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Premiata Stireria Italia

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(7 Settembre 2011) Enzo Apicella
L'articolo 8 della manovra "anti-crisi" permette al padronato di licenziare anche senza giusta causa

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La crisi la paghino padroni e banchieri

Mobilitiamoci fino alla caduta del governo e oltre!

(2 Settembre 2011)

Il precipitare della crisi finanziaria ha rinvigorito la determinazione dei padroni a farne pagare ancora una volta il prezzo ai lavoratori. Ormai sono oltre 130 i miliardi di euro che dovremo sborsare nei prossimi quattro anni "per portare il paese fuori dalle secche”. Ovviamente nulla garantisce che questo sia l’ultimo sacrificio richiesto.


Senza vergogna e senza pudore si discute di tagliare le pensioni, azzerare tredicesime e liquidazioni, aumentare la precarietà, abolire i contratti nazionali e lo Statuto dei lavoratori, nonché festività come il 25 aprile e il primo maggio, oltre ai consueti tagli allo stato sociale.
Insomma, la più vergognosa stangata degli ultimi 50 anni contro i lavoratori.

La stangata

Un governo debole, ma non per questo meno pericoloso, sta continuamente cambiando i contenuti della manovra. Qualunque sia la versione definitiva, non abbiamo dubbi che la sua natura antioperaia sarà confermata e che le richieste di Confindustria e della Bce verranno accolte.
Con l’aumento delle tasse locali, i tagli alla spesa pubblica, agli Enti locali, alle tredicesime, alle agevolazioni fiscali per casa, famiglie, lavoro e disabili, si comprime oltre ogni misura la già ridotta capacità di spesa dei lavoratori.
La maxi-manovra di fatto abolisce definitivamente il contratto nazionale. Viene colpito in particolare l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori dando ai padroni la possibilità di licenziare a piacimento i lavoratori nelle aziende sopra i 15 dipendenti.
Con le privatizzazioni dei servizi pubblici locali e strategici si forniranno ai cittadini servizi più scadenti e costosi e verrà calpestata la volontà, recentemente espressa tramite referendum, di mantenere pubblici i servizi essenziali.
Il governo vuole far cassa attraverso l’innalzamento dell’età pensionabile e i disincentivi per le pensioni di anzianità, incrementando ulteriormente una già elevatissima disoccupazione soprattutto giovanile.
Spostando le festività del 25 aprile e del 1° maggio si vogliono colpire anche simbolicamente le conquiste della Resistenza e del movimento operaio
Mentre lor signori si spartiscono gli enormi profitti fatti anche in questi anni di crisi economica, riescono a mandare in soffitta anche il misero contributo di solidarietà per i redditi più alti che inizialmente avevano ventilato di voler inserire nella finanziaria.
La questione è che a dettare le politiche di lacrime e sangue nel nostro paese come come in Spagna, Grecia, Portogallo, Irlanda e tutta Europa sono il Fondo monetario internazionale, la Banca centrale europea e gli speculatori finanziari: in una parola il sistema capitalista che governa questa società. Anche un governo di centrosinistra porterebbe avanti le stesse misure, come dimostrano Spagna e Grecia dove la socialdemocrazia è al governo.

Non paghiamo il vostro debito!

Proprio per questo non crediamo che lo sciopero del 6 settembre debba limitare i suoi obiettivi a “cambiare la manovra” o a mandare a casa Berlusconi per poi aprire le porte a un governo tecnico o di “unità nazionale” che porterebbe avanti le stesse politiche, ma questa volta con l’appoggio dell’opposizione parlamentare e dei vertici sindacali.
A questa logica dobbiamo opporci frontalmente. Il debito non è nostro e i sacrifici li devono fare solo i padroni.
Le proposte di patrimoniali e lotta all’evasione fiscale sono legittime, ma insufficienti per combattere questa crisi. Dobbiamo portare avanti rivendicazioni che sicuramente non hanno nulla di compatibile con gli interessi dei padroni nazionali e internazionali, ma sono nell’interesse dei lavoratori e della stragrande maggioranza della gente di questo paese.
Il vertice della Cgil, dopo aver firmato lo sciagurato accordo del 28 giugno che ha legittimato questo ulteriore attacco al contratto nazionale e l’altrettanto sciagurato appello sottoscritto il 4 agosto assieme ai rappresentanti di Cisl, Uil, Confindustria e banche (nel quale tra l’altro si chiedeva una nuova stagione di privatizzazioni), ha dovuto fare un brusco dietrofront e riunirsi in pieno agosto per convocare lo sciopero generale.
Questa capriola si spiega solo in un modo: Susanna Camusso e la sua maggioranza nella Cgil sapevano che se non avessero fatto nulla, la rabbia sarebbe esplosa allo stesso modo in cui l’abbiamo vista esplodere in Grecia, Spagna, Gran Bretagna. Per cui, mentre ci impegnamo al massimo per garantire la massima riuscita dello sciopero, siamo coscienti che nulla può essere lasciato in mano a questi dirigenti, per i quali si tratta solo di “far sfogare” la piazza per poi tornare a sedersi ai tavoli di trattativa.
La classe operaia di questo paese ha dimostrato, in particolare nell’ultimo anno, da Pomigliano a Mirafiori alla lotta di Fincantieri, di avere le capacità, la forza e la determinazione per porsi come direzione contro padroni e sindacati compiacenti.
Dalla Valsusa, dove la lotta non si ferma, malgrado la repressione delle forze dell’ordine, fino allo straordinario risultato dei referendum del 12-13 giugno e alla sconfitta della destra alle amministrative, milioni di giovani e lavoratori hanno dimostrato un desiderio straordinario di cambiamento. Questa nuova disponibilità alla lotta non può e non deve essere frustrata da chi vuole che tutto cambi perchè in realtà tutto resti uguale.
Lo sciopero del 6 settembre deve essere solo l’inizio di un percorso di mobilitazioni efficaci e capillari che sappiano con la lotta durare un minuto più della resistenza padronale e vincere il conflitto.
Per questo motivo sosteniamo e promuoviamo l’assemblea nazionale “Dobbiamo fermarli” che si terrà a Roma il 1°ottobre, promossa da centinaia di delegati sindacali della Cgil e dei sindacati di base, che deve avere l’obbiettivo di lanciare anche nel nostro paese un’opposizione conflittuale dal basso contro il Governo e i padroni. Solo il protagonismo e l’organizzazione dal basso dei lavoratori, delle Rsu, degli studenti, dei movimenti di lotta, possono garantire la tenuta della lotta fino alla sconfitta del governo.

Lottiamo per:

• ritirare la firma della Cgil dall’accordo del 28 giugno che altro non è che lo strumento che il Governo sta usando per cancellare la contrattazione nazionale
• difendere e estendere a tutti lo Statuto dei lavoratori
• riconquistare veri contratti nazionali di lavoro che difendano condizioni e potere d'acquisto dei salari dei lavoratori
• riconquistare un vero diritto alla pensione
• abolire ogni forma di precarietà sul lavoro
• fermare tutte le privatizzazioni
• l'azzeramento dei fondi alle scuole private e di tutte le agevolazioni fiscali e non di cui gode il Vaticano
• il rifiuto dei diktat della Bce, non paghiamo il debito alle banche e alla speculazione finanziaria.
• la nazionalizzare sotto il controllo dei lavoratori delle aziende in crisi
• la nazionalizzazione delle banche.


1 settembre 2011

FalceMartello

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