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Giustizia e libertà

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(20 Febbraio 2011) Enzo Apicella
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Allora Milosevic aveva ragione!

(6 Aprile 2004)


Dopo l’occupazione del 1999, le truppe NATO in Kosovo hanno consentito ai reazionari della KLA (UCK) di cacciare dal Kosovo alcune centinaia di migliaia di Serbi, Ebrei, Rom (Zingari) e di altre nazionalità, praticando gli incendi dolosi, l’assassinio e le azioni intimidatorie. Molte di queste persone hanno trovato rifugio in Serbia. I reazionari della KLA hanno anche perseguitato gli Albanesi di idee progressiste.

“In Kosovo non sono rimaste più minoranze etniche di qualche importanza.Dal 1999 sono fuggite 220.000 persone,” questo ha dichiarato di recente il portavoce dell’UNHCR (Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati) in una conferenza stampa a Ginevra. Dall’inizio dello scatenarsi della violenza di questo mese, più di 4.000 Serbi hanno abbandonato le loro case. (Reuters,19 marzo)

Il 16 marzo, quattro ragazzini Albanesi sono stati travolti dall’impeto del fiume Ibar, nel Kosovo. Solo uno di loro è sopravvissuto.
La prima storia che emergeva da questo fatto accidentale asseriva che i bambini erano stati inseguiti e cacciati nel fiume da alcuni giovani Serbi con i loro cani. Ma il 18 marzo, a Pristina, Derek Chappell, un portavoce delle autorità di occupazione delle Nazioni Unite (UNMIK), dichiarava ai media che questo in via definitiva non corrispondeva al vero, che il sopravvissuto all’annegamento aveva riferito ai suoi genitori che lui e i suoi amici da soli erano entrati nel fiume e subito erano stati inghiottiti dalla violenza della corrente. Chappell asseriva che forze organizzate avevano usato la menzogna per scatenare virulenti attacchi contro le popolazioni Serbe della regione.

Veniva riferito che 24 persone erano state uccise e 500 ferite negli scontri, quasi tutti della popolazione Serba. Venticinque chiese Serbo Ortodosse e monasteri erano stati incendiati e quasi 400 case date alle fiamme.(ITAR-TASS,22 marzo)

Alcuni funzionari ONU e Occidentali venivano autorizzati a dichiarare che l’incidente doveva essere inteso come la provocazione ad uno scontro per conseguire la separazione del Kosovo dalla Serbia. Tale separazione avrebbe costituito una violazione agli accordi del 1999.

Non sarebbe stata la prima volta che veniva fabbricato un incidente per giustificare lo scontro. Nel gennaio 1999, la KLA e l’ufficiale Statunitense William Walker avevano conclamato che la morte di un gruppo di combattenti della KLA nel villaggio Kosovaro di Racak doveva intendersi invece come un massacro di civili. Il “massacro di Racak” era stato usato per giustificare la guerra della NATO contro la Jugoslavia, che gli USA e la Germania avevano appoggiato come un intervento “umanitario”. (N.d.T.: non è trascurabile il ruolo dell’Italia in questa “guerra umanitaria”, visto che molti bombardieri partivano dalle basi in Italia, come Aviano!)

Quest’anno, l’anatomopatologa Finlandese Helena Ranta, che aveva condotto le indagine legali relative al caso Racak, dichiarava al Berliner Zeitung del 17 gennaio che erano stati uccisi anche elementi delle forze di sicurezza Serbe e che non vi era alcuna prova che i corpi dei morti che lei aveva esaminato fossero di civili o che fossero stati sottoposti ad esecuzioni sommarie.
Alla fine di luglio 1999, la Albright per la prima volta visitava il Kosovo. A Pristina aveva parlato ad "una folla enorme stipata nella piazza centrale della città. La gente, fra cui c’erano molti profughi ritornati, era vestita con costumi nazionali Albanesi mescolati con maglioni dei Chicago Bulls. ... Allora ho detto, 'Noi dobbiamo appoggiare il Tribunale per i crimini di guerra, che metta sotto accusa per la pulizia etnica e gli assassini devono pagare e Slobodan Milosevic deve rispondere dei suoi crimini.' La folla urlava sempre più forte." Dalla autobiografia della Albright, p. 425.

Dopo aver parlato a Pristina, il Segretario Albright si era diretta al "monastero Serbo Ortodosso di Gracanica, il mio stato d’animo era di preoccupazione e di amarezza. Ero andata a visitare il monastero per incontrare il Patriarca Artemije Radosavljevic ed altri leaders religiosi Serbi. Il Patriarca si era opposto radicalmente ai bombardamenti della NATO. Quando lo avevo incontrato a Washington prima della guerra, egli mi aveva messo in guardia che un confronto militare sarebbe stato un disastro. Ora mi mostrava i dipinti delle chiese distrutte, raccontandomi degli attacchi fatti sui Serbi, e mi esprimeva il suo timore che tutti i Serbi potessero abbandonare il Kosovo. Io gli espressi che questa conseguenza era l’opposto di quello che io desideravo; che i portatori di pace della NATO e l’ONU avrebbero fatto il possibile per assicurare a questo popolo una sicurezza certa.Il Patriarca rispose che se i Serbi fossero stati cacciati via, questo avrebbe provato che Milosevic era nel giusto. Mi dichiarai d’accordo." Id. p. 426.
Ora, quattro anni più tardi, la violenza è in aumento costante e più di 250.000 Serbi sono stati costretti ad andarsene dal Kosovo.
Secondo il testo del Segretario Albright, si ha la prova provata che Milosevic era nel giusto!

Curzio Bettio - Soccorso Popolare di Padova

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