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Al Qaeda

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(14 Settembre 2012) Enzo Apicella

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    SIRIA, RARA FLOR E LE SUE SPINE (e un paio di contributi)

    (11 Ottobre 2011)

    anteprima dell'articolo originale pubblicato in fulviogrimaldi.blogspot.com

    SIRIA, RARA FLOR E LE SUE SPINE (e un paio di contributi)

    foto: fulviogrimaldi.blogspot.com

    Difficile combattere un nemico che ha teste di ponte nel tuo cervello. (Sally Kempton)
    Che mortificazione... chiedere a chi ha il potere di riformare il potere. Che ingenuità.(Giordano Bruno)
    Egli (Obama) risulterà in termini di libertà civili il presidente più disastroso della nostra storia. (Jonathan Turley, giurista della George Washington University)

    Tocca alla Siria? Tocca alla Siria! Potete immaginare che le belve necrofore del Finanzkapital perdano l'occasione, ora che hanno messo la sordina all'apocalisse libica, di distrarre le proprie popolazioni vampirizzate e finalmente in rivolta in mezzo Occidente (tra cui un migliaio di città e cittadine Usa) con una nuova campagna per la "salvezza dei diritti umani e l'avanzamento della democrazia" in Siria"? No, non potete. Anche perché, se non vi fossero bastati i mattatoi allestiti dalle élites Nato, con l'aiutante di campo Obama, in Afghanistan, Iraq, Yemen e Somalia, a strapparvi dagli occhi le fette di prosciutto marcio delle "verità" diffuse dagli embedded di destra, centro e sinistra, dovrebbe essere stato sufficiente il martirio della Libia libera, giusta e invincibile. Un martirio tuttora in atto e i cui responsabili sono stati smascherati in tutta la loro nefandezza da una resistenza di popolo che ha del sovrumano: 8 mesi di tempeste di morte Nato, di terrorismo sanguinario del brigantaggio assoldato tra Al Qaida, satrapi del Golfo e vendipatria bulimici di ladrocinio, settimane di assedio alle città resistenti Sirte, Beni Walid e a tutto il Sud, con taglio genocidio dei rifornimenti vitali, linciaggi di massa... e qual è l'esito? Che le forze coalizzate di 27 paesi tra i più potenti del mondo, con sul terreno i migliori squadroni della morte Nato ("Forze speciali"), a guidare marmaglie capaci solo di esercitare il loro sadismo necrofago sugli inermi, "controllano" alcune città in cui continuano a erompere ribellioni e spuntare bandiere verdi, si frantumano e azzannano tra di loro per il bottino, constatano davanti a sé una nazione che li costringerà, come l'Afghanistan, come l'Iraq, come lo Yemen, come la Somalia, a svenarsi per anni in una partita invincibile. Mentre il costo dei loro macelli si abbatte sui propri popoli, sempre più deprivati e sempre più incazzati, che accendono focolai sotto i loro banchetti da un continente all'altro, addirittura nella pancia del mostro.

    Occorreva urgentemente un diversivo. L'attacco quasi in contemporanea a Libia e Siria avrebbe dovuto nel giro di un paio di settimane, come dicevano gli Stati Maggiori, completare la normalizzazione della colonia "Grande Medio Oriente" dall'Atlantico al Golfo Persico, consentendo poi di ripulire, ricorrendo al pretesto dei soliti reparti coperti Al Qaida, gli uranici e petroliferi Algeria e Sahel, Corno e Controcorno strategici tra Somalia e Yemen, e di stroncare definitivamente una "primavera araba", che si conta già sterilizzata altrove. Una primavera araba, peraltro, che aveva radici profonde nelle rivoluzioni laiche, antimperialiste, socialiste, di Libia e Siria, sopravvissute e vittoriose fin da lontani decenni del secolo scorso. Dopo si sarebbe pensato a sistemare l'Iran, ultimo contrafforte islamico sovrano tra Usa e Cina. E invece, ecco che ovunque li troviamo impantanati nella melma di un mercenariato imbelle e inaffidabile, aggrediti da masse non violente ma incontenibili, mentre inciampano a ogni passo nelle imboscate di popoli armati e hanno la credibilità planetaria fatta a pezzi dalla rozza iattanza delle loro bugie. Bugie chiare, se non agli intossicati sospesi nel nulla culturale della "comunità internazionale", 7% scarso dell'umanità, al restante 93% latinoamericano, africano, asiatico. Urgente era dunque spostare lo sguardo dei renitenti nelle Piazze Tahrir, fiorite in mezzo mondo, sul solito nemico esterno. Non da noi, dove il tessuto delle menzogne ha imbavagliato e mummificato le "sinistre" di ogni risma, e l'occhio, che doveva guardare agli oceani di sangue e alle vette di eroismo di là dal breve mare, se lo sono pugnalati da tempo, ma ovunque, pur accendendo fuochi nelle piazze dell'Impero, si insistesse a recitare novene ai "diritti umani" e si alimentassero ceri sotto il simulacro "Democrazia".

