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Piano Sarkozy

Piano Sarkozy

(25 Agosto 2011) Enzo Apicella
Sarkozy esterna il suo piano per il dopo-Gheddafi, rivendicando per la Francia un ruolo più importante nella rapina delle materie prime libiche

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Fritto misto: o mangi questa minestra, o resti alla finestra

(31 Agosto 2011)

anteprima dell'articolo originale pubblicato in fulviogrimaldi.blogspot.com

Fritto misto: o mangi questa minestra, o resti alla finestra

foto: fulviogrimaldi.blogspot.com


E, sotto, un contributo e un appello Fatah alla mobilitazione per il riconoscimento della "Palestina" all'ONU ( che non condivido, né l'appello, né il riconoscimento, e su cui ritorneremo)

L'inizio della saggezza e chiamare le cose col loro nome. (proverbio cinese)

La conquista della Terra, che perlopiù significa portarla via a coloro che hanno una pelle di colore diverso, o nasi un po' più piatti dei nostri, non è una bella cosa da vedere. (Joseph Conrad)

Durante una guerra le notizie devono essere date per istruire piuttosto che per informare. (Joseph Goebbels, ministro del Reich)

Ieri, 30 agosto, alle 16, c'è stato davanti alla Farnesina il presidio contro la guerra e per la Libia libera e sovrana di Gheddafi, organizzato dal Comitato 30 Agosto. Io ci sono andato, come annunciato. Si tranquillizzino coloro che mi hanno pregato, chiesto, sollecitato, intimato di non andarci. C'erano un centinaio di persone, circa 50 si possono ascrivere alla sinistra. Cani sciolti, cani del PRC e addirittura del PCL scioltisi dal guinzaglio dei propri gerarchi conniventi con la mitologia imperialista. Nell'altra metà c'erano brave persone agnostiche ideologicamente, ma indignate dall'assassinio di un popolo sotto copertura del più infame menzognificio mai allestito per far passare sulla coscienza della gente il rullo compressore della connivenza-rassegnazione. C'erano reazionari dichiarati, confusionari, ambiguoni, rossobruni, gente che sogna di abbattere l'imperialismo Usa con l'imperialismo euroasiatico, bigotti d'assalto. Gli striscioni dicevano cose corrette, degne di qualsiasi manifestazione antimperialista per Iraq, Palestina, Afghanistan e qua e là sventolavano coppie di bandiere italiane libiche cucite insieme. Un riferimento nazional-antimperialista? O una conferma dell'unità di affetti e intenti tra i due popoli?

A me la bandiera del Risorgimento non dà fastidio, il fine deve essere di lavarla di quanto l'hanno imbrattata le borghesie ininterrottamente al potere, impedire che resti sequestrata dai successivi cialtroni Savoia, dai fascisti, dalla mafia che ci governa da allora. Un'altra bandiera che ricopra tutti i popoli senza classi, ha da venì. E sarebbe un bene? Nel frattempo cosa ci fa conoscere: la bandiera del partitello, il gonfalone del Comune? Ricordo sempre, ad Algeri e poi a Caracas, la bandiera applauditissima degli Usa, portata da sparuti coraggiosi statunitensi nel Festival Mondiale della Gioventù e degli Studenti, massima manifestazione internazionalista inventata dall'URSS e rilanciata poi da Cuba. Ricordo l'incomprensione e anche lo scherno del pubblico per la sfilata della delegazione italiana a cui i capetti, presunti ultrà rivoluzionari, avevano negato bandiera e portabandiera. Unici tra una sessantina di paesi. Impegnati, i primi, a non lasciare il vessillo della comunità sovrana alla mercé del capitale e delle sue nefandezze, i secondi a mostrare di non aver capito un cazzo dell'internazionalismo, della sovranità, di Marx e di Lenin.

