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Noi a dieta, per cancellare i loro debiti?

dalla Francia

(3 Settembre 2011)

anteprima dell'articolo originale pubblicato in www.webalice.it/mario.gangarossa

Sarkozy e Fillon annunciano una nuova serie di misure di austerità e i leader socialisti si affrettano a sostenerli! Martine Aubry promette come Sarkozy di riportare il deficit del bilancio sotto la soglia del 3% del PIL. E François Hollande precisa che bisogna « dire la verità ai Francesi […] uno sforzo dovrà essere consentito » !

Ci raccontano che l’ora sarebbe grave, che bisognerebbe ristabilire la fiducia degli investitori, scossi dal brutto voto attribuito questa estate al debito americano. In realtà, si tratta ancora di dare assicurazioni ai grandi gruppi finanziari e industriali, che attingono direttamente alle casse degli stati, ma che ne accrescono ancora il deficit prestando agli stessi stati a interessi sempre più elevati.

L’impennata dei debiti pubblici, che i banchieri fanno finta di scoprire, mentre è cominciata più di 20 anni fa, non è affatto dovuta all’aumento delle spese sociali o ai bilanci dei servizi pubblici. E’ dovuta ai regali fatti dagli stati alle banche, alle grandi imprese e agli strati più ricchi della popolazione. Questi regali si sono tradotti in Francia in molte decine di miliardi di incassi in meno per lo stato, soprattutto con la soppressione della tassa professionale (7,8 miliardi di euro), la riduzione dell’IVA sulla ristorazione (3 miliardi), la soppressione delle imposte sulle plusvalenze realizzate dalle grandi imprese nella vendita di filiali (6 miliardi), la riduzione dell’imposta sul patrimonio (2 miliardi). Questo si aggiunge alle molteplici riduzioni d’imposta e sgravi per i padroni, introdotti da anni col pretesto del « rilancio » o « dell’aiuto all’occupazione »… che non hanno creato un solo posto di lavoro. Anzi, la disoccupazione aumenta. E non dimentichiamo le centinata di prestiti o di garanzie accordate alle banche nell’autunno 2008 per salvarle dalla crisi in cui si erano precipitate da sole con un’orgia di operazioni speculative sui prestiti immobiliari, e con la moltiplicazione di crediti di dubbia esazione di cui avevano inondato il mercato.

Per indorare la pillola, 16 grandi padroni francesi o possessori di grandi fortune, dall’amministratore delegato della Total a Liliane Bettencourt, padrona dell’Oréal, hanno chiesto di essere essi stessi soggetti alle imposte, « In proporzioni ragionevoli » precisano. Ben inteso che una piccola tassa sui ricchi (per i redditi annuali che superano i 500.000 euro) figura in testa alle misure annunciate da Fillon… ma in coda se si fa il rapporto: 200 piccoli milioni su 12 miliardi di incassi supplementari previsti. Precisiamo che da sola la nuova tassa annunciata sui tabacchi dovrebbe apportare 600 milioni, quella sulle mutue sanitarie più di un miliardo… mentre il « grande patrimonio » Bettencourt pesa 17 miliardi di euro e non è il solo!

Fillon e Sarkozy concepiscono evidentemente le loro misure come un primo acconto. Non è finita! Il padronato usa la crisi come pretesto per cercare di schiacciare i salari, assumere di meno e persino licenziare o imporre molteplici forme di lavoro precario. Da anni, ogni crisi successiva del capitalismo è l’occasione di nuovi prelievi nelle finanze pubbliche e di nuovi attacchi contro il mondo del lavoro, per assicurare ai banchieri e agli industriali la salvaguardia dei loro profitti. Questi stessi banchieri, rimessi a galla nel 2008 dalle sovvenzioni statali, che oggi chiedono ancora nuovamente agli stati di far pagare le classi popolari.

Ma chi semina miseria raccoglie collera. In Grecia, in Spagna, nel mondo arabo, e recentemente in Gran Bretagna, lavoratori e giovani reagiscono. Manifestazioni, proteste, sit-in di « indignati » persino rivoluzioni e sommosse rappresentano l’attualità. Tutte insieme, le classi popolari e i loro giovani devono passare dalle reazioni isolate alle azioni concertate per imporre il loro programma di sopravvivenza.

Editoriale del bollettino di fabbrica "l’Etincelle" pubblicato dalla frazione di minoranza di Lutte Ouvrière - 29 agosto 2011
http://www.convergencesrevolutionnaires.org
traduzione di Michele Basso

Convergences Révolutionnaires

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