gli incidenti di sabato Fassino ha attaccato e richiamato alle proprio responsabilità alcuni partiti e alcuni leader del centrosinistra. Pensa anche lei che Diliberto e Rizzo, per fare due nomi, abbiano soffiato sul fuoco delle violenze?
“Ho letto dichiarazioni che definivano la partecipazione al corteo della lista unitaria e delle altre forze del centrosinistra “su curve contrapposte” , come tifoserie avversarie in uno stadio. Qualcuno ha definito arrogante la presenza organizzata dei ds alla manifestazione. Altri, dopo gli insulti a Fassino, hanno detto che “se l’è cercata”. L’intera lista unitaria è stata definita una lista di traditori. Ecco, tanto queste affermazioni tanto quel che è poi successo, rendono necessario un esplicito chiarimento nel centrosinistra. Un chiarimento non più rinviabile”.

Lei sa bene che in politica i chiarimenti annunciati spesso finiscono per non chiarire nulla…..Perchè stavolta dovrebbe andare diversamente?
“Perché forze che appartengono alla stessa coalizione possono discutere, polemizzare e anche litigare: ma non fino a portare la situazione al punto a cui è giunta. Su alcune cose bisogna esser chiari e poi vedere chi è d’accordo e chi no. Niente più manifestazioni che esaltano la cosiddetta resistenza irachena. Siamo tutti d’accordo? Se si vedono passamontagna e bastoni noi ce ne andiamo. Siamo tutti d’accordo? Per noi la lotta per la pace è non violenta e va condotta alla maniera di Capitini e Gandhi, stabilendo dei confini politici ed etici. E se interviene l’Onu, in Iraq o in altre aree di crisi, il centrosinistra ritiene che l’Italia debba schierarsi e assumere le proprie responsabilità. Siamo tutti d’accordo?”.

E’ presumibile di no, ma lasciamo stare. Piuttosto le chiedo: quanto ha influito su questa escalation polemica il fatto che la lista unitaria e le altre formazioni del centrosinistra siano di fatto competitrici anche elettorali alle prossime europee?
“Che ci sia stato un tentativo di accentuare e poi sottolineare certe differenze per raccogliere qualche voto in più, mi pare evidente. Non credo che questo tentativo produrrà risultati. E in ogni caso mi pare suicida indebolire una prospettiva di governo per qualche zero virgola per cento in più. Vede, le europee passeranno e noi ci ritroveremo di fronte l’impegno più importante: battere il centrodestra per governare”.

In ogni caso, non le pare un po’ troppo piena di se e di ma la linea della lista unitaria sulla guerra in Iraq e il ruolo dell’Italia? Non vede il rischio che prevalgano parole d’ordine più semplificate?
“Io non credo. E’ una partita complessa, ma non la si vince con la propaganda. Ricordo quel che ci disse Tony Blair, qui a Roma, due giorni dopo la più grande manifestazione pacifista del Regno Unito che contestò proprio lui. Lo incontrammo in ambasciata, e naturalmente era scosso per quanto accaduto. Ci disse: l’unica speranza che abbiamo per influenzare e correggere la politica dell’amministrazione Bush è stare con loro, non contro di loro. Purtroppo ciò è stato vero nella fase in cui il problema era rovesciare Saddam, non dopo. Ora, però, la vittoria di Zapatero e la linea su cui quella vittoria è maturata, aprono uno spazio politico importante. Anche noi siamo per non ritirare subito i militari dall’Iraq lasciandolo preda della guerra civile. Anche noi chiediamo un passaggio di mano nel governo del Paese dall’amministrazione attuale ad una a guida Onu. Anche noi diciamo che se ciò non avvenisse, sarebbe un dovere ripensare profilo e carattere della nostra presenza lì. E’ una linea più articolata del “mai alla guerra”, è una linea forse più scomoda. Ma credo che nessuno possa onestamente sostenere che ritirare i nostri soldati dall’Iraq risolverebbe i problemi di quel Paese e rappresenterebbe un contributo alla lotta al terrorismo. Piuttosto proprio la pressione di Zapatero con Francia e Germania può avvicinare una svolta in Iraq”.

Resta il fatto che ancora una volta, e dopo aver portato centinaia di migliaia di persone in piazza a Roma, l’opposizione – dividendosi – ha permesso alla maggioranza di governo di cantar vittoria…….
“ Il Governo ormai, è al massimo dell’irresponsabilità. Cosa fanno per cambiare le cose, oltre a rilasciare dichiarazioni contro il centrosinistra? Cosa hanno in mente? Siamo il terzo Paese per presenza militare in Iraq: cosa propongono? La vicenda spagnola fa risalire l’inerzia del governo italiano, da sempre su posizioni povere e subalterne. Noi del centrosinistra abbiamo il problema di chiarire alcune cose serie al nostro interno. Loro della maggioranza hanno un dovere assai più grande: dimostrare di essere in grado di esercitare un’influenza in Europa e a livello internazionale. Cosa che fino ad ora non è accaduta affatto”.

Federico Geremicca
da La Stampa del 22-03-2004

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