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La Grecia è già fallita, ma alla Troika non basta. Continuano le proteste di lavoratori e studenti

(3 Ottobre 2011)

anteprima dell'articolo originale pubblicato in www.radiocittaperta.it

La Grecia è già fallita, ma alla Troika non basta. Continuano le proteste di lavoratori e studenti

foto: www.radiocittaperta.it

03-10-2011/13:31 --- Il Governo greco e i capi della famigerata troika - composta da commissione europea – Fmi e Bce - hanno alla fine raggiunto un accordo preliminare sul programma che prevede il taglio di 30mila dipendenti pubblici in cambio della concessione di un ‘prestito’ da 8 miliardi. Per convincere la troika, Atene ha dovuto promettere, oltre alla riduzione del numero degli stati del 20% entro il 2015, anche di introdurre nuove tasse e di ridurre i salari dei dipendenti pubblici rimanenti. Ma la troika proprio questa mattina ha fatto sapere che non basta, e che il governo di Papandreou deve operare ulteriori tagli per aggiudicarsi una ulteriore tranche di ‘aiuti’ che non farà altro che approfondire l’indebitamento del paese e trascinarlo verso il baratro. La richiesta di Ue e Fmi, d’altronde, non è poi molto diversa da quanto la Bce ha chiesto all'Italia nella lettera inviata al Governo lo scorso 4 agosto.

Ormai è chiaro a tutti che, nonostante il massacro sociale in corso da anni, la Grecia non riuscirà a raggiungere gli obiettivi di bilancio previsti per l’anno in corso e per il 2012, “concordati” con Ue e Fmi per il proprio presunto salvataggio. La Grecia prevede ora un deficit dell'8,5%, contro la stima precedente del 7,6%. Il Pil è atteso in calo del 5,5%, molto al di sotto delle previsioni precedenti. Anche il debito pubblico, la riduzione del quale ha giustificato una macelleria sociale senza precedenti in Europa, non calerà, anzi: nel 2012 il debito dovrebbe salire al 173% del PIL (dal 162% stimato per quest'anno).

Ieri dal ministro delle Finanze greco è arrivata un’altra dichiarazione choc: per cercare di pareggiare i conti e obbedire agli ordini dell’UE il governo taglierà altri 6,6 miliardi di spesa pubblica. 30mila lavoratori del settore pubblico verranno messi in mobilità dal 1 gennaio prossimo, per un anno. Riceveranno solo il 60% di un già magro stipendio, e se dopo un anno non troveranno una ricollocazione all’interno della pubblica amministrazione - eventualità impossibile visti i tagli draconiani - verranno licenziati. Altri 100 mila faranno la stessa fine entro il 2015.

Per due giorni a decine di migliaia hanno assediato il parlamento, nonostante le cariche e le violenze spesso gratuite della polizia schierata a difesa dei deputati rinchiusi nel palazzo a tramutare in legge i diktat delle banche e dei poteri forti europei. Sette tra ministeri e sedi pubbliche erano stati picchettati o occupati da gruppi di lavoratori rendendo difficile ai rappresentanti della troika la loro missione ad Atene. Anche gli studenti e gli insegnanti si sono uniti alla mobilitazione: sabato erano 600 le scuole e le facoltà universitarie occupate in tutta la Grecia contro i ricatti dell’Unione Europea e nello specifico contro l’eliminazione di migliaia di corsi e di classi e contro un progetto di aziendalizzazione dell’istruzione ordito anche questo a Bruxelles. Mentre venerdì ad Atene manifestavano decine di migliaia di dipendenti pubblici i sindacati paralizzavano anche gli uffici del fisco, con i lavoratori che minacciano di bloccare la riscossione delle tasse e di far saltare così tutto il meccanismo. Anche i lavoratori della società elettrica promettono di boicottare la riscossione del nuovo balzello sulla casa appena introdotto dai socialisti. «Nessun consumatore ha firmato con la compagnia elettrica Deh un contratto che prevede il pagamento di tasse attraverso la bolletta» denunciano i sindacati. «E' disumano tagliare la luce a chi non ha soldi per pagare la tassa. I lavoratori di Deh saranno al fianco di chi soffre”. Ma i dipendenti dell’azienda elettrica pubblica devono nel frattempo anche difendere il proprio posto di lavoro dal piano di privatizzazione e smembramento appena deciso da Papandreou.

La disoccupazione a fine anno toccherà quota 30%, i fallimenti di aziende ormai non si contano più, la povertà si espande a macchia d’olio. A decine di migliaia i giovani greci stanno emigrando in Australia, in Canada ed in Nord Europa. La rabbia popolare può esplodere da un momento all’altro. La disobbedienza civile appena intrapresa – il movimento ‘Non pago’ fa sempre più proseliti - potrebbe presto trasformarsi in rivolta vera e propria. Uno dei prossimi obiettivi della protesta potrebbe diventare la Chiesa Ortodossa che, incredibilmente, è stata completamente esentata dal pagamento della nuova tassa sugli immobili che anche i disoccupati e i nullatenenti sono obbligati a pagare. Gli enormi introiti ricavati dalla Chiesa greca attraverso i suoi hotel, i suoi negozi e i suoi terreni continueranno ad essere esentasse.

Intanto il mese appena iniziato sarà caldissimo: proseguono anche oggi gli scioperi dei dipendenti del settore dei trasporti pubblici che protestano contro le riduzioni del personale e degli stipendi decisi dal governo. Oggi fino alle 17 é sospeso il servizio degli autobus perché ad Atene, in queste ore, si svolge un'assemblea nazionale dei dipendenti dei trasporti. Tra oggi e domani sono previste riunioni di quasi tutte le centrali sindacali per decidere i modi in cui proseguire la protesta. Per mercoledì prossimo 5 ottobre é stato confermato lo sciopero generale proclamato dall'Adedy, il sindacato dei dipendenti pubblici, al quale parteciperanno pure i controllori di volo. Il 19 ottobre si replica con un altro sciopero generale.

Marco Santopadre, Radio Città Aperta

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