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Il sottile confine che divide il “ragionevole sospetto” dalla suggestione

Sulla retata ai danni di 161 "obiettivi" arabi: inaugurato un nuovo modello di controllo sociale, basato sul sospetto

(3 Aprile 2004)

Si è svolta il 2 aprile una vasta operazione preventiva "contro il terrorismo internazionale" che ha coinvolto 34 province di 12 regioni italiane. L'obiettivo erano 161 extracomunitari, prevalentemente marocchini, sospettati, in base a meri indizi, di gravitare nell'area dell'estremismo islamico. Lo ha annunciato al Viminale il ministro dell'Interno, Giuseppe Pisanu, precisando che l'operazione è stata condotta "da polizia e carabinieri con il sostegno dei servizi segreti". Risultato : 1 arresto, per "resistenza a pubblico ufficiale" !

L'unico arrestato nell'operazione è, infatti, un marocchino di 35 anni, Mohamed B., che abita a Verzuolo, in provincia di Cuneo. Si tratta di un operaio con un regolare permesso di soggiorno. In casa dell'uomo gli agenti avrebbero trovato materiale documentario in arabo. L'uomo è stato arrestato per resistenza : alla vista degli agenti avrebbe cercato di scappare. Sempre nel cuneese sono state fatte altre quattro perquisizioni, tre ad Alba e una a Savigliano. Ad Alba è stato sorpreso un clandestino di nazionalità algerina, Abdelhaamid Bouguerrouma, 29 anni, condotto presso il centro di permanenza temporanea di Milano in attesa dell'espulsione.

Piemonte. Nove le perquisizioni compiute a Torino nei confronti di altrettanti extracomunitari, condotti presso il Comando provinciale dei carabinieri e in Questura per essere identificati, prima di essere rilasciati. Sarebbero stati sequestrati alcuni passaporti e piccole quantità di materiale propagandistico.

Toscana. Controlli della Digos a Firenze, in particolare su un cittadino di nazionalità marocchina residente nel capoluogo e da tempo sotto osservazione. Verifiche anche a Lucca, dove la Digos, in collaborazione con l'ufficio immigrazione e con i carabinieri ha controllato se quattro extracomunitari fossero in regola con i permessi di soggiorno. Le persone, che vivono sparse sul territorio provinciale, sono risultate in regola.

Lombardia. A Milano l'operazione ha riguardato tre cittadini algerini, ai quali la Questura ha intimato di lasciare l'Italia, già condannati lo scorso dicembre per associazione per delinquere, spaccio di denaro falso e produzione di documenti falsi. I tre, assolti dall'accusa iniziale di aver introdotto in Italia armi da guerra, sono sospettati di aver avuto contatti con il Gia, il Gruppo Islamico Armato, attivo in Algeria, e con altri movimenti riconducibili ad Al Queada. Secondo gli investigatori, la loro base operativa era in un appartamento di via Paravia.

Emilia-Romagna. L'operazione ha interessato Bologna, Parma, Reggio Emilia e Ravenna. A Loiano e Sasso Marconi sono state perquisite le abitazioni di due cittadini tunisini regolari. Uno dei due era già stato coinvolto in una indagine del 1997 su alcuni sospettati di legami con gruppi legati alla Jihad islamica. Il secondo è ritenuto in collegamento con persone vicine al radicalismo islamico. La perquisizione ha dato un esito negativo, ma la posizione amministrativa dei due tunisini è al vaglio della polizia.

Puglia. Nessun provvedimento specifico nei confronti degli extracomunitari sottoposti oggi a particolari controlli a Bari e in provincia. Non si è avuta conferma se le persone sottoposte ai controlli siano quelle che erano coinvolte nell'indagine, avviata dalla Digos, sulla presunta esistenza nel capoluogo pugliese di una cellula terroristica del Gruppo salafita per la predicazione e il combattimento (Gspc), che gli inquirenti ritengono vicino ad Al Qaida.

Campania. Due cittadini algerini, cosiddetti "attenzionati", come si dice in gergo poliziesco, sono stati controllati dalla polizia di Napoli, ma non sono stati riscontrati rilievi sul loro conto. I due vivono nel capoluogo campano e sono in possesso di un regolare permesso di soggiorno. La polizia sta cercando (ma non nel senso giudiziario del termine) altri due extracomunitari, che si trovano nella medesima situazione dei due algerini controllati. Si tratta di un terzo cittadino dell'Algeria e uno del Marocco.

Tutto è cominciato nei giorni della strage madrilena. Il 18 marzo, Repubblica scriveva : "Sono da cinquecento a mille, i cittadini stranieri di religione islamica che potrebbero essere accompagnati nei Paesi di origine perché "sospettati di essere una minaccia per la sicurezza nazionale"".

Oggi, una fonte qualificata del Viminale conferma : "E' vero, l'idea di un'operazione di prevenzione ad ampio spettro era nella testa del ministro dell'Interno da qualche tempo. Addirittura prima dell'11 marzo. La strage di Madrid l'ha accelerata nei tempi, ne ha suggerito le forme. Visti i numeri, non un'espulsione immediata, ma una spallata a sorpresa che consegnerà alcuni dei controllati al foglio di via, altri ancora, la maggioranza, ad una sorta di campana di vetro in cui resteranno degli osservati speciali".

Oggi i numeri dicono 161, domani chi lo sa. Perché se è vero che nuove operazioni non sono state ancora pianificate, è altrettanto vero che il modello di intervento sarà riproposto. Ad una prima fase (quella di ieri) ne seguirà una seconda e, verosimilmente, una terza.

Sono state dunque necessarie poco più di due settimane per predisporre il piano, per fissarne i criteri. Per abbozzare una qualche risposta ad una sequenza di domande scivolose proposte al ministro dagli stessi addetti agli apparati della sicurezza.

Alle porte di quali case si dovrà bussare ? Perché ? Seguendo quale profilo ? Etnico, forse ? Religioso ? Giudiziario ?

Raccontano tre diverse fonti del Viminale che sia stata una discussione non semplice. Perché la scelta politica di Pisanu è stata chiamata a misurarsi sul confine incerto che può separare il "ragionevole sospetto dalla suggestione". La prevenzione da un giudizio che anticipa e ridefinisce la soglia di "colpevolezza presunta". "Perché - sono le parole di un investigatore - quando ti dicono di lavorare su un semplice indizio, normalmente neppure sufficiente a portare un individuo di fronte a un pubblico ministero, tutto diventa molto, ma molto complicato".

Il Viminale ne è uscito individuando tre criteri. Lontani dal sistema di garanzie così come definito dai nostri codici e ancorati alla sola oggettività che può regolare una informativa di polizia. E' stato così stabilito che, per entrare nella lista degli "obiettivi" (questo il nome che l'operazione ha attribuito ai 161 stranieri di religione islamica condotti ieri nelle questure e nei comandi dell'Arma di 34 province), dovessero ricorrere da una a tre circostanze ritenute indicative di una qualche forma di "militanza radicale".

1. "Lo straniero è stato denunciato per appartenenza ad aree dell'integralismo islamico e la denuncia non ha avuto un seguito giudiziario".

2. "Lo straniero è già stato oggetto di attività di prevenzione antiterrorismo (perquisizioni, intercettazioni telefoniche preventive, pedinamenti) che ha dato esito negativo".

3. "Lo straniero è stato indagato dalla magistratura penale per reati di terrorismo in un procedimento che non ha avuto esito".

Chi insomma era entrato nell'ingranaggio penale ovvero nel cono della semplice prevenzione, per poi uscirne, ieri si è ritrovato dinanzi ciò di cui riteneva essersi liberato. Le abitazioni di tutti i fermati sono state perquisite. Materiale di ogni risma, purché giudicato di primo acchito di possibile interesse investigativo, è stato sequestrato.

Tutti i fermati sono stati condotti in questura per l'esame dei documenti di soggiorno. Chi ne era privo è stato avviato ai "Centri di permanenza temporanea" in attesa di espulsione. Chi ne era in possesso (la maggior parte) ha dovuto dare conto di "eventuali irregolarità amministrative" (su tutte, "cambi di domicilio non tempestivamente comunicati alle autorità di polizia") e, di qui in avanti, dovrà "essere reperibile" attraverso lo strumento dell'"obbligo di firma".

Messo così, il lavoro istruttorio sui 161 "obiettivi" è stato affare a suo modo semplice. Di scartoffie. I tre criteri individuati dal Viminale sono infatti quelli che determinano una schedatura di polizia. Ed è bastato allora rovesciare gli schedari di tutte le questure e di tutti i comandi provinciali dell'Arma. Ogni schedato è finito "in lista". Rimanendone esclusi solo quanti, tra gli schedati, sono ancora oggetto di inchieste della magistratura e per i quali, dunque, un fermo avrebbe significato un'anticipata discovery delle indagini nei loro confronti.

Così è andata per tutti. O, meglio, per quasi tutti. Dei 161 fermati, una decina sono nomi estratti da altri archivi che non quelli di polizia. Sono nomi che hanno ballato nelle informative del Sisde, l'intelligence civile. Anche questa, a suo modo, un'inedita torsione delle prassi di prevenzione. Che apre la porta ad una nuova routine. Che raccoglie le sollecitazioni di quanti hanno sin qui lamentato l'impossibilità di far entrare il lavoro dei servizi segreti nel circuito della "effettiva prevenzione e repressione dei reati". Una scelta di cui, da oggi, si comincerà a misurare gli effetti.

(liberamente tratto da Repubblica, 3 aprile 2004)

s.b.

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