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Prima riunione nazionale degli autoconvocati del PRC

(2 Aprile 2004)

All'indomani della grande manifestazione per il ritiro delle truppe dall'Irak e per la pace in Medio Oriente, si è tenuta a Roma la prima riunione nazionale degli autoconvocati di Rifondazione Comunista.

All'incontro erano presenti, oltre agli autoconvocati di Roma e del Lazio, compagne e compagni di Milano, Parma e Napoli, mentre alcuni problemi tecnici hanno impedito l'annunciata partecipazione di compagni da Torino e dal Veneto. Il dibattito è stato approfondito e a tratti anche difficile, in particolare di fronte alla questione del congresso straordinario, che per alcuni appare una richiesta troppo "etichettata" dall'associazione Progetto Comunista, il che rischia di far apparire gli autoconvocati come una sorta di copertura della stessa associazione, allontanando così compagni vicini ad altre aree del PRC. A conti fatti, però, si è registrata una diffusa consapevolezza del carattere comunque straordinario di un congresso che - a detta di tutti - verrà anticipato al prossimo novembre e affronterà questioni oggettivamente straordinarie, a partire da quella dell'esistenza stessa di un partito della rifondazione comunista. Quello che segue è il resoconto, forzatamente, parziale, di un'assemblea interessante e partecipata, pervasa dalla consapevolezza dell'estrema difficoltà del momento ed anche della sua pericolosità. Un dibattito vero, lontanissimo dalle liturgie, dai tatticismi e dal burocratismo che caratterizzano la dialettica interna al PRC.

L'introduzione di Germano Monti, del CPF di Roma, ha ribadito i tre elementi fondamentali delle autoconvocazioni: assolutizzazione della nonviolenza e revisione liquidatoria del Novecento, indifferenza verso la necessaria democrazia interna e accreditamento presso i salotti buoni del centrosinistra sono elementi inscindibili l'uno dall'altro, per cui la critica deve dispiegarsi sul complesso della svolta di Bertinotti e del gruppo dirigente.

Per Fulvio Grimaldi, del CPF di Roma, l'iniziativa degli autoconvocati potrà essere dirompente se continuerà a caratterizzarsi come una rivolta unitaria della base del partito, e per questo sarebbe necessario evitare i richiami al congresso straordinario. Grimaldi ha poi proposto la stesura di un documento degli autoconvocati prima della fondazione del partito della Sinistra Europea. Nel suo intervento, Grimaldi ha ricordato che l'attuale gruppo dirigente non commette errori di linea, ma persegue lucidamente un progetto politico, un po' come avvenne con il gruppo dirigente di Lotta Continua nella prima metà degli anni 70; quello proposto da Bertinotti non è un cambiamento di linea, ma lo svuotamento del partito, fino alla cancellazione di ogni riferimento al socialismo. La nonviolenza serve per essere accettati da borghesia, Confindustria e imperialismo come elementi atti a governare. E' necessario, quindi, interloquire con quei compagni che, riproducendo una cultura presente nel vecchio PCI, pensano a passaggi tattici della segreteria. Bisogna formulare un documento che espliciti queste cose e ragionare su iniziative che sensibilizzino i militanti del partito.

Letizia Mancusi, del CPN, ha osservato che si rischia di produrre un documento di basso profilo, poiché esistono posizioni politiche diverse e difficili da sintetizzare, portando ad esempio la posizione dell'area de l'Ernesto sugli accordi con il centrosinistra. La richiesta unificante è quella della democrazia in un partito che vede i militanti ridotti al ruolo di propagandisti in campagne elettorali decise dall'alto e impossibilitati ad esprimersi. Letizia Mancusi ha anche ricordato che la questione del congresso straordinario è stata posta da Progetto Comunista molti mesi fa, quando non era assolutamente in previsione l'anticipazione del congresso a novembre 2004, il che è avvenuto probabilmente anche a causa della tornata elettorale della primavera 2005. Sulla Sinistra Europea, il doppio tesseramento voluto da Bertinotti significa che si rischia un congresso inquinato da truppe cammellate, dato che lo stesso segretario si è vantato al CPN delle richieste di iscrizione anche collettive e organizzate che arrivano al nuovo partito. Bisogna quindi tenere fermo il carattere di straordinarietà delle modalità con cui si svolgerà il congresso, rivendicando un regolamento democratico, che valorizzi la partecipazione degli iscritti e che sia il congresso del PRC, non quello della sezione italiana di un altro partito che si chiama Sinistra Europea. In realtà, ha continuato Letizia Mancusi, più che di congresso straordinario, bisogna parlare di un congresso vero, sempre ammesso che si tenga veramente a novembre. Infine, è stata proposta un'iniziativa visibile di dissenso in occasione della fondazione del partito della Sinistra Europea il prossimo 8 maggio a Roma, in difesa del partito e per impedire che si cancelli la presenza politica di un partito comunista.