Lasciavano, costoro, che la bandiera dei rivoluzionari risorgimentali, dei partigiani garibaldini garrisse esclusivamente sulle teste e sui beni dei predatori e serial killer. Fosse loro monopolio, con tanti saluti a Garibaldi, Mameli, Cairoli e martiri della guerra di liberazione. Cedevano un simbolo, per annaspare nel vuoto. Così le sinistre del nostro paese e di quasi tutta la "comunità internazionale" degli Stati Canaglia. Allineati al 90% , coperti al 100%. In sei mesi di resistenza eroica di un popolo militarmente e tecnologicamente debole, contro la marmaglia mercenaria reazionaria e sotto un diluvio di missili e bombe puzzolenti mediatiche, abbiamo visto un gruppazzo di Emergency deplorare le bombe nel nome dell'arcobaleno (zitti sui valori e sulle verità contrapposte dell'una e dell'altra parte!). Poi basta, silenzio, non vedo non sento non parlo. Anzi, peggio, molto peggio. Investiti da storia e ideologia, da rappresentanza sociale e da retaggio etico della responsabilità di guidare il popolo contro la guerra e in difesa degli aggrediti, valutando scientificamente e non propagandisticamente le ragioni e i torti, le verità false e quelle vere (una responsabilità che continuamente constato assai diffusa nella base), costoro hanno tradito tutto: la propria storia, le premesse politiche su cui, millantando, si presentano al pubblico, la deontologia giornalistica, un filo di coerenza, il compito di stare accanto agli "umiliati e offesi", agli "sfruttati e oppressi".

Marx incitava a stare con il tiranno brasiliano contro il predone imperialista Usa. Nel 1911 davanti al parlamento manifestavano contro la guerra i socialisti Turati, Matteotti, Mussolini (!), forse il giovane Gramsci. Loro compagni andarono a combattere per l'Etiopia sotto le insegne del sovrano assoluto. E questi, che guardano giù per il naso ai socialisti di allora, "modesti e collusi riformisti", non hanno saputo che rosarizzare l'artificio propagandistico dei necrofori e recitarlo, grano dopo grano di questo rosario mordacchia, paraocchi e briglia, fino alla definitiva scomparsa di ogni loro dignità, credibilità, ragion politica d'essere.
Ma il vuoto non esiste in natura. E dunque c'era questo fritto misto, davanti alla Farnesina, e molti non avevano la più pallida idea di Marx e molti erano lì perché ce l'avevano e qualcuno era infiltrato, e qualcuno, tra tante parole ragionevoli, sbraitava al microfono isterismi che, rovesciati i termini, facevano il paio con quelli abbaiati dai briganti di Bengasi, e tutti conoscevano una cosa: la contraddizione principale, in Libia, da noi, nel mondo? Quella tra Gheddafi, con il suo popolo massacrato, e i massacratori. A me basta sapere, con assoluta certezza, che i miei amici di Tripoli e tutta la loro gente, a sentire della nostra manifestazione, avranno sollevato dal bagno di sangue un volto sorridente.
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davide ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "TERRORISMO. Nel 10. anniversario dell'11 settembre...":

colpa mia se molti che si considerano comunisti e che straparlano di marx,guevara,trockji,non capiscano un cazzo di politica estera?No.
Per cui,perchè uno non dovrebbe andare a una manifestazione anche con dei loschi figuri,mica facciamo foto in cui limoniamo pesante con tanto di cuoricini luminosi alle spalle,certo...Ma per una ragione validissima
Conta questo:il motivo della presenza.In situazioni di emergenza come questa sopratutto.Perchè se avessimo dei compagni credibili,delle forze anti colonialiste solide,col cazzo che ci troveremmo nella stessa piazza con rossobruni,destronzi e simili.
Il problema è l'assurda compagnia di lestofanti,di rivoluzionari parolai,di teste calde e teste di minchia i quali si reputano duri e puri e invece sono solo dei pirla.
Io non sono avezzo a criticare partiti o movimenti in cui ho militato.Prendo atto di certe problematiche e morta lì.Però fa un certo senso la boria,il pressapochismo,l'inettitudine su argomenti politici seri come la guerra in libia.
Tocca per colpa di questi manifestare con certi individui.Non possiamo permetterci altro.

ps:Chiesa è anche quello che girava insieme a Gorbaciov-dicasi Gorbaciov-a ben vedere ognuno ha le sue belle minchiate nell'armadio no?
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Spazio utenti: PERCHÉ I LIBICI AMANO IL COLONNELLO GHEDDAFI
Postato il Domenica, 28 agosto @ 05:25:40 CDT di supervice

DI MAURICE GENDRE
Fonte: AgoraVox
Postato e tradotto da cnj
Molti osservatori in Occidente, completamente (auto)-avvelenati dalla propaganda anti-Gheddafi non riescono a capire come il leader libico conservi ancora il sostegno della popolazione, nonostante una campagna ingiusta di bombardamenti condotti dalla NATO dal marzo 2011 (1) In che modo i libici continueranno a sostenere i "coraggiosi" insorti del CNT? (2)
Leggendo l'articolo "Alcune verità sulla Libia", scritto da Helen Shelestiuk e pubblicato nel n. 165 di Maggio 2011 della rivista B.I. (ex-Infos Balcani) molto probabilmente hanno le antenne dritte.