    Il nemico esterno Siria, speranzosamente affidato alla solita compagnia della bella morte Fratelli Musulmani, carta di ricambio Usa, invasata di furori religiosi e bulimica di soldo e di burka, fornita dai quartieri generali in Arabia Saudita, Egitto, Giordania, Qatar, destra libanese e dall'arlecchino turco, non dava segni di collasso. Ci si era illusi che sarebbe bastata qualche strage perpetrata dagli infiltrati armati, qualche eccessiva reazione di Bashar El Assad, per far sgomberare il campo al Baath e poi collocare nei palazzi di Damasco quelli dell'ennesimo Consiglio Nazionale Rivoluzionario, i pitbull ben addestrati al morso e all'obbedienza nei lunghi anni alla greppia di Londra e Washington. Non ha funzionato niente e la Siria libera è più in piedi che mai. Fin dai primi giorni di marzo ha dovuto vedersela con gruppi armati, prima nelle roccaforti islamiste di Deraa, Homs e Hama, poi altrove, ma sempre in aree contigue alle basi estere di rifornimento, che sparavano su manifestanti di ogni indirizzo e sulle forze dell'ordine. A ottobre saranno 500 i militari e poliziotti uccisi e oltre 1000 i civili. Il popolo siriano ha reagito con adunate oceaniche a supporto del proprio Stato e governo, Assad ha offerto dialogo, revisioni costituzionali, elezioni, richieste fatte dalla stessa opposizione e, come in Libia, sistematicamente ridicolizzate e rifiutate su ordine di servizio Nato. A ribellione armata di terroristi eterodiretti ha risposto con repressione armata. Arricciate il naso? Mettiamo che in un'Italia antifascista liberata dai partigiani, la Germania nazista spedisca a far casino arnesi mercenari del neofascismo internazionale. Cosa dovrebbe fare lo Stato? Avesse voluto il cielo, o chi per lui, che Gheddafi avesse risposto così ai quattro scalzacani di Bengasi, anziché ordinare alle guarnigioni e alla polizia di non aprire il fuoco sugli attaccanti! Sarebbe finita prima che un soloTornado venisse tirato fuori dall'hangar di Sigonella. Soffriva di corruzione l'amministrazione siriana? C'erano familismo, privilegi di casta, prevaricazioni? E chissenefrega. Nel senso che chi siamo, noi nella latrina, per lanciare merda? C'è un popolo, degli ininterrottamente aggrediti, che stia meglio dopo l'arrivo dei liberatori occidentali? Che non stia spaventosamente peggio? Chi ha più sangue sulle mani, Assad e Gheddafi, o Obama, Bush, Cameron, Blair, Sarkozy, Prodi-Berlusconi con i loro quasi 40 concittadini morti in Afghanistan appresso alle migliaia da loro ammazzati, con il quarto posto conquistato nella classifica dei boia della Libia?