Dopo l'intervento di una compagna di Operai Contro, è intervenuto Mario Tommasi, del PRC di Rieti, che non condivide le posizioni espresse da Grimaldi sul congresso straordinario, sostenendo che il PRC è in mano ad un ceto politico e ad un gruppo dirigente che bisogna mandare via. Il motivo delle autoconvocazioni è che il partito, di fatto, non c'è e proprio per questo motivo dobbiamo imporre un percorso congressuale che permette il dibattito e la partecipazione. Tommasi è intervenuto anche sull'iniziativa della Federazione romana di deferire gli autoconvocati al Collegio di Garanzia, invitando a replicare collettivamente ad eventuali azioni disciplinari, dicendosi poi d'accordo con iniziative di contestazione della nascita del partito della Sinistra Europea.

Gina Morichelli, del circolo S. Lorenzo di Roma, ha sostenuto la necessità di un documento politico, anche sintetico, per discutere con i compagni nei circoli e da inviare anche a Liberazione, chiedendone la pubblicazione. La compagna ha anche fatto notare come nei circoli vi siano compagni che dicono cose simili a quelle che diciamo noi oggi, ma nel concreto fanno cose molto diverse.

Roberto Catalano, del CFG di Roma, in premessa ha sottolineato come le autoconvocazioni siano da considerarsi un luogo tematico sull'autoriforma del partito e, come tale, garantito dallo statuto del partito. Il congresso a novembre è ancora sul livello del "si dice"; probabilmente, vi sarà un'accelerazione dopo le elezioni europee. Per quanto riguarda il documento, va concepito come un trampolino di lancio per il dibattito della base, oltre le correnti, perché esiste l'esigenza diffusa di uscire dalle logiche correntizie.

Laura Bergamini, del Comitato Politico di Parma, ha parlato della "sperimentazione" in atto nella sua città, dove da alcuni mesi la segreteria è composta da compagni della minoranza e degli emendamenti (dell'Ernesto, n.d.r.), con i bertinottiani fuori dal gruppo dirigente. A Parma si cerca di far funzionare la Federazione, e l'iniziativa di Roma, cioè l'autoconvocazione, è stata accolta molto favorevolmente. Un documento che raccolga i punti essenziali - che non sono pochi, né poveri - è necessario. Il problema di metodo esiste perché si vuole liquidare il partito, quindi la necessità che abbiamo è quella di liquidare il gruppo dirigente attuale del PRC. E' necessaria un'azione visibile di contestazione sul partito della Sinistra Europea, che serva sia a noi che ai comunisti degli altri Paesi. Il congresso ci sarà e dobbiamo lavorarci, rivendicando regole e modalità diverse da quelle precedenti, con il doppio obiettivo di rivitalizzare la base e smuovere le correnti. Le correnti, appunto, dovrebbero sforzarsi di mettere da parte le divisioni, sospendendo tatticismi e schematismi.

E' poi intervenuto un compagno del circolo romano di Cinecittà, che ha invitato a rilanciare l'iniziativa sociale del partito. A seguire, Alessio Vittori, del CPF di Roma, ha criticato gli interventi che spiegavano la necessità di non entrare nel merito delle questioni politiche, limitandosi a porre questioni di democrazia e di metodi. Per questo ha esortato a costruire iniziative tematiche e ad organizzare momenti di discussione su Sinistra Europea, nonviolenza, ecc. spiegando che è, attraverso il coinvolgimento dei militanti in queste discussioni, che si può cercare di combattere frontalmente il processo di liquidazione del partito. L'attacco contenuto nell’odg votato al cpf (che chiede un intervento degli organismi di garanzia) è politico e sulle questioni politiche si deve rispondere. Come esempio di una possibile iniziativa tematica da organizzare, Vittori ha portato la questione della cosiddetta spirale guerra/terrorismo, enunciazione che fa scomparire la possibilità delle mobilitazioni rivoluzionarie delle masse che pure stanno avvenendo in tutta l’America Latina.

Marco Stefanini ha comunicato di essersi dimesso dalla Direzione della Federazione di Tivoli. Stefanini ha osservato che nei congressi si vota sempre per partito preso, con scarsa considerazione per contenuti e regole. La battaglia va data nei circoli e nei comitati politici. Un documento politico è necessario, non solo sul metodo, e per il congresso dobbiamo organizzarci per affrontarlo, aumentando l'iniziativa degli autoconvocati, oltre gli schieramenti di corrente e superando le logiche da orticello.