Shelestiuk Helen dice: "Quando è stato chiesto all'ex ambasciatore russo in Libia, Vladimir Chamov, se Gheddafi opprimeva il suo popolo, ha risposto: "Quale oppressione? I libici beneficiavamo di un credito di 20 anni senza interessi per costruire le loro case, un litro di benzina costa circa 14 centesimi, il cibo è gratuito e si può acquistare una nuova jeep sud-coreana KIA per 7500 dollari."
E Shelestiuk Helen ha proseguito: "Quali sono gli altri fatti e cifre che conosciamo della Libia e del suo leader?
Il PIL è di 14.192 dollari. Ogni membro della famiglia riceve una sovvenzione di 1000 dollari all'anno. I disoccupati sono pagati 730 € al mese. Lo stipendio di un infermiere dell'ospedale è di 1000 dollari. Per ogni nuovo neonato vengono riconosciuti 7000 dollari. Chi si sposa riceve 64.000 dollari per comprare un appartamento. Per aprire un'azienda privata si beneficia di un aiuto finanziario di 20.000 dollari. Le tasse e le imposte sono vietate.
L'istruzione e le medicine sono gratuite. L'istruzione e la formazione medica all'estero sono pagati dal governo. Ci sono supermercati per le famiglie con prezzi simbolici per il cibo di base. La vendita di prodotti oltre la data di consumo è punibile con multe salate o addirittura con la reclusione. Molte farmacie offrono forniture gratuite. La vendita di farmaci contraffatti è un reato molto grave. La popolazione non paga l'energia elettrica. La vendita e il consumo di alcol sono proibite, il "divieto" è legge. Prestiti per l'acquisto di una macchina o un appartamento vengono concessi senza interessi. Gli affari legati al mercato immobiliare sono vietati. Se qualcuno vuole comprare una macchina, fino al 50% del prezzo è pagato dallo Stato (per i militare il 65%). La benzina costa meno dell'acqua.
Un litro di benzina costa 0,14 centesimi di dollaro. Gli utili derivanti dalla vendita di petrolio sono destinati al benessere della popolazione e a migliorare le condizioni di vita. Molti soldi sono stati spesi per irrigare la terra con l'acqua presa da falde acquifere sotterranee.
Il sistema è stato definito "l'ottava meraviglia del mondo". Si dispone di cinque milioni di metri cubi al giorno di acqua che attraverso il deserto ha notevolmente aumentato la superficie irrigata. 4000 km di condutture sono sepolte in profondità per proteggere l'acqua dal caldo. Tutto ciò che era necessario per il progetto è stato realizzato esclusivamente dalla Libia".
E Helen Shelestiuk dice che vanta anche il merito di "vera democrazia", "La propaganda occidentale ha demonizzato il leader libico Muammar Gheddafi nel descriverlo come un tiranno patologico e un nemico implacabile delle aspirazioni democratiche della sua gente. Non è vero. In Libia esiste un meccanismo di controllo democratico del suo popolo: dei consigli cittadini eletti e le comunità autonome (comuni). Tutto questo senza una nomenklatura di partito di stampo sovietico, senza eccessiva burocrazia, ma con un elevato tenore di vita e la sicurezza sociale per i cittadini. Una sorta di società che per molti versi è simile al comunismo."
Domanda pertinente di Helen Shelestiuk: "E' per questo che la Libia è stata demonizzata e attaccata dalle vecchie potenze imperialiste?"
E ha concluso: "Permettetemi di citare l'articolo di Sigizmund Mironin "Perché la Libia è stata bombardata?": La Libia è descritta come una dittatura militare di Gheddafi ma in realtà è lo stato più democratico del mondo. Nel 1977 vi fu proclamata la "Jamhiriya" che è una forma di alta democrazia in cui sono state abolite le istituzioni tradizionali di governo e dove il potere appartiene al popolo direttamente attraverso i suoi comitati e congressi. Lo Stato è diviso in molte comunità che sono "mini-stati autonomi" in uno Stato che ha il controllo sui loro distretti, tra cui l'assegnazione dei fondi di bilancio. Gheddafi ha recentemente adottato altre idee ancora più democratiche: distribuire il reddito del bilancio direttamente ed in maniera equa ai cittadini... Tali misure, secondo il leader della rivoluzione libica, dovranno eliminare la corruzione e la burocrazia parassita".
Ovviamente non è sorprendente che i media mainstream non forniscono al pubblico nessuno di questi dati estremamente rivelatori della vera natura del regime libico, come è probabile che se fossero stati informati tutti gli "indignati" d'Europa avrebbe richiesto il progresso sociale sul modello della Libia del colonnello Gheddafi.
Ciò sarebbe per lo meno imbarazzante per i "brillanti" e "competenti" leaders del Vecchio Continente.
UN Human Development Report 2010 (wikipedia)