    SIRIA, RARA FLOR E LE SUE SPINE (e un paio di contributi)

    foto: fulviogrimaldi.blogspot.com

    Alla televisione siriana appaiono arsenali di armi sequestrate ai "ribelli", tra esse un carico di mitragliatrici e bombe a mano provenienti dall'esercito israeliano e sequestrate a Homs, riprese di cecchini che tirano sulle manifestazioni, i doganieri libanesi che bloccano decine di trasporti di armi per i mercenari. Fucilatori catturati video- e audio-rivelano i loro mandanti e la loro missione. Tra i mandanti eccelle Saad Hariri, ex-premier filoisraeliano e filo-saudita del Libano, detronizzato dall'opposizione nazionale, figlio di Rafiq. Ma, come è risaputo, la "voce dell'altro" non si ascolta, è per definizione indegnamente falsa. Non è stato così con Milosevic e la voce dei serbi, con Saddam e la voce degli iracheni, con i Taliban e la voce degli afghani? Sono ominicchi, scarsamente umani. E questo da un mondo dove madonnine di gesso lacrimano sangue e genocidi vengono definiti "interventi umanitari". Date un'occhiata a http://www.youtube.com/watch?v=13xy37BulPI&feature=share e ascoltate le confessioni di un oppositore sulle matrici e i trombettieri del tentativo di destabilizzazione della Siria.

    Tutto iniziò con l'uccisione a Beirut, nel febbraio 2005, di Rafiq Hariri, politico, trafficone, speculatore edilizio,fiduciario dei wahabiti sauditi, della Francia e di Israele. Un'operazione-provocazione di chiarissima marca Mossad. Ma da quelle parti non si guarda mai. Un giudice tedesco corrotto, e perciò installato dall'ONU alla testa della Commissione d'Inchiesta, finì nell'onta e nel ridicolo quando la Siria esibì testimoni che giurarono di aver mosso false accuse su suggerimento della commissione e quattro generali libanesi "complici" dovettero essere rilasciati perché del tutto estranei. Arrivò a presiedere il tribunale Antonio Cassese, già distintosi all'Aja per aver presieduto la mostruosità giuridica atlantica contro i serbi e Milosevic. Istruito per la bisogna, Cassese cambiò bersaglio e, nel 2009, fantasioso come sempre, incolpò dell'attentato Hezbollah. Hezbollah non solo aveva, un paio di anni prima, gettato nell'onta e nel ridicolo il quarto esercito più potente del mondo, cacciandolo Tsahal dal Libano e riconducendolo nel suo ambito di fucilatore di bambini con sassi, ma ora era arrivata a essere la forza condizionante nella nuova coalizione di governo. Che, infatti, insiste a votare contro ogni ulteriore vessazione ONU alla Siria. Colpire Hezbollah significa togliere una spina dal fianco di Israele, spina che parte da una pianta con forti radici in Siria. E poi anche Hezbollah è primavera araba, che lo sappia o no.

    SIRIA, RARA FLOR E LE SUE SPINE (e un paio di contributi)

    foto: fulviogrimaldi.blogspot.com

    Non potevano mancare le associazioni umanitarie nella nuova fase della campagna di Siria, le stesse che avevano spalancato ai missili il cielo della Libia. Nuova fase sollecitata non solo dalla necessità di piazzare una vittoria grossa sulla bilancia dei tanti fallimenti e delle tante turbolenze interne, ma anche dal ristagno della "rivolta", dalla progressiva pacificazione, dalla crescente irrisione riservata da opinioni pubbliche non decerebrate ai grossolani photoshop di Al Jazira e media al traino. Manipolazioni che moltiplicavano per cento i manifestanti barbuti, dalle dimostrazioni pro-Assad facevano sparire cartelli, foto, striscioni, per attribuirle all'opposizione, e altri trucchetti di chi prende per allocchi proprio tutti. Human Rights Watch, quella dello speculatore sionista George Soros, e Amnesty International, quella del Gheddafi che bombarda la sua gente e a Bengasi tutti i neri vengono riveriti con collane di fiori e alimentati a cannoli, subito in prima linea: Assad deve andarsene (in perfetto sincronismo con Hillary e Obama), fosse comuni, diserzioni di massa, violenze inaudite, carri armati che schiacciano i ribelli. Per ora mancano gli stupri, ma ovviamente non le torture ai carcerati. Sulle chilometriche sequenze televisive di terroristi che sparano su folla e polizia, sulle ammissioni del proprio mercenariato dei prigionieri, sulle ripetute manifestazioni di massa contro la Nato e per Assad, sugli ambasciatori dei capifila Nato Francia e Usa che vanno a sostenere e indirizzare i terroristi a Hama, silenzio di tomba. La "voce dell'altro" deve essere soppressa.