Per Claudio Lorenzoni, della Direzione romana, le autoconvocazioni devono avere il coraggio di analizzare spietatamente quello che è diventato il PRC, perché è da qui che si parte per cambiare i rapporti di forza. Dopo le europee, dovremo fare un grosso lavoro per raggiungere più compagni possibile. Dobbiamo allargare la platea della consapevolezza e nel documento deve essere chiaro il punto della cacciata dell'attuale dirigenza. Per quanto riguarda l'eventuale azione disciplinare, la risposta dovrà essere una autodenuncia di tutti i compagni e le compagne che rifiutano questi metodi autoritari e antidemocratici. Un altro compagno di Parma ma di nazionalità greca, Giorgio, ha premesso di aver militato per 20 anni nel KKE per 6 nel PRC, comunicando di essersi deciso a riprendere ora la tessera del partito perchè la posta in gioco è altissima: abbiamo di fronte la prospettiva della liquidazione del partito comunista, la cosa peggiore non è perdere una battaglia, ma non combattere. Le diverse aree critiche del partito dovrebbero individuare il nemico e colpire unitariamente, perché la vittoria di questo gruppo dirigente anticomunista sarebbe la fine del PRC. Ricorrendo alla metafora, Giorgio ha detto che, essendo carnivoro, non avrebbe senso se facesse il segretario di un circolo di vegetariani, e questo discorso vale anche per Bertinotti. E' necessario un documento che metta in chiaro il livello dello scontro politico e ribadisca la necessità di un partito comunista per i lavoratori, i giovani, i popoli in lotta, che scelgono loro i mezzi da impiegare. I comunisti sono al fianco della lotta armata dei Colombiani, altro che nonviolenza! Dobbiamo dare visibilità politica agli autoconvocati, informare i compagni che non si tratterà di un congresso ordinario. Tutte le Federazioni devono sapere che gli autoconvocati si stanno organizzando.

Peppe, giovane comunista di Napoli, ha fatto notare come l'accelerazione sia iniziata a partire dal V congresso. Per esempio, i Giovani Comunisti si trovarono ad aderire al cartello dei Disobbedienti senza alcuna discussione ed oggi è paradossale che proprio il PRC non sia fra i contestatori della presenza di Fassino al corteo contro la guerra. Gli autoconvocati stanno esprimendo una resistenza inaspettata del corpo del partito. Dobbiamo costruire prassi politica identificata in alcuni punti, quali la resistenza sul punto della nonviolenza religiosa e assoluta, la questione del partito (strumentalmente contrapposto al movimento), le ipotesi interclassiste, il richiamo ad una vera alternativa di società, in senso socialista. Questo deve essere il nostro minimo comune denominatore. L'operazione di Bertinotti è simile a quella operata da Fini con il pellegrinaggio a Tel Aviv: è l'Ulivo che vuole l'abiura del PRC per concedere qualche ministero, quindi il nostro NO deve essere rivolto all'opzione strategica della ricomposizione con il centrosinistra. Il documento, infine, dovrebbe assumere la forma di un manifesto degli autoconvocati contro la nuova Bolognina; quanto al congresso, iniziamo a prepararlo sin da ora.

Roberto Santi, del PRC di Milano, ha evidenziato lo stato di frustrazione di molti compagni, ormai convinti che il loro contributo non serva a nulla. Dobbiamo far capire che è possibile costruire qualcosa di diverso, a partire dai punti su cui si può trovare un accordo. Bertinotti è in difficoltà, per questo vuole accelerare il congresso; sta a noi delineare proposte credibili per l'intervento nei conflitti sociali.

L'ultimo intervento è stato quello di Eugenio Gemmo, del CPF di Roma, che ha ribadito la necessità di rigenerare e ricostruire il partito e, dunque, di affrontare il congresso.

Al termine della riunione - protrattasi per più di quattro ore - sono stati delineati i passaggi successivi: stesura del documento, che verrà inviato ai vari indirizzi per discuterlo e completarlo prima della sua diffusione; organizzazione, per la metà di aprile, di un incontro a carattere seminariale sull'attualità del diritto di resistenza; promozione, in tutte le scadenze del 25 aprile, della continuità ideale fra la Resistenza e le attuali lotte li liberazione in Irak, Palestina, ecc.; organizzazione della contestazione della fondazione del partito della Sinistra Europea. E' stata avviata una sottoscrizione per sostenere le iniziative autoconvocate, soprattutto per la comunicazione, attualmente limitata ad una piccola mailing list e alla disponibilità di alcuni siti internet, come Arcipelago e Il Pane e le Rose, decisamente troppo poco per raggiungere i moltissimi compagni e compagne interessati alle proposte degli autoconvocati: è disponibile il conto corrente postale n. 47209002, specificando "autoconvocati" nella causale del versamento. Per contatti, scrivere a autoconvocatiprc@virgilio.it .

Fonte

  • href="http://www.arcipelago.org/PRC/prima_riunione_nazionale_degli_a.htm" target="_blank">http://www.arcipelago.org

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