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PER UNA PALESTINA LIBERA, LAICA E DEMOCRATICA.
PER UN MONDO PIU' GIUSTO, PIU' CIVILE E PIU' COLORATO.

Il Coordinatore Nazionale della Campagna:
per il RICONOSCIMENTO dello Stato di Palestina.
Dr. Yousef Salman
Delegato della Mezza Luna Rossa Palestinese in Italia
Cell.: 347 9013013
e_mail: y_salman@tiscali.it
http:/www.yousefsalman.com
http:/www.palestinercs.org

APPELLO ALLA MOBILITAZIONE
Palestina stato membro n. 194

A nome del popolo palestinese la cui nobile lotta per la libertà ha ispirato per decenni i popoli di tutto il mondo...A nome della Palestina, patria del messaggero di pace, noi vi mandiamo un messaggio di pace e libertà...
La Palestina ha sofferto per più di sei decenni gli orrori della guerra e la pena dell'oppressione, del degrado e della violenza. Il popolo palestinese ha sopportato la brutalità dell'occupazione militare più lunga della storia contemporanea. Adesso è arrivata l'ora di porre fine a questa situazione indegna e inaccettabile. E' tempo di riconoscere una Palestina libera, indipendente e democratica entro i confini del 1967 in accordo con le risoluzioni ONU e con la legge internazionale. I nostri amici del Movimento di Liberazione Nazionale della Palestina, Fatah, ha guidato la giusta lotta per la libertà e l'indipendenza del nostro popolo durante gli ultimi quarantasei anni. Attraverso la nostra lotta abbiamo rivoltato ogni pietra per amore della giustizia e della pace. Fatah ha promosso iniziative e pensato a soluzioni pacifiche per decenni. Venti anni fa Fatah ha avuto il coraggio e l'impegno di guidare il popolo palestinese verso negoziati con Israele nella speranza di porre fine all'occupazione e di materializzare la visione di due stati come l'unica formula per portare la pace in Medio Oriente. Ma due decenni dopo questo passo audace e questo compromesso storico, l'occupazione israeliana è ancora più radicata nella nostra terra. Attraverso azioni unilaterali ed illegali, Israele sta rubando la terra, confiscando le nostre risorse e negando i nostri diritti inalienabili all'autodeterminazione. Il diritto dei popoli all'autodeterminazione è alla base dei diritti umani universali. I palestinesi chiedono semplicemente al mondo di riaffermare l'impegno preso, il rispetto e l'approvazione di questi diritti. I diritti umani non sono selettivi.
Non ci sono eccezioni alla regola e il tentativo di fare della Palestina un'eccezione è inaccettabile ed obiettabile.
Il diritto dei popoli all'autodeterminazione e indipendenza, incluso quello dei palestinesi, non può essere oggetto di negoziati. E il riconoscimento, come quello di dichiarare l'indipendenza, è una scelta sovrana degli stati. E riguardo a questo, noi crediamo che le democrazie non devono lasciarsi condizionare dalle pressioni esercitate per porre il veto al loro diritto sovrano di riconoscere la Palestina e di stare dalla parte giusta della storia.
Amici, oggi Fatah si appella a voi per stare a fianco del popolo palestinese, come avete fatto in passato e insistere sul fatto che il suo naturale e storico diritto all'indipendenza, è riconosciuto e approvato dal mondo. Il prossimo settembre, chiederemo al mondo, rappresentato dalle Nazioni Unite, di anteporre la propria responsabilità verso il popolo palestinese e mettere in chiaro da che parte sta. Noi chiediamo il vostro aiuto nella nostra nobile ricerca e crediamo che il vostro sostegno nel rivendicare la forza del diritto sopra la brutalità dell'oppressione, porterà avanti nel mondo la causa per la libertà e la pace.
Questo è il motivo per cui vi chiediamo, amici nostri, di portare la nostra voce ai vostri popoli, e fare in modo che il nostro sincero appello per la libertà e per i diritti umani si riversi nel mondo, attraverso il vostro supporto e la vostra mobilitazione.
Dal momento che questi sono i passi verso il riconoscimento internazionale e la ricerca della consacrazione dei nostri diritti nazionali di affermazione, noi confidiamo che il vostro supporto attivo, che ha sempre confermato l'universalità della solidarietà con la giustizia, accenderà una luce sul sentiero battuto da quelli che vogliono stare dalla parte giusta della storia.
Alcuni hanno messo in questione la nostra decisione di andare davanti alle Nazioni Unite. Ma quale organizzazione è più indicata per tale proposito? Le Nazioni Unite sono state la risposta agli orrori della Seconda Guerra Mondiale; un organismo creato per risolvere disaccordi e conflitti in maniera pacifica e civile. Davanti all' ONU i popoli del mondo hanno dichiarato il loro impegno per i diritti ed i principi che tutti i popoli hanno accettato. In effetti la Carta dell'ONU è l'espressione dei nostri migliori valori e dei nostri più nobili principi. Per questo motivo la Palestina andrà davanti all'ONU nella prossima sessione. Affermare che andare all'ONU è una dichiarazione di guerra o una delegittimazione di Israele, come alcuni in Israele hanno sostenuto, è semplicemente ridicolo. E l'accusa che questo è un passo unilaterale è un tentativo disperato di distorcere i fatti. L'ONU è l'anello che unisce le nazioni, la loro voce collettiva è l'espressione ultima di un'azione multilaterale.
La Palestina è pronta è in grado di aderire alla comunità internazionale come difensore dei valori universali dei diritti umani. Noi abbiamo dimostrato il nostro impegno politico e morale riguardo a questi valori e negli ultimi due anni il mondo è stato testimone dei nostri sforzi per formare uno stato. Recentemente organizzazioni internazionali hanno riconosciuto la nostra idoneità istituzionale per la formazione di uno stato e hanno affermato che l'unico ostacolo è l'occupazione israeliana. Il mondo concorda altresì che l'unica soluzione del conflitto nella regione è la creazione di due stati. Riconoscendo la Palestina, la comunità internazionale proteggerebbe questa soluzione dai continui insediamenti illegali da parte di Israele, che hanno rubato la terra e le risorse palestinesi e minato le prospettive di pace. Chiediamo adesso al mondo di riaffermare il riconoscimento e di consacrare la soluzione di due stati.
Amici, quest'anno il mondo è stato testimone della volontà dei popoli arabi liberi di vivere in dignità e libertà come cittadini. I venti della primavera araba stanno soffiando e l'aria di libertà passerà anche per la Palestina. E non v'è dubbio che i popoli arabi che si sono liberati dall'oppressione e dalla tirannia, stanno considerando la causa palestinese come la loro. I giovani che hanno rovesciato i despoti non perdoneranno né capiranno coloro che adottano l'ipocrisia nella politica, opponendosi alla libertà della Palestina, affermando di avere sostenuto la loro.
Siamo tutti d'accordo nel sostenere che non ci sono aree grigie per quanto concerne i diritti umani, la giustizia e la legge internazionale. C'è una parte giusta e una parte sbagliata nella storia. Invitiamo tutti i popoli amanti della pace a stare dalla parte giusta della storia, di sostenere i principi di dignità e libertà, di supportare la giusta causa dei palestinesi. Contiamo sul vostro aiuto per accogliere la Palestina come 194. membro delle Nazioni Unite in settembre. Votate sì per uno Stato palestinese. Votate sì per la pace.

FATAH COMMISSIONE RELAZIONI INTERNAZIONALI
PALESTINA

Palestine National Liberation Movement
FATEH
Commissione Rapporti Esterni

Ramallah - Tel:00970-2-2967241/2/3 - Fax: 00970-2-2967240
Website : www.fatehfrc.plo.ps Email : frc@palnet.com

Pubblicato da Fulvio Grimaldi alle ore 18:06

Fulvio Grimaldi

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