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(26 Maggio 2010) Enzo Apicella
Varata la manovra economica da 24 miliardi di euro: sotto attacco gli stipendi e le pensioni.

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La nostra arma: sciopero operaio!

(5 Settembre 2011)

anteprima dell'articolo originale pubblicato in www.sicobas.org

La nostra arma: sciopero operaio!

foto: www.sicobas.org

Non pagheremo la loro crisi.

Da due mesi il governo italiano prepara manovre finanziarie per uscire dalla crisi. Non si tagliano le spese militari, non si colpiscono le rendite finanziarie, non si tassano gli stipendi milionari. Si colpiscono invece i salari, le pensioni, la sanità e i diritti dei lavoratori e delle classi sociali più deboli. Con l’obiettivo di difendere i loro profitti, i loro privilegi, il loro potere cercano di convincerci che tutti siamo chiamati a fare sacrifici. Ma noi non ci facciamo fregare. Noi non confondiamo i nostri interessi con quelli delle classi dominanti.

Lotteremo uniti!

Siamo gli stessi che si vedono arrivare coi barconi della morte dopo aver subito le guerre di rapina dell’occidente; gli stessi che finiscono nei CIE, nei nuovi lager, in attesa di un documento che non arriva mai, gli stessi costretti dalla clandestinità a lavorare sotto i caporali nelle campagne come nelle cooperative della logistica. Siamo quelli che fanno i lavori più faticosi e meno pagati, la nuova classe operaia, i nuovi schiavi. I padroni ci hanno dichiarato guerra, prima nel nostro paese e adesso qua in Europa. E noi facciamo la stessa cosa nei loro confronti.

Dalle cooperative della logistica del nord, ai braccianti delle campagne del sud, abbiamo cominciato a lottare e a percorrere nuove strade chiamando i lavoratori italiani ad una nuova unità che si costruisce nella lotta contro il nemico comune.

Perché partecipiamo allo sciopero generale.

Siamo in piazza per dire no alla manovra economica del governo, per dire che la crisi se la devono pagare i loro responsabili, per dire che non siamo disposti a nessun sacrificio per difendere interessi che non sono nostri.

Siamo in piazza per unirci e organizzarci con altri operai e cominciare una vera lotta contro lo sfruttamento, per ottenere migliori condizioni di lavoro e di vita, contro i salari da fame, i turni di lavoro massacranti, la negazione dei diritti.

Siamo in piazza per dire che nella società capitalista la classe operaia non potrà mai soddisfare i suoi bisogni e che l’intera società è destinata ad andare in rovina. Solo la lotta e l’organizzazione indipendente degli operai e di tutti i lavoratori, possono permettere un futuro diverso, senza sfruttamento né ingiustizia.

SI-Cobas – Coordinamento territoriale Lodi-Piacenza

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