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Sciopero generale del 6 settembre, non paghiamo il loro debito

(5 Settembre 2011)

Governo e Parlamento stanno eseguendo gli ordini ricevuti dalla Banca Centrale Europea, dalle istituzioni europee, dagli istituti finanziari e da Confindustria: affrontare la crisi capitalistica imponendo un vero e proprio massacro sociale alle classi popolari. La doppia manovra del 6 luglio e del 13 agosto estorce nel giro di 4 anni e in diverse forme 130 miliardi di euro ai lavoratori e ai ceti popolari per trasferirli alle banche, ai padroni e agli speculatori, per garantire i loro bond , i loro titoli tossici e i loro profitti.

Lo fa attraverso l’aumento dei tickets sanitari, riducendo il valore delle pensioni e aumentando ulteriormente l’età pensionabile, taglieggiando ancora i lavoratori pubblici e abolendo di fatto, con le deroghe aziendali, compresa quella sull’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, i contratti nazionali di lavoro, con drastici tagli alle agevolazioni fiscali e assistenziali, con gigantesche riduzioni della spesa pubblica nazionale e degli Enti Locali e un conseguente tracollo dei servizi pubblici, ulteriori liberalizzazioni e privatizzazioni cercando di capovolgere la vittoria dei SI’ nei referendum.

Tutto questo, si dice, per pagare il debito dello Stato. Ma questo debito è nato soprattutto:

• dalle massicce riduzioni fiscali elargite alle classi ricche e dalla loro evasione fiscale;

• dagli enormi finanziamenti dello Stato per tenere in piedi le banche private.

RIFIUTIAMO DI RICONOSCERE E DI PAGARE UN DEBITO ILLEGITTIMO, CHE NON E’ STATO FATTO DA NOI, che serve a garantire le speculazioni dei potentati finanziari.

Devono pagare coloro che non hanno mai pagato: il capitale, le banche e le rendite. Bisogna imporre una patrimoniale sulle fortune accumulate nel tempo, la nazionalizzazione delle banche; e, dopo decenni di stangate, una redistribuzione a favore delle classi lavoratrici, un reddito sociale per i senza lavoro, l’istituzione di un salario minimo di garanzia, la distribuzione del lavoro riducendo l’orario, un vasto piano di servizi pubblici e di risanamento ambientale, la drastica riduzione delle spese militari e la fine delle missioni di guerra all’estero, la rinuncia alle costosissime, inutili e dannose grandi opere come la TAV, il ponte sullo Stretto di Messina o il MOSE. Occorre un grande schieramento di lotta e di mobilitazione, per costruire rapporti di forza capaci di bloccare la manovra, affermando gli interessi e i bisogni di lavoratori, lavoratrici, disoccupati, precari.

L' “opposizione” parlamentare approva di fatto le misure liberiste imposte dall'Europa e dalle banche, rammaricandosi solo di non essere lei a gestirle. Il governo Berlusconi ormai logoro, mostra il vero volto della Lega Nord, forza antipopolare legata ai poteri economici e realmente ostile alle classi sociali più deboli.

Lo sciopero generale del 6 settembre, dichiarato dalla CGIL “per modificare una manovra ingiusta e iniqua”, dopo che peraltro solo appena poche settimane fa aveva firmato negativi e pesantissimi accordi di “patto sociale” con i sindacati complici e la Confindustria (accordo del 28 giugno e documento del 4 agosto), sciopero dichiarato per la stessa data anche dall’USB e altri sindacati di base su una piattaforma di difesa dei diritti dei lavoratori “contro la dittatura delle banche e dell’Unione europea”, costituisce un primo momento di lotta per tutte le lavoratrici e i lavoratori, per cercare di fermare l’aggressione violenta di governo e padroni.

La lotta non potrà però essere breve e risolversi in un giorno; servono comitati unitari e autorganizzati per una mobilitazione prolungata che duri nel tempo per piegare un padronato che vuole la nostra pelle. E i lavoratori dovranno muoversi insieme alle nuove generazioni e ai protagonisti delle nuove ribellioni sociali. Dobbiamo resistere unminuto più dei padroni e dei governi, con gli scioperi nelle fabbriche e nei luoghi di lavoro e con le tende nelle piazze.

Il 6 settembre partecipiamo alle manifestazioni organizzate sul territorio!

Sinistra Critica - Organizzazione per la sinistra anticapitalista

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