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La classe operaia va in fumo

La classe operaia va in fumo

(8 Settembre 2011) Enzo Apicella
L'articolo 8 della manovra economica permette i licenziamenti senza giusta causa

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Basta macelleria sociale

Per un autunno di lotta e di riscatto sociale

(20 Settembre 2011)

Basta macelleria sociale

Bisogna stringere la cinghia
È l'ora dei sacrifici
Siamo tutti sulla stessa barca!!!

Queste le filastrocche bellamente ripetute da governanti, giornalisti, imprenditori, riprese da sindacati gialli e dai filistei dell'intero arco parlamentare per giustificare le misure antipopolari contenute nelle ultime manovre finanziarie.

Peccato che su questa presunta barca c'è chi brinda e beve champagne tra i lussi e le fastosità della prima classe e chi è costretto a spalare carbone per far andare l'imbarcazione.
E c'è ancora chi in caso di di collisione della nave salirà sulle scialuppe di salvataggio e chi rimarrà chiuso nella stiva e inghiottito dal mare.
Lo scenario appena tinteggiato è qualcosa di molto più reale di quanto si possa pensare.

E al di là dei rimandi cinematografici è quanto si sta delineando negli ultimi tempi.
Le misure contenute negli ultimi provvedimenti finanziari, commissionati dall'unione europea al governo italiano, sono tesi a scongiurare un'altra ipotesi greca e a contenere e far rientrare il debito pubblico italiano.
Ed è cosi che nel giro di pochi mesi si vara l'ennesima manovra finanziaria, in barba ai deliri berlusconiani sul peggio che era passato e sulla solidità del sistema Italia.

Le sollecitazioni dell'ECOFIN e della BCE che hanno costretto lo spaventapasseri Tremonti a varare una nuova misura finanziaria, sono guidate non da sentimenti di devozione e dedizione al governo italiano e ai suoi equilibri politici e sociali, ma sono l'evidenza della natura imperialista dell'unione europea e dell'importanza che rivestono gli interessi delle banche e dei grandi gruppi di affari nella tenuta del blocco europeo.
Oltre l'80% del debito pubblico italiano è infatti nelle mani di banche, fondi assicurativi, società finanziarie estere (per la maggior parte tedesche e francesi).

D'altra parte la natura imperialista del blocco europeo costruito intorno all'asse Parigi-Berlino è evidenziata della precarietà degli equilibri all'interno della stessa UE e della subalternità della maggioranza dei paesi agli interessi franco-tedeschi.

Le misure contenute negli ultimi pacchetti scaricano in pieno i costi della crisi sulle fasce sociali più deboli, graziando il blocco elettorale berlusconiano e leghista (piccola e media borghesia padana) dalle tassazione che in una prima battuta aleggiavano sulla manovra d'agosto.
Quando si parlava di tassare con un aliquota del 5% i redditi superiori ai 90 mila euro e del 10% i redditi superiori ai 150 mila euro si gridò quasi allo scandalo!!!

Perché scontentare i propri bacini di voti quando la crisi la si può scaricare sempre sui soliti noti?
Ed è così che con la complicità dei sindacati concertativi (CIGL -CISL e UIL) si deroga alla contrattazione nazionale collettiva con accordi su basi territoriali sferrando l'ultimo colpo allo statuto dei lavoratori dopo l'introduzione dell'arbitrato sulle controversie tra lavoratore e datore di lavoro (collegato lavoro 2010); si semplifica la legge in materia di licenziamenti con l'articolo 8; si blocca il pagamento del TFR; si anticipa al 2014 l'innalzamento dell'età pensionistica delle donne; si riducono le festività per i lavoratori (ritirata fortunatamente per ora l'abolizione della festa del 1° maggio e del 25 aprile).
Politiche che trovano un consenso bipartisan a centro-destra e centro-sinistra, che solo a parole si è opposto tali misure ma, che in realtà è capace di porcate ben più pesanti (Prodi e i sacrifici per rientrare nei parametri fissati da Maastrict docet).

Mentre i livelli salariali scendono impietosamente tanto da relegare l'italia agli ultimi posti nella classifica OCSE, (Il salario medio in Italia e' di 36.773 dollari, al cambio di oggi circa 26.500 euro, ben lontano da quelle di Francia: 46.365 dollari, Germania: 43.352 dollari) si inaspriscono indirettamente le misure contro i redditi con l'innalzamento dell'IVA al 21% e col congelamento delle tredicesime.

Se la crisi travolge finanche quei settori fino a ieri considerati privilegiati (ceti medi, redditi da dipendente statale), determinando una costante proletarizzazione per tali fasce, assesta d'altro canto un colpo di grazia per tutta una serie di figure sociali non garantite: precari, lavoratori a nero, disoccupati, immigrati.

Di fronte a tale stato di cose non si può più stare fermi a guardare. Ogni giorno che passa veniamo sistematicamente privati della nostra dignità, costretti ad elemosinare un qualsiasi lavoro alle condizioni più deplorevoli di fronte a sciacalli che moltiplicano i propri profitti sul nostro sudore.
Con gli artifici retorici più svariati ci impongono condizioni di vita insostenibili.
Con costanti politiche di emergenza ci costringono a sacrifici inammissibili.
Non saranno governi di larga intesa a cambiare la situazione di lavoratori, precari e disoccupati ne tanto meno ipotetici governi finto radicali segneranno il riscatto delle masse e dei settori popolari.

È ora di segnare una controtendenza rispetto all'ormai asfittica anomalia italiana.
Non è più tempo di rincorrere sindacati collaborazionisti con i loro sciopericchi di facciata.
Autorganizzazione ed indipendenza di classe le parole d'ordine che riecheggiano nelle piazze di tutta Europa e per le strade del Magreb.
Riscatto e alternativa di sistema e di potere gli orizzonti da conquistare per far fronte alla barbarie in cui ci hanno gettati decenni di politiche neoliberiste

Il 15 ottobre sarà la giornata di mobilitazione internazionale contro l'austerità e le politiche imperialiste di aggressione militare e di precarizzazione delle nostre esistenze;
Contro le finanziarie lacrime e sangue dell'unione europea, per il contenimento del debito creato da banche e da politiche antipopolari dei governi nazionali che stringono in una morsa le nostre vite già duramente segnate da saccheggi e razzie di ogni tipo (salari da fame, affitti esorbitanti, spese per scuola, sanità, trasporti, bollette...).

Una giornata di mobilitazione autorganizzata ed autonoma senza alcuna sponsorizzazione partitica o sindacale che segnerà necessariamente uno spartiacque tra l'alternanza e l'alternativa.
La sfida che abbiamo di fronte è far si che non resti una scadenza ed una piazza testimoniale ma imprima la forza per segnare un autunno di lotte e di riscatto sociale sui posti di lavoro e nei territori.

ASSEMBLEA
GIOVEDI 22 SETTEMBRE 2011 H. 18.30
PALAZZO COSENTINI OCCUPATO
P.ZZA PICCOLA - COSENZA

PUNTO SAN PRECARIO - COSENZA

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