    SIRIA, RARA FLOR E LE SUE SPINE (e un paio di contributi)

    foto: fulviogrimaldi.blogspot.com

    Al Jazira

    Si ripropongono, con ripetitività stucchevole ma valorata dai media embedded, balle sesquipedali con, al solito, i protagonisti più convincenti, donne e bambini, alla Neda, alla Sakineh, alle due Simone. Bambini ammazzati, donne mutilate e decapitate. C'è voluta la statunitense Associated Press per far precipitare la macchina propagandistica nella voragine del grottesco. Della 18enne Zeinab Al Hosni s'era cercato di fare una nuova Neda (quella finta ammazzata nell'eversione della rivoluzione colorata in Iran)l. Il Campidoglio e altre vetrine umanitarie stavano già allestendo gigantografie della vittima da appendere sul muso dei dubbiosi, nelle articolesse delle ginocrate e sui vessilli Nato. La povera Zeinab, pasionaria della "rivoluzione", "Fiore della Siria", secondo le inconfutabili fonti di "attivisti" (sempre loro) e di Amnesty, era stata incarcerata a luglio da agenti della sicurezza di Damasco, poi brutalizzata, mutilata e, infine, le avevano tagliato la testa. Sua madre l'avrebbe riconosciuta nell'orbitorio e l'avrebbe trovata seviziata e decapitata. Infame operazione finalizzata a ricattare suo fratello oppositore. Pistola fumante, segno di una decimazione di famiglie di insorti da punire con le sevizie di qualche innocente ? Magari, non fosse che, mercoledì 5 ottobre, una furibonda Zeinab compare alla tv di Stato, nega tutto, si scaglia contro i media falsi e bugiardi e racconta che era fuggita di casa perché abusata dal fratello. Con tale Miriam Giannantina a Damasco, corrispondente del "manifesto" che, dall'inizio delle manifestazioni, percorre la palude di menzogne in cui sguazzava a Bengasi e a Misurata il collega Liberti, dello stesso quotidiano "comunista". Come dubitare delle sue denunce degli orrori di regime appresi tutti esclusivamente da "attivisti", "comitati dei diritti umani", pensatori dell'opposizione?

    SIRIA, RARA FLOR E LE SUE SPINE (e un paio di contributi)

    Consiglio Nazionale Siriano a Istanbul - foto: fulviogrimaldi.blogspot.com

    SIRIA, RARA FLOR E LE SUE SPINE (e un paio di contributi)

    foto: fulviogrimaldi.blogspot.com

    L'operazione "Fiore della Siria" dovrebbe mutarsi in gramigna, non fosse per la complicità o la dabbenaggine della maggioranza dei main stream media. Lo sputtanamento della pistola fumante non arriva che a pochi occhiuti in internet. La voce dell'altro non esiste.Tocca comunque rimediare, incalzare. E' così pochi giorni fa, si spara a Mashaal Temmo e se ne ferisce gravemente il figlio. Assassino ignoto, ma bersaglio dall'alto valore aggiunto: moderato e pacifico critico del governo e portavoce di "Futuro Curdo", organizzazione del milione della minoranza curda, e, soprattutto, inflessibile oppositore di ogni ingerenza straniera, politica o militare, nel processo di cambiamento. Aveva boicottato i vari congressi di fuorusciti siriani che, sotto gli occhi carezzevoli degli ambasciatori Usa e francese, inventavano in Turchia, finanziati da Qatar, Arabia Saudita e Usa, successivi "consigli nazionali", in rissa tra di loro e con le forze all'interno, ma tutti ansiosi di essere riconosciuti dai futuri padroni coloniali come "governi provvisori". Lo stesso copione del mescione di mercenari islamici, laici, liberisti, razzisti, rigurgitato a Bengasi e di cui assistiamo ora, a Tripoli, alla conta a fucilate. Le finalità sono le stesse dell'eliminazione di Hariri in Libano: addossare l'omicidio alle autorità siriane e, per sovrappiù, eliminare dalla scena un'imbarazzante uomo politico curdo disposto al dialogo, suscitando nel contempo la sollevazione della minoranza curda contro Damasco. Collaudata tattica della sedizione e della frantumazione etnica e religiosa. L'emittente guerrafondaia degli Emirati, Al Arabiya, pregusta il bottino pubblicando mappe di una Siria divisa in piccoli stati confessionali (altre mappe aeree, con indicati i siti militari e industriali in Siria da una manina misteriosa, ovviamente destinate ai comandi Nato, sono state fatte circolare in Internet). Siria come le schegge di bantustan palestinesi, fatte passare per Stato all'ONU dal quisling Abu Mazen. Non sembra funzionare: Omar Aussi, leader dell'Iniziativa Nazionale Curda in Siria, non ci mette niente a denunciare il complotto contro la Siria eseguito con mercenari armati.

    Ma per meglio conoscere coloro cui l'Occidente assegna il lavoro del regime change nel proprio paese (vedi foto sopra), ecco qua qualche capobastone del Consiglio sbocciato all'ombra di Erdogan ("nemico" di Israele, ma anche nemico del nemico di Israele): Bassma Kodmani, fuoruscita in Francia, collegata alla Fondazione Ford, specialista del sostegno a insorti filoccidentali, di cui ha diretto il settore Medioriente e Nordafrica, consigliera per la cooperazione internazionale al Consiglio Nazionale Francese delle Ricerche, organizza progetti israelo-palestinesi; Mohamad Abu Ramadan, dell'Istituto Aspen (cupola del Finanzkapital), Gruppo per la Strategia Mediorientale (nel quale convivono politici e uomini d'affari Usa, israeliani e palestinesi), diretto da Kissinger e Madeleine Albright; Abdulbaset Seida, docente all' Hudson Institute, l'ente che raccoglie l'estrema destra sionista neocon. Come si vede, gente che ai colonialisti sui blocchi di partenza offre le migliori garanzie per arrivare a tagliare il nastro. Tutta gente che per i siriani conta quanto per i napoletani la discarica di Chiaiano.

    Già, i soliti mercenari armati che non glie la fanno perché hanno contro la stragrande maggioranza di una popolazione che non ne vuol sapere della globalizzazione alla Wall Street e di un regime atlantista che svenda il paese, rinunci al Golan e riconosca lo "Stato degli ebrei", disperdendo nei consigli d'amministrazione della BP e della BCE la propria sovranità e, nel deserto, mezzo milione di profughi palestinesi e un milione di rifugiati iracheni. E allora, visto che ormai la favoletta dei "manifestanti non violenti", tipo Primavera araba risulta assai stazzonata, ecco che si passa alle "diserzioni in massa dall'esercito", si inalbera un generale siriano fellone e gaglioffo a Istanbul, Riad al Asaad (attento a non fare la fine dello sprovveduto generale libico Abdelfatah Yunis, fatto fuori dai Fratelli!) e si crea, contro l'ennesimo "mostro sanguinario", Assad, la Free Syrian Army. Con un esercito "regolare" di liberazione al posto dell'ineffettuale soldataglia islamista, e con magari con il culo in un borgo di "Siria liberata", ci si può far chiedere l'inesorabile intervento umanitario per salvare i civili sterminati dal Rais. Siamo a questo punto. E guardate che l'universo mondo rilancia la bufala di una "Syrian Free Army" costituita dalle migliaia di militari che avrebbero disertato, il che ne farebbe un esercito regolare, quello siriano "vero", democratico, patriottico, facile da riconoscere e far riconoscere da ONU e Nato. Per poi rispondere, senza scrupoli legalitari, alla sua invocazione di "aiuti umanitari occidentali per salvare i civili dalle brutalità di Assad". In effetti si tratta semplicemente del brigantaggio mercenario raccattato tra insoddisfatti integralisti o ultraliberist interni e tra i miliziani di pronto intervento dei Fratelli musulmani, salafiti, wahabiti, ascari della Nato e delle dittature plutocratiche del Golfo stanziati in Medio Oriente e dovunque la Cia collochi unità di Al Qaida. Mentre, secondo l'intelligence israeliana, al Quartier Generale della Nato si stanno allestendo piani per i primi passi militari in Siria e vi si inizia a riversare grandi quantità di armi con cui affrontare carri armati ed elicotteri, a Bruxelles e ad Ankara si lancia una campagna per assoldare migliaia di volontari islamisti da tutto il mondo musulmano. All'esercito turco il compito di fornirgli le basi e di addestrarli.

    Russia e Cina, ammaestrati e spaventati dalla lezione che la loro ignavia gli ha inflitto in Libia, ora cancello spalancato sull'Africa con cui scambiavano a reciproco vantaggio, hanno posto il veto a una risoluzione del CdS Onu per nuove sanzioni con licenza di invadere, essendosi finalmente resi conto delle implicazioni geostrategiche e geopolitiche, sia della soppressione delle primavere arabe autentiche, come da tempo consolidate in Siria e Libia, sia della loro progressiva esclusione da un'area centrale per i loro investimenti, i loro rifornimenti energetici, l'equilibrio economico e militare planetario. Per noi, e oggettivamente, questa decisione assume anche un valore etico, la resistenza alla devastazione culturale, ambientale, umana; politico, massi gettati tra gli stivali in marcia dell'imperialismo; sociale, il rafforzamento di centri di resistenza ai predatori del Finanzkapital e del liberismo ultrà; "militare", nel senso della sinergia con le forze popolari lapidotate, in rivolta contro questo Finanzkapital e le sue guerre interne ed esterne. Comunque, non facciamoci troppe illusioni. Come in precedenti occasioni, Jugoslavia e Iraq, la Francia in Libia, ai mazzieri Nato non gliene calerà molto del Consiglio di Sicurezza. Se non riusciranno, con modi vari, a trascinare Russia e Cina al voto, risponderanno con mezzi collaudati: qualche grossa provocazione dei Fratelli musulmani a Damasco o al Cairo, strage da attribuire ad Assad, un aereo civile sacrificabile, anzi, sacrificando come quello dei Navy Seals, prodi assassini di un Osama bin Laden defunto di diabete 10 anni prima, esploso per mano siriana, magari sopra Lockerbie (sono ripetitivi, mancano di immaginazione, ci voleva uno Steve Jobs, o un Kissinger). L'intervento umanitario avrà lo stesso consenso di centro-destra-sinistra che si ebbe grazie ai neonati strappati dagli iracheni dalle incubatrici del Kuwait, alla strage di civili fatta da Milosevic a Racak nel Kosovo,ai cecchini dell'Ira sui tetti della Domenica di Sangue a Derry, alla US Navy attaccata dai vietnamiti nel Golfo del Tonchino, ai polacchi che sparavano sul popolo di Hitler, a Pearl Harbour, alle stesse Torri Gemelle. Tutta roba, tranne la patacca di Hitler, fatta o manipolata in casa dai gemelli Cia-Mossad.

    SIRIA, RARA FLOR E LE SUE SPINE (e un paio di contributi)

    foto: fulviogrimaldi.blogspot.com

    Ma chi è questa Siria su cui si apprestano a calare i barbari della "civiltà superiore"? Il cuore del Medioriente, l'elemento di contagio progressista verso i feudi reazionari della regione, la spina dorsale di una resistenza palestinese non corrotta dai ladroni dell'ANP, il retroterra strategico e politico del Libano (tutte aree già della Grande Siria, prima degli spezzettamenti coloniali). Decapitarla vorrebbe dire togliere all'Iran da distruggere il vallo di difesa meridionale, omogeneizzare un Mediterraneo Nato da un capo all'altro, avvalersi del 60% delle risorse energetiche mondiali, estromettere i rivali e futuri nemici russi e cinesi da un pezzo del loro raccordo anulare esterno. Ma la Siria è anche un paese bellissimo, con genti evolute, gentili, solidali e ospitali, ricco di patrimoni archeologici e culturali antichi di millenni, moderatamente benestante grazie a un'amministrazione pubblica dei beni strategici, petrolio, acqua, territorio e a una distribuzione della ricchezza che, se anche fosse minata da fenomeni di corruzione, sta a quella dei paesi vicini filoccidentali come un tappeto del Beluchistan sta a una stuoia di canapa.. Mantiene aspetti di autoritarismo nel quale, accanto al Baath laico e socialista, fondato dall'anticolonialista a forte influsso marxista, Michel Aflaq, liberamente scelto dalla maggioranza della popolazione (quella le cui manifestazioni Al Jazira trasforma in proteste contro il regime), sono tollerati partiti, come il comunista, o il nasseriano, che non contraddicano l'ideologia di fondo dell'antimperialismo, dell'antisionismo e di un'accettabile giustizia sociale. Giustizia sociale resa tanto più ardua dall'aver accettato e nutrito, accanto ai 450mila palestinesi (che ci si augura non assumino la posizione scellerata e opportunistica contro Gheddafi di quasi tutte le organizzazioni palestinesi dell'interno), oltre un milione di rifugiati dall'Iraq stuprato. E'. l'autoritarismo, imposto, come nell'Iraq di Saddam, da un assedio nemico che dura ininterrottamente dal giorno dell'indipendenza nazionale dalla Francia(1946) e, in escalation, da quando il Baath ha preso il potere nel 1963. Tentativi di strangolamento economico, aggressioni e furti di territorio israeliani, terrorismo israeliano contro installazioni industriali e omicidi mirati, proliferazione di agenti, spie, destabilizzatori "colorati", demonizzazioni mediatiche, complotti eseguiti da rinnegati come il narcotrafficante Rifaat Assad, esiliato all'estero, o come Abdel Halim Khaddam, già vicepresidente, divenuto a Parigi, dove vive in una villa regalatagli da Hariri, una delle carte di ricambio del colonialismo. E' il solito discorso, valido per Cuba, per l'Iraq di Saddam, per la Libia, per lo Zimbabwe, per tutti gli Stati nel mirino del predatore imperialista: meglio lasciare, in omaggio alle celebrate "libertà individuali", che corpi tumorali manovrati da fuori si innestino nel corpo della società, o meglio guardarsene al fine di portare avanti un discorso che concorra al benessere e alla sovranità di tutto un popolo? Detto al netto della realtà assolutamente virtuale delle nostre "libertà individuali", della nostra democrazia: meglio tirare su muri di Berlino.

    Non sarà, l'assetto siriano, democratico nel senso di come abbiamo ereditato (e poi svuotato) la democrazia dalla rivoluzione francese, o degli Stati Uniti del Patriot Act, con il più alto numero di detenuti e di poveri del mondo avanzato, o dell'Italia di Bersanisconi e dei diktat della BCE. Ma è sicuramente più democratico di tutti i paesi della regione, a partire dalle satrapie del Golfo che tengono il loro popolo per personale di servizio, e più socialista, più antisionista, più antimperialista di tutta la Lega Araba. E' più che sufficiente per schierarsi.

    SIRIA, RARA FLOR E LE SUE SPINE (e un paio di contributi)

    foto: fulviogrimaldi.blogspot.com

    SIRIA, RARA FLOR E LE SUE SPINE (e un paio di contributi)

    foto: fulviogrimaldi.blogspot.com

    Il Wall Street Journal , organo della cupola criminale capitalfinanziaria bellica, prevede: "Il successo dei libici influenza la potenzialmente più importante ribellione in Siria... Già ci sono i segni che la Libia offre ispirazione ai ribelli che tentano di rovesciare Assad". Le sanzioni inflitte alla Siria, unilateralmente o tramite istituzioni come l'ONU e la UE, lo tsunami in crescita della propaganda e delle bugie sono impressionantemente simili a ciò che prepararò l'assalto alla Libia e, prima, a Serbia, Afghanistan e Iraq. Ma il Wall Street Journal farebbe bene a guardarsi dall'incendio scoppiatogli sotto il culo e che sta bruciando ragioni capitalimperialiste un po' dappertutto negli Usa e in Occidente. E Bruxelles e il Pentagono si dovrebbero chiedere fino a quando il sangue succhiato ai loro anemici sudditi per affogare nel sangue popoli riluttanti non farà apparire un'armata planetaria di zombie che, a forza di numeri e di pietre, sbaraglino i necrofori del dollaro, dell'euro e degli F16. L'idolatrato Steve Jobs, che ha sostituito i rapporti umani con l'atomizzazione sociale e i vuoti fisici, ha consigliato ai giovani "abbiate fame e siate dementi". Non ha ancora raggiunto il successo totale. Siamo tutti zombie, non ci va la fame, i dementi siete voi e vogliamo mangiare carne imperialista. Viva la Siria!

    Fulvio Grimaldi